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IL RACCONTO DEL TEMPO

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Per comprendere la Storia a volte bisogna affrontare Linguaggi diversi.

Se il '700 vive di Memorie personali ma soprattutto di quella Pittura che insieme con l'Architettura disegna i canoni dell'aristocrazia europea, l'800 inventa il romanzo come forma estesa di informazione e descrizione della nuova società industriale e borghese, quella descritta da Zola e da Proust, da Dostoevskij a Thomas Mann, da Tolstoij a Kafka, da Elias Canetti a Joyce, da Musil a Brecht.

Ma il secolo successivo scompagina ancora il linguaggio attribuendo la comunicazione di massa e la rappresentazione di se stesso alla Fotografia, al Cinema e alla Televisione: linguaggi simili, basati sull'immagine, ma estremamente differenti per struttura e complessità organizzativa.

Così oggi non pochi si domandano che fine abbia fatto la figura dell'Artista e quella dell'Intellettuale che sembrano scomparire nell'immenso frastuono delle immagini scrollate sul palmare e non si sofferman adeguatamente su ciò che la Rete consente, ovvero l'estrema popolarizzazione della Comunicazione e della Rappresentazione, nei secoli precedenti consentite solamente alle categorie dominanti e alle figure loro rappresentanti.

Il Linguaggio rappresenta e definisce lo "spirito del tempo": se ieri si manifestava il vedutismo del Canaletto oggi si affermano i Selfie, se ieri la società si rappresentava nei Buddenbrook di Mann o nell'Uomo senza Qualità di Musil ecco che oggi si definisce in un Post, sostituendo la ponderosità del lavoro singolo con l'estensione estensiva dell'apporto collettivo.


Koyaanisqatsi

Siamo così passati dal racconto individuale, pittorico o narrativo, fotografico o filmico, del passato, sorta di racconto didattico e morale, vicenda dotata di un principio e una fine strutturata all'interno di canoni estetici definiti, ad una rappresentazione collettiva in cui l'apporto di ognuno contribuisce a definire la visione d'insieme, parcellizzata all'ennesima potenza ma forse anche per questo fortemente suggestiva.

Il racconto del mondo diventa così caleidoscopico, ricordando un po' alla lontana quel film sperimentale che dà titolo a questo capitolo e che con frame rapidissimi e ridottissimi esercitava una formidabile azione di spettacolarità sulle magnificenze del pianeta.

Ma una rappresentazione del mondo da tutti partecipata attraverso e grazie alla rete web non definisce altro che un'istantanea permanente, perde il connotato di racconto, di espressione, in quanto racconto, di una continuità e di un'etica iscritta, di una morale di riferimento.

La rappresentazione del mondo non è più “narrazione” e neppure “descrizione” bensì constatazione e come tale si svincola da canoni estetici, da linguaggi stereoripati o definiti a monte consentendo ogni forma di contributo, persino di quelli irreali e immaginifici proposti attraverso l'elaborazione grafica generata dall'Intelligenza artificiale.

Dobbiamo allora domandarci se la semantica proposta attraverso l'elaborazione dell'intelligenza artificiale corrisponda ancora ai canoni descrittivi o non sia piuttosto una pura forma di interpretazione, forma capace di costruire un nuovo modello di Arte Visiva definita in prevalenza dai simbolismi offerti, non diversamente da quella che fu una certa arte medievale, come quella di Hyeronimous Bosch, carica fino all'eccesso di simbologia esoterica, e dobbiamo riflettere sul senso del simbolico all'interno della rappresentazione collettiva dato che da sempre il Segno e il Simbolo definiscono il Senso della comunicazione adottata.

Utile domandarsi se in questa nuova prospettiva la rappresentazione mantenga, rispetto al passato, la funzione didattica e morale e come quella funzione venga percepita e acquisita dal pubblico osservatore: quella che stiamo osservando è la trasformazione tecnologica della comunicazione, dei mezzi, dei sistemi, delle tecniche e dell'etica della comunicazione. La transizione da modello individuale (l'artista, lo scrittore, il regista) al modello collettivo (la stampa siete voi, Elon dixit) stravolge e ricompone i modelli semantici tradizionali, al momento ancora in modo confuso e sperimentale ma certamente teso a definirsi per quanto possa essere definito un progetto privo di contorni verificabili e confini determinati.



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