top of page

MINIMA IMMORALIA

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Non esistono il Bene e il Male. Esistono piuttosto categorie funzionali, l'utile e il dannoso, il gustoso e il velenoso. Tradurre la funzionalità in morale ha un senso politico sociale, ma reprime l'essenza umana.


Il principio è palese: definire le categorie comportamentali utili al mantenimento della società nella condizione più consona all'orientamento che il potere esprime. In questa visione, quindi, nessuna categoria Morale o Etica esiste in quanto tale, non esistono “beni” supremi né valori “assoluti” ma piuttosto forme dell'organizzazione sociale che consentono alcuni comportamenti e ne reprimono altri.

Non esiste in Natura il Bene né tanto meno il Male, ma piuttosto le categorie comportamentali funzionali e utili per alcune specie e altrettanto dannose e pericolose per altre. L'attitudine naturale del carnivoro è perniciosa per l'erbivoro, ovviamente.

Non possono pertanto esistere né un Peccato, tanto meno un peccato originale che non sia la natura stessa dell'individuo, né un pentimento, ma forme codificate di comportamento ritenute utili o dannose all'insieme sociale.

L'atteggiamento laico di un Contratto sociale che leghi l'individuo al suo contesto gode della chiarezza intellettuale che le religioni hanno sempre negato, affermando esse stesse i criteri morali del Bene e del Male come categorie assolute, la Natura come dispensatrice di pulsioni peccaminose e il pentimento, e il correlativo senso di colpa, come forme espiatorie necessarie.

A tale punto si è sviluppata la questione morale da generare metafisiche e teologie capaci di distogliere l'umanità dal proprio essere e travolgerne lo spirito naturale, fino a condizionare il pensiero filosofico per giungere a somme vette di discutibile moralismo kantiano, quello del cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.

Certo, l'indole originaria iscritta nel nostro codice naturale è sommamente aggressiva e predatoria e diviene essa stessa funzionale nel confronto, nel conflitto, nell'acquisizione delle risorse e la Legge impone i limiti all'utilizzo eccessivo dell'indole spontanea all'interno del proprio gruppo sociale di appartenenza. La Legge, ovvero l'etica condivisa che come tale affronta e gestisce i cambiamenti evolutivi della società e si parametra all'evoluzione, non certo in termini di Valore Assoluto.

Perchè a ben guardare quelli che chiamiamo Valori altro non sono che necessità e bisogni.

E al necessario attribuiamo il termine valoriale auspicando che in quanto tale venga assunto universalmente, diventi un codice condiviso, si definisca come assoluto.

Non esistono valori morali ma criteri funzionali.

Amicizia, Amore, Famiglia, Nazione non definiscono “valori” ma necessità sociali e relazionali, definiscono la gerarchia dei bisogni, affettivi e di appartenenza e persino modalità economiche di micro e di macro entità.

Se imparassimo nuovamente a definire lessicalmente le categorie e le funzioni otterremmo forse una maggiore coesione sociale definita dalla condivisione di obiettivi e necessità.

Permanere nella vaghezza e nell'insussistenza valoriale e morale mantiene gli elementi nell'ambito della sintesi individuale, li adegua e costringe alla propria necessità, non definisce appartenenza.

Solo una società perfettamente Laica nella conduzione e Trasparente negli obiettivi definisce oggi la possibilità evolutiva collettiva e l'espressione libera e potente dei talenti individuali.

Mantenere l'Uomo nel recinto soffocante della Morale dei codici assoluti impedisce la manifestazione delle potenzialità in capo al singolo e alla società.


Commenti


bottom of page