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LA QUARTA EFFE

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 16 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Nell'antica città oggi divenuta ambita metropoli per razziatori di metri cubi e profughi da prestigiosi yacht club emiratini, chi avesse sostato o trafficato nella Loggia della Prima Effe, quella dei Mercanti, degli usurai, degli avi dei banchieri, la Effe della Finanza, si sarebbe trovato con l'osservare verso oriente la Seconda Effe, quella dell'iconico quasi gotico zampillante di guglie, turbinio marmoreo di un Duomo Virgo dicatum ove la Fede, si dice, alberghi mentre ad occaso si staglia la Terza Effe, la Forza delle milizie, del potere terreno, del castellano, degli armigeri, che con la sua mole cela allo sguardo un Arco a sua volta simbolo di Forza e di Potere.

A due passi dalla Prima Effe, quasi baricentrica rispetto alle prime Tre Effe ecco la Quarta Effe, destinata a mitigare ansie e crucci di tutti, ad assorbire tensioni usuraie, a dispensare riposo agli armigeri, a solleticare il senso del peccato nei prelati e a risolverlo, doverosamente e finalmente, nei fedeli. Un'Effe suddivisa in blondei sepali, di improbabile transalpina origine, e in carnosi petali abbronzati dal sole del meridione, tra loro divisi dalla linea retta dell'arte che in Brera assume forma d'assoluto.

La Quarta Effe, sia detto, ai metropoliti e metropolitani d'ogni tempo appare come Verità Ultima, inevitabile approdo e mèta, oggetto di gioia e tormento, al punto da essere raffigurata persino in una Porta d'accesso urbana, quella Porta Tosa in cui l'effige definisce una pulzella nell'atto di sollevare la gonna ed esibire il Fiore, c'è chi dice per costume locale, indicando così il rione come luogo d'accoglienza all'amore profano, c'è chi sostiene un gesto atto a distrarre gli armigeri ostili che si accingevano ad assalire l'amata urbe, teoria questa tanto patriottica quanto improbabile ma come tale persino accettabile.

Tutto ciò per dire, per affermare e per indicare, come la Quarta Effe giochi, e sempre abbia giocato, un ruolo fondamentale all'interno dei poteri urbani, e per conseguenza nell'immaginario popolare, nelle sue canzoni, nel teatro dialettale, al punto da trasformare le sue più disinvolte portatrici in artefici di incontri, scambi, convenienze, favori, accordi, trame, connivenze, poteri un tempo di essenziali mogli e di ambiziose cortigiane, oggi accentrati in persone non più deleganti, non più affiancanti ma esse stesse praticanti il difficile mestiere del Potere.

Sulla Quarta Effe la Seconda Repubblica del Biscione fondò le relazioni di scambio, le cene eleganti, le relazioni pericolose, i favori onerosi senza poter immaginare che poco oltre nel tempo altre portatrici avrebbero travolto quella repubblica in un confronto duro, dialettico, politico , strutturale teso ad affermare una Nuova Repubblica basata sulla Prima Effe di Finanza, come proposto dalla Briantea, o forse conseguente all'esistente, propalazione dei vizi antichi, come aggressivamente manifestato dalla Coatta, assurta al Potere quasi per caso ed ora in vista del baratro ignominioso della dimenticanza che ben altri poteri assorbì nel passato recente.

La Briantea gestisce il Potere della Finanza e gode del supporto della Fede di rito ambrosiano, la Coatta del popolo annaspante, del mediocre aspirante borghese, di vasti strati di quell'invisibilità affermata dal pubblico servizio, di trembondi pensionati spaventati dalla propria ombra scura.

La Briantea disegna con pazienza il nuovo assetto, un Grande Centro col Biscione in mezzo; la Coatta preme sull'acceleratore che in pedaliera è sempre a destra, pronta persino a compromettersi con chi dal suo cestello ruba alimenti.

È una guerra tra Effe, una guerra di lunga durata, di posizione, di corrosione, di logoramento.

Noi, ormai estranei all'attrazione fatale che la Quarta Effe manifestò nei tempi trascorsi, osserviamo l'agone, lo scontro, il torneo che definirà il modello sisitemico e sociale del prossimo decennio nella consapevolezza dell'insignificanza maschile e del nuovo corso del potere che assegna al Fiore scettro, trono e spada.


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