DIO E IO
- Gilberto

- 5 mag
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Superstizione e paura, incomprensione e speranza: ogni cultura umana definisce le divinità a propria immagine e somiglianza, oppure la religione è parte sistemica di ogni forma di potere strutturato?
In un ormai antico film in bianco e nero, “Il Potere” di Augusto Tretti, la nascita del potere veniva attribuita ad un fulmine che cadeva in un villaggio tribale arrostendo un pollo, e alla rapida presa di possesso del pollo ancora fumante da parte di un selvaggio che si nominava Sciamano, interprete della volontà e della potenza del fulmine.
Il terrore suscitato dal fulmine attribuiva potere al suo autoproclamato rappresentante.
Il film era caustico, sarcastico, irriverente, divertente, una specie di Kusturica ante litteram grezzo e in bianco e nero, ma poneva in evidenza la nascita del potere attraverso la paura dell'ignoto e il bisogno di sicurezza.
Per millenni Potere e Religione sono andati a braccetto e ancora oggi in non poche contrade non si fa troppa differenza tra potere temporale e spirituale, definendo così comportamenti, atteggiamenti, usanze, norme e leggi che ai nostri occhi laici appaiono terrificanti e liberticidi.
Non intendo però con questo scritto raccontare la storia del potere o delle religioni ma piuttosto porre una domanda semplice: la “spiritualità” è appresa o originaria?
Le domande che gli umani si pongono relativamente all'incomprensibilità della morte, fastidiosissimo elemento con cui bisogna imparare a confrontarsi, sono le stesse sotto ogni latitudine. Altrettanto la meraviglia umana davanti all'immensità del cosmo, del firmamento, degli spazi, o alla complessità della vita organica.
Non disponendo di conoscenze adeguate per millenni l'umanità ha attribuito a Dio le varie competenze relative alla creazione, spingendosi poi ad affermare alla medesima costruzione ideale implicazioni morali o scelte di appartenenza tribale in grado di premiare una tribù o un'etnia rispetto ad altre diversamente credenti.
Sorge allora il sospetto che l'appartenenza comune ad una stessa religiosità, la condivisione del rito come pratica collettiva, sia elemento centrale nella definizione di una coesione culturale e sistemica così come di un controllo sociale espresso individualmente, necessari al potere politico per la sua propria affermazione e espressione.
Costantino Imperatore, si dice, attribuì al cristianesimo il ruolo di religione imperiale nella speranza che il “senso del peccato”, il “senso di colpa”, il terrore dell'inferno nella sua eternità caratteristici del cristianesimo fossero elementi sufficienti a “controllare il popolo” mediante la presenza di un rappresentante di Dio per ogni villaggio, riducendo i costi eccessivi derivanti dal controllo militare.
Così la religione diviene “controllore interiore della morale individuale”, risultando fondamentale al potere per il controllo della popolazione.
La minaccia della sofferenza eterna per molti fu argine sufficiente a reprimere impulsi, tentazioni, desideri, ovvero azioni che se poste in essere avrebbero potuto alterare il delicato equilibrio dei rapporti sociali, delle relazioni e, in definitiva, della gestione politica della società.
Ritengo, nella mia ignoranza, che l'avere per secoli affermato un'educazione gestita da personale religioso e l'avere accettato di avviare l'insegnamento delle forme religiose fin dalle prime fasi dell'apprendimento, definisca un “imprinting” difficilmente superabile nelle fasi successive della vita, fasi in cui il messaggio originale dell'imprinting viene persistentemente reiterato e rinnovato affermandosi nella mente della maggioranza come “verità”.
Ritengo inoltre, sempre in virtù dell'ignoranza, che le religioni, in particolare quelle monoteiste, abbiano screditato e impedito nei secoli la conoscenza scientifica al puro scopo di impedire che la conoscenza riducesse la paura dell'ignoto, diminuendo così, parallelamente, il potere esercitato dalla struttura religiosa.
Ritengo infine, proprio in quanto ignorante, che la Teologia abbia disperatamente cercato di sovrapporsi e sotituirsi alla Filosofia nel tentativo di affermare una Verità assoluta in grado di garantire il potere dei teologi rispetto al Dubbio persistente proposto dalla filosofia, dubbio pervasivo, quello filosofico, con cui anche il Potere viene posto in discussione.
Si dice che la Psicologia con la definizione di Ego, Es e Super-Io abbia reinterpretato la tripartizione del divino cristiano, e a tutti è nota l'aspra polemica esistente e persistente tra cattolicesimo e psicoanalisi non sopportando la Chiesa la laicizzazione delle relazioni di controllo esercitate dal Super Io rispetto alle intemperanze egocentriche dell'inconscio, relazioni che una volta laicizzate definiscono una consistente perdita di potere in capo alla struttura religiosa.
Paura e Meraviglia sono caratteristici dell'umanità, e la conoscenza serve a ridurre la prima così come ad esaltare la seconda. Il Dubbio serve ad approfondire, la Verità assoluta annichilisce.
Ma il Dubbio è irriverente e contestatario mentre la Verità è confermativa e obbediente.
Ecco perché ritengo non esista una spiritualità originaria ma piuttosto si tratti di argomento appreso, di un codice morale definito dalla necessità di coesione e controllo sociale, instillato nelle giovani menti attraverso il Bastone della Paura e la Carota della Speranza.
Ora serve più filosofia, serve più critica, serve più conoscenza.
Serve uscire dal senso di colpa e di ipocrita meschinità talmente cattolici da costringere Nietzsche a scrivere l'Anticristo, serve trovare un nuovo modello di coesione attraverso la Ragione e il Diritto, serve promuovere una Filosofia della Consapevolezza individuale che molti apparentano al buddismo, serve affermare una partecipazione del singolo al Tutto di cui siamo parte liberandoci dalla paura, dall'indottrinamento strumentale, dall'oppressione della coscienza.





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