BIMBI KILLER, DISAGIO E PREMIALITA'
- Gilberto

- 28 apr
- Tempo di lettura: 4 min
La ricerca ossessiva di immediato riconoscimento, di denaro e di prestigio è alla base delle devianze di vasti settori giovanili. Di quali strumenti alternativi dispone il sistema dell'Istruzione per modificare la tendenza in atto?
La puntata di News Room andata in onda su Rai Tre il 27 aprile ha avuto il potere di raggelare con la sua cronaca spietata.
Argomento erano le baby gang e come le mafie, e non solo, utilizzino sempre più i minori per gestire varie forme di malaffare, fino alle esecuzioni sommarie.
Ma l'aspetto a mio avviso più interessante e sul quale invito chi legge a riflettere, è che alla base del consenso giovanile vi sia l'immediato riconoscimento e il premio che segue l'azione: il medesimo modello che fa sì che i ragazzi possano giocare alla Play Station per ore mentre si stancano rapidamente se devono studiare e fare i compiti a casa.
Il meccanismo della Premialità fa sì che il soggetto si adegui a fare qualsiasi cosa che consenta in tempi rapidissimi di essere riconosciuto, di percepirsi affermato, di essere visto come degno di rispetto all'interno di una società che generalmente lo schernisce a causa dell'età e, soprattutto, non garantisce alcun “premio” reale e consistente al termine di un lungo percorso di adattamento e istruzione chiamato scuola e università.
Il “premio” di un posto di lavoro sicuro e di una carriera tranquilla, un tempo radice portante della realizzazione sociale, è oggi troppo lontano nel tempo e troppo incerto, per non dire inaffidabile, da essere considerato interessante.
Meglio allora accettare incarichi di violenza, di spaccio o di altro genere di malaffare, per ottenere subito e immediatamente denaro, prestigio, riconoscimento e visibilità.
La Premialità immediata
Il meccanismo della Premialità Immediata è quello di cui scrivevo in un precedente articolo relativo al “turismo come sistema premiante”, in cui il viaggio, lo short break, la vacanza o la gita altro non sono che modesti premi che l'individuo si offre per affermare ai propri occhi, o persino per sopportare, la coerenza esistenziale a cui è soggetto.
Ma è il medesimo meccanismo che spinge decine di migliaia di ragazze ad esibirsi su Only Fans o altri portali che assicurano nell'immediato denaro, visibilità e riconoscimento indipendentemente dalla categoria, morale o meno, etica o meno, di attività.
Modelli superati
In un ambiente sociale ed economico in cui gli elementi affermativi si concentrano sulla disponibilità economica, sul prestigio sociale e sull'apparire ecco che i modelli tradizionali della modestia, della carriera, della famiglia, del “un passo alla volta” e della sobrietà si infrangono miseramente a causa sia della lentezza con la quale quegli obiettivi tradizionali possono essere raggiunti, sia per l'aleatorietà implicita negli obiettivi stessi.
Se negli anni '50 e '60 l'obiettivo di una vita borghese era concretamente realizzabile, oggi lo stesso risultato non solo sembra meno possibile ma per certe realtà sociali in cui il disagio è maggiormente percepito, ad esempio nelle aree della migrazione anche di seconda o terza generazione, risulta perfettamente irraggiungibile facilitando una forma di ripiego a favore del mondo violento che agli occhi dei minori appare come upgrading, come innalzamento sociale ed economico rispetto alla condizione originaria e di partenza.
Istruzione vs Distruzione
Cosa può fare l'Istruzione pubblica per frenare l'impeto distruttivo che le nuove forme di delinquenza minorile affermano?
Sono sufficienti gli strumenti didattici di cui insegnanti e docenti dispongono?
Valgono ancora qualcosa le buone intenzioni, le valutazioni generose e le promozioni scolastiche che consentono ai meno integrati di poter idealmente partecipare ad un sogno di integrazione che si manifesta irrealizzabile nella pratica?
Servono a qualcosa le categorizzazioni generiche e generaliste con cui i discenti vengono etichettati nei nuovi modelli scolastici?
Oppure tutto questo è poco più che ciarpame in assenza di una prospettiva reale di vita, di un premio vero, raggiungibile, palpabile, concreto che assicuri e confermi l'ottenimento di denaro, prestigio, visibilità e riconoscibilità se pur in tempi dilatati ?
Modelli in discussione
Non è il modello scolastico ad essere prioritariamente in discussione, ma il modello sociale a cui quello scolastico fa riferimento.
L'attuale modello sociale, economico e politico, non garantisce nulla, non assicura alcun futuro: predispone caso mai ad una precarietà sistemica, ad un affanno strutturale che rischia di durare per tutta la vita: è il modello così come si è determinato ad essere perdente rispetto alla prospettiva, lucida e spietata, offerta dalla criminalità, una criminalità avvantaggiata dalla non punibilità o dalla scarsa punibilità del soggetto minore e dalla sempre più complicata intercettazione dei movimenti degli attori in questione, adolescenti qualsiasi che si muovono nella folla, che aggrediscono e scompaiono come fantasmi, socialmente invisibili prima e introvabili dopo.
Se la società capitalista, così come oggi la frequentiamo, non è in grado di offrire nulla al di fuori di belle parole (sempre che ancora sappia regalare almeno quelle), se le aspirazioni si infrangono contro la realtà, se il vivere normale costa oltre quel livello di possibilità offerta da un lavoro normale, se per l'impresa è diventato elementare licenziare in massa e mandare sul lastrico gli “onesti”, quali aspettative si possono proiettare sui giovani e sul loro futuro?
C'è solo il Presente
In assenza di un futuro possibile, tanto meno programmabile, c'è solo il Presente.
Un presente duro, da aggredire, per raggiungere subito il Premio, per affermarsi agli occhi del branco, del gruppo, per essere riconosciuti, per spendere e affermarsi ai propri stessi occhi.
Molti anni fa il politico Andreotti ebbe a dire “se fossi nato in un campo profughi forse sarei diventato un terrorista”.
Oggi dobbiamo domandarci: “se non avessimo prospettive cosa faremmo per affermarci?”.
I Baby Killer e le Gang giovanili sono la risposta al mondo che gli abbiamo proposto.
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Articolo molto forte e pieno di spunti reali.Credo però che il problema non sia soltanto la “premialità immediata”, ma anche il vuoto di appartenenza che molti ragazzi vivono ogni giorno. Quando un adolescente non si sente visto, ascoltato o valorizzato in modo autentico, finirà per cercare riconoscimento ovunque qualcuno glielo offra subito, anche nella violenza o nella criminalità.
La scuola da sola non può risolvere una crisi sociale così ampia, ma resta uno degli ultimi luoghi dove un ragazzo può ancora incontrare adulti capaci di dare fiducia, limiti, competenze e possibilità concrete. Il problema nasce quando studio, impegno e sacrificio non sembrano più collegati a una prospettiva reale di dignità e stabilità.
Forse ai giovani oggi manca soprattutto la percezione…