top of page

DALLE TERMOPILI A HORMUZ

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 6 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Leonida lo Spartano fermò l'immenso esercito persiano alle Termopili.

Oggi la nuova Persia ferma il mondo allo stretto di Hormuz: carburanti, fertilizzanti e autostrade digitali sono a rischio, mentre il tempo rallenta come nel Deserto dei Tartari di Buzzati. Quanto conta la Strategia del Tempo nel conflitto ?



Agosto 480 avanti cristo, più ora meno: l'immenso esercito di Serse non riesce a superare l'imbuto geografico del passo delle Termopili e un manipolo di spartani guidati da Leonida si sacrifica per la libertà della Grecia.

Così racconta la Storia e, soprattutto, il noto film 300 che più o meno tutti hanno visto se non altro per lustrarsi gli occhi con fisicacci maschili niente male.

Ora la questione si ripropone: un passaggio stretto viene bloccato e mette in difficoltà mezzo mondo, anzi tre quarti.

Nei panni di Serse oggi c'è Trump, che prepara l'attacco via terra, che ha trasferito l'ennesima porta aerei per supportare l'attacco, che dispone del più grande e armato esercito planetario e del supporto, lo dice lui, nientepopodimeno che di Dio.

Sul fronte opposto gli sconfitti di duemilavinquecento anni fa che della sconfitta hanno fatto tesoro e con armi leggere si predispongono a combattere il gigante muscolare.

Nel frattempo bloccano il petrolio, il gas, i fertilizzanti e minacciano di tagliare i cavi sottomarini in cui passano tutte le transazioni finanziarie del pianeta collegando Arabia e India proprio sui fondali dello stretto di Hormuz.

Un eventuale taglio dei cavi manderebbe in crisi la finanza di tre quarti di mondo ma non sposterebbe di un millimetro la condizione iraniana che si prepara ad offrire all'Occidente un futuro prossimo composto da costi insostenibili, crisi energetica, crisi agroalimentare e un ritorno a carta, penna e calamaio in caso di danni alle autostrade digitali sommerse.

Così narrano le vicende trasmesse dai notiziari, mentre tende a passare sotto silenzio la questione a mio avviso più rilevante: la Strategia del Tempo.


Drogo e il Deserto dei Tartari

L'orizzonte era sempre uguale. Da dove la minaccia avrebbe dovuto palesarsi non si muoveva nulla, e intanto trascorrevano le settimane e i mesi, e ancora gli anni.

Trump, in una delle sue uscite, ha affermato di “avere tempo” e di “non avere nessuna fretta”, aggiungendo poi che “in Vietnam gli USA sono rimasti diciotto anni”, senza però ricordare che alla fine dei diciotto anni sono usciti sconfitti e con le ossa rotte.

Ora la strategia iraniana sembra utilizzare il Tempo come arma di distruzione dei sistemi occidentali di massa.

Ogni giorno ascoltiamo i notiziari, sfogliamo i periodici, diamo voce ai telegiornali e la situazione si definisce identica a ieri: negoziati al palo, Hormuz chiuso da due lati, e scorte in calo ovunque, al punto da considerare critici i sistemi produttivi di una vasta parte del mondo occidentale, a partire da quell'Europa che dipende da tutti per la propria sopravvivenza energetica.

Il Tempo come chiave decisionale come strumento dirimente, come deflagratore di alleanze ampiamente critiche, un'attesa strategica che se da un lato potrebbe indebolire l'Iran rallentanto vendite e incassi, dall'altro mina alla radice l'esistenza stessa di un continente europeo che negli ultimi dieci anni almeno non ha saputo o forse voluto, tranne pochissime eccezioni, organizzare concretamente forme di produzione energetica alternative e rinnovabili.

Così i due elementi, la strettoia invalicabile e il tempo che gioca le sue variabili, si definiscono in una forma di conflitto armato che attraversa lunghe pause disarmate e disarmanti, in cui sono proprio gli effetti dell'inazione e dell'attesa a generare le maggiori ansie e tensioni.


Vi auguro una magnifica settimana. Io ho fatto scorta di candele...


Commenti


bottom of page