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PRIMO MAGGIO, HALLOWEEN DEI LAVORATORI

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 29 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Dove si festeggia con balli, canti e tamburi la morte di mille lavoratori all'anno, la scomparsa del lavoro permanente, la perdita del potere d'acquisto dei salari e la fine della dignità del lavoro.


Non è più Festa ma piuttosto Commemorazione, e assume la forma che il capitalismo le impone, quel capitalismo che ha tradotto la rimembranza dei defunti in pagliacciata a stelle e strisce, con linguaggio adatto ai ragazzini perché il capitale ci vuole sempre pronti a saltare e a ballare, sempre meglio che pensare.

Sedotti da questa visione ludica e di intrattenimento che il capitale propone per ogni data e ricorrenza, per ogni affetto o scadenza, anche i sindacati, un tempo gloriosi, organizzano concerti, placano la fame di diritti con canzonette, pareggiano i conti salariali con modesti slogan microfonicamente urlati.

Come in antichi riti tribali, come nelle notti Vodoo che infiammano altre contrade, suoniamo tamburi e fischiamo fischietti ad esorcizzare gli spiriti maligni, ad allontanare gli spettri che frequentano le nostre scadenze, i sogni esausti, le aspirazioni impossibili.


Oltre mille i dispersi che ogni anno non rientrano alla loro casa, vittime di appalti al ribasso e subappalti che tengono conto ormai del solo costo dei materiali lasciando che il prezzo del lavoro possa essere la vita di chi lavora.


Oltre mille i tavoli di crisi aperti al Ministero incompetente, o forse palesemente distratto, o forse ancora connivente con una delle parti in gioco, certo però non agente, convinto che non agendo i problemi finiscano per decomporsi, risolversi, polverizzarsi, disperdersi nell'aria del tempo.


Decine le trattative sospese, i contratti lasciati com'erano, affidati allo stadio di necessità che può trasformare un individuo in mendicante, un professore in questuante, un'operaia in prostituta, perché alle scadenze non si può rispondere ballando, non si canta davanti all'esattore, non si pagano affitti e mutui suonando i tamburi per le strade, non si pagano le rette dei figli con gli slogan.


Ma ad Halloween, come in ogni Carnevale, tutto è lecito, ogni scherzo vale e allora vale anche la beffa del trovarsi senza lavoro e senza domani, allontanati in massa dalla fabbrica con una circolare ricevuta tramite whatsapp, vale anche recarsi in fabbrica e scoprire che ha traslocato altrove, così giochiamo agli indiani, piantiamo tende davanti ai cancelli, accendiamo fuochi nei bidoni, lanciamo segnali di fumo che nessuno sa leggere più.


E non ci venga voglia di affermare la rabbia per strada, senza tamburi e senza fischietti, che il governo del popolo ha stabilito l'arresto per chi esce dalle strisce della buona creanza, dai percorsi obbligati e prestabiliti, per chi si maschera per un diverso Carnevale, quello in cui non c'è più nulla da perdere, dove si combatte e si lotta per il diritto di campare.


Sul Grande Carrozzone il Capitale se la ride, irriverente, sardonico, immensamente grasso, e tira le fila della politica fiscale che afferma e attribuisce l'onere progressivo della tassazione ai soli lavoratori dipendenti, lasciando tasse piane e minimali a chi specula in immobili e finanza, sì che lavoratori e pensionati si possono affamare mentre la speculazione segna interminabili progressi.

E il popolo plaude e vota e salta e balla e canta al ritmo della frusta che scandisce il tempo del lavoro e quello della festa, il tempo del rito e dello spettacolo, gli orari di accesso e quelli del riposo.


In questo Halloween di Maggio il lavoro dei lavoratori si incammina al suo tramonto, mentre al suo posto si installano fabbriche buie, vuote di lavoratori e ricche di meccanizzazione, sportelli automatici e impiegati artificiali, serie tv interpretate da avatar e giornali scritti dall'intelligenza artificiale, bot risponditori e tuttologi elettronici.


Commemoriamo allora i Lavoratori così come lo chiede il Capitale, ma non scordiamo di commemorare il Lavoro che con la sua scomparsa disegna una nuova Società del benessere per pochi e dei molti esclusi.


1 commento


Linda
29 apr

Sono d’accordo. Più che la festa dei lavoratori, ormai sembra la festa dei disoccupati, dei precari e di chi lavora senza tutele. Si canta e si fa spettacolo mentre tante persone perdono dignità, sicurezza e futuro. Il Primo Maggio dovrebbe ricordare diritti conquistati con sacrifici enormi, non diventare solo un evento da palco e slogan.

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