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RATIO @ RELIGIO

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 10 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Al crollo delle ideologie del novecento il nuovo secolo vede il ritorno delle religioni e delle relative sette, non poche delle quali a carattere fondamentalista e bellicista, verso una nuova Trinità composta da Fede, Mercato e Finanza.


Per chi come me, formatosi nella seconda parte del novecento, è cresciuto all'ombra della dialettica proposta dal materialismo storico e dal confronto – scontro tra ideologie sociali, il primo segnale d'allarme fu l'affermarsi verso fine secolo di quel Pensiero Debole che aboliva la primazia suggerendo la transitorietà e l'indominanza del pensiero razionale,

Così mentre il Pensiero Debole minava la struttura portante dell'Illuminismo che alla Ratio attribuiva il primato, nell'ultimo decennio crollava la struttura intera della Filosofia, trascinata nell'abisso dalla scomparsa del sovietismo russo, al punto che qualcuno affermò l'essere giunti alla Fine della Storia.

Di questo scrissi diffusamente in “Eros & Inciviltà”, riprendendo le tematiche marcusiane e indicando come l'uniformità del pensiero filosofico indebolito e la pressante coerenza della forma economica ipertrofizzata avviassero congiuntamente un cataclisma culturale e insieme sociale.


Cuius Regio eius Religio

L'affermazione sovrana del Consumo, inutilmente contrastata da un'ipotesi di Sobrietà capace di definire in sé una critica al capitalismo neoliberalizzato, favorì in breve tempo la riduzione della Ragione e la rinascita delle Superstizioni, dato che all'umanità preme il disporre di risposte confortanti assai più che dubbi ricorrenti.

Nell'inevitabile contrasto tra nomadi e stanziali, tra benessere e miseria, tra tutelati e disperati, si insinuò velocemente il morbo della superiorità sociale, del primato economico, del suprematismo razziale, accorpando le diverse forme alle caratteristiche mitologiche delle relative superstizioni etniche, favorite da un'esegesi letterale di testi che altrimenti dovrebbero appartenere alla favolistica moraleggiante.

Torna così alla luce l'elettività ebraica, orientata e protetta dal loro dio di guerra; si afferma l'oltranzismo dei padri pellegrini per i quali dio assegna già in terra il premio ai prescelti rendendoli ricchi e potenti; emerge il rifiuto ascientifico e irrazionale dei settari evangelici secondo cui la terra esiste da quattromila anni perchè così è scritto nel libro; torna arrogante il puritanesimo anglicano e anela al dominio planetario il calvinismo padre del capitalismo imperiale sicché l'intero costrutto faticosamente definito da Voltaire in avanti viene travolto dalla superstizione, dal rito collettivo, dall'invocazione sciamanica, dalla credulità internauta, e l'ignoranza manifesta, artatamente sostenuta da modelli carenti di competenza critica, diviene essa stessa ragione conflittuale e forma confliggente.

Mentre il formicaio cinese ritrova Confucio, lo Zar si mostra, candela in mano, nel rito Ortodosso, le varianti islamiche si confrontano armate e l'India si riscopre induista sotto il segno di Ganesh.

A parlare di Pace e di ascolto è rimasto il cattolicesimo dei poveri, degli ultimi, degli sconfitti.


In hoc signo

Così la Metafisica si fa concreta, per dirla con Cacciari, e nella Sala Ovale i riti di preghiera sostituiscono la determinazione politica e il presidente è Unto del Signore, prescelto e salvato dal demone attentatore in un crescendo delirante di fondamentalismo messianico che ben si sposa con il sionismo aggressivo e belligerante della lettura letterale del Libro e della Torah.

Riemergono profezie dagli abissi del passato e si rileggono alla luce degli eventi correnti predicando l'inevitabile Armageddon contro l'ultimo profeta, terzo tra i grandi, e i suoi infiniti adepti.


Elogio della follia

Osserviamo allora questa evoluzione fideistica, questa svolta irrazionale, questa debacle del pensiero occidentale divenuto incapace di proporre un nuovo positivismo, un moderno idealismo, un aggiornato materialismo che non appaiano come minestre riscaldate delle filosofie trascorse, capaci di affermare una primazia del pensare prima ancora che del pensiero, che non abbiano paura di definirsi superiore rispetto alle superstizioni, quelle sì derivate dal debole pensiero.

Diviene fondamentale, per non precipitare nel buco nero dei fondamentalismi, immaginare e progettare, definire un pensiero divergente, alternante se non alternativo rispetto al fluire incessante del dominio panteista della nuova trinità composta da Fede, Mercato e Finanza.

Servono la Follia di Erasmo e l'eresia di Giordano Bruno per scardinare il pensiero unico, le vite omologate, la pecorinizzazione sociale, l'economia del precariato, il ricatto della sicurezza, la metafisica del frigo pieno. Serve una filosofia che divenga cultura diffusa, una Ratio che tenga a bada i fantasmi generati e agitati dalla paura superstiziosa.

Serve un Pensiero Autorevole e forte, e il solo pensarlo definisce la follia del pensare.



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