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TRUMPATA E ABBANDONATA

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 17 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

Mentre “a Pariggi voleno gli stracci” e l'Unione è sempre più aggrovigliata, a Roma non si sa più a quale santo votarsi, ora che persino Confindustria ha girato le spalle al governo.


A Parigi volano stracci pesanti, talmente pesanti che per tutta la giornata di un giorno infausto per definizione, venerdì 17, è calato un pesante silenzio stampa su argomenti, clima, discussione, materia del contendere tra i soggetti apicali (usque tandem?) della politica continentale.


Apicali e traballanti

Macron è il presidente più traballante della storia di una repubblica presidenzialista, talmente inviso al suo popolo da non venire nemmeno più citato dai suoi contestatori: e quando l'avversario ti ignora sei politicamente finito.

Starmer, il britannico, traballa pure lui, trascinato nei gorghi dello scandalo Epstein che si va ampliando ulteriormente nella perfida Albione che nulla perdona ai suoi governanti fin dai tempi di Riccardo senza Terra.

Sanchez si è sfilato: la Spagna persegue una sua strategia politica, ha fatto pace (e accordi a non finire) con la Cina, sull'Ucraina nicchia e traccheggia, insomma non contate su di noi.

Merz e VonderWoman sognano in pangermanesimo, la Kallas reclama il ritorno della Prussia.

Giorgia, rea di aver dato spago e corda all'insostenibile Trump, ora con quelle stesse funi potrebbe, secondo i mal pensanti, fare un cappio, infilarci la zucca e saltare, politicamente parlando, dallo sgabello mettendo fine all'agonia italiana e all'incertezza europea.


Il fascino del Maschio Alfa

Giorgia, si sa, è stata prima trumpata e poi abbandonata, e come troppo spesso accade le colpe del misfatto ricadono su chi troppo facilmente, poco accortamente e senza protezioni adeguate si concede al bullo di passaggio, confondendo il Maschio Alfa di turno con un radioso futuro di comprensione, affetto e sintonia.

I Maschi Alfa sono sempre gli stessi: prendono quello che hanno a portata di mano e poi se ne liberano, atteggiamento che in politichese forbito si definisce come “ 'na botta e vvia!”.

Ora però i danni provocati dall'innamoramento politico giorgiano stanno appesi al groppone nazionale.


I Conti e l'Oste

Industria a scartamento ridotto, tecnicamente ormai recessa da almeno un semestre.

Conti pubblici messi così bene da avere superato la Grecia in quanto a Debito Pubblico, portandoci in testa alla classifica dei Paesi più indebitati.

Export appesantito dai dazi USA con scarse possibilità di sostituzione del parco clienti.

Bilancio nazionale aggravato dalla bislacca idea di armarsi fino ai denti, proprio noi che ripudiamo la guerra persino nella Costituzione.

Ore di Cassa integrazione moltiplicate, e il Presidente di Confindustria che si lascia sfuggire un “così non si va da nessuna parte” piuttosto esplicito.

Confcommercio, organizzazione storicamente priva di idee che tira a campare organizzando fiere e corsi di formazione finanziati, che recita il Mantra del Tagliare le Tasse, come se tagliare le tasse ai negozianti (che già prima le tasse le evadevano e adesso vorrebbero proprio non sentirne parlare) servisse a fermare lo tsunami avviato dal commercio online che dei negozi di vicinato fa strage.

Le altre Conf (Esercenti, Artigianato et similia) sono troppo impegnate per comprendere come sopravvivranno per affermare qualcosa: si limitano a risparmiare il fiato cercando di tenere la testa fuori dall'acqua.

I tagli a Sanità e Istruzione sembrano passare inosservati, tanto felpati sono i passi di una sistemica trasformazione che tende a privatizzare il privatizzabile lasciando privi di servizi i ceti meno abbienti.

Ma soprattutto è apparso l'Oste che reclama il pagamento dei conti in sospeso: l'Energia è senza un piano, senza un progetto e quella che c'è è a costi inarrivabili.

Carburanti a costi proibitivi, tanto che Trasportatori e Pescatori annunciano un lungo sciopero, talmente lungo che a qualcuno torna in mente quel 1973 cileno quando il Golpe venne lanciato dallo sciopero permanente dei trasportatori.

Ora il mondo guarda a Salvini, ricordandogli che il Ministro dei trasporti è lui (anche se forse se ne è scordato) e che oltre all'idea di militarizzare i trasporti e la pesca potrebbe emergere dal coma ministeriale e produrre qualche idea, sempre che ne abbia.


Di Ponte in Ponte

Intendiamoci, non che agli altri membri dell'Unione vada meglio: il panico serpeggia in tutte le cancellerie, ma a Giorgia si imputa il fatto di aver preso lucciole per lanterne, di avere minato l'unità posticcia europea per inseguire sogni di gloria in qualità di Pontiera transatlantica, di avere sostenuto insieme con Orban politiche talmente filotrumpiane da risultare quasi filoputiniane e, nel contempo, di aver visto crollare i ponteggi dell'auspicato ponte transatlantico in costruzione.

Se il Ponte che non c'è tra USA e UE è argomento di politica estera, quello minacciato sullo stretto di Messina terremota la credibilità dell'esecutivo in politica interna, domandandosi il popolo ignorante con quale criterio davanti a un dissesto nazionale che sottrae servizi ai contribuenti si regalino miliardi di Euro (acquisiti dalle tasse pagate dai contribuenti) a mafie e cosche costruttrici e movimentatrici di terra, regine, come noto, nell'aggiudicazione di appalti, subappalti, gare e licitazioni private.


L'abbandono

Bibò Donaldo Trump, ovviamente, fa gli interessi suoi e del suo partner Bibì Netan Yahoo: bombardano, assaltano, invadono, mitragliano, rapiscono, ammazzano, sequestrano in nome della Democrazia economica che è democratica solo quando fa gli interessi statunitensi.

La colpa di Giorgia è che non avendo idee ha pensato di accodarsi a chi di idee pareva averne, finendo triturata nell'assenza di idee e da un certo massimalismo avventuriero finanziario e paleocristiano, roba da cowboy e predicatori della prateria, che trumpone incarna alla grandissima.

Ora Giorgia è sola, abbandonata dall'UE e dal suo pubblico che, lentamente ma ostinatamente, inizia a voltarle le spalle sull'onda di una delusione che, alla prova dei fatti, si dimostra incontenibile. Non solo nessuna delle promesse elettorali è stata rispettata, ma l'incompetenza dimostrata dal suo esecutivo si è rivelata strutturale, incapace di affrontare le dinamiche che si sono, nel frattempo, sviluppate.

E il segnale referendario è stato solo il primo, potente avvertimento.


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