PECCATORI & SANTI
- Gilberto

- 7 gen
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Sembra una costante psicologica quella che trasforma i Grandi Peccatori in Santi portatori di una morale poco libertaria. Da Sant'Agostino alle PornoStar contemporanee è un susseguirsi di “redenzioni” morali. Domandiamoci il perchè.
Il mistero nacque, credo, con l'osservare la ciclicità del giorno e della notte, le fasi lunari e la ricorrenza delle stagioni. Quell'ordine incomprensibile agli umani a cui l'universo sembrava assoggettato con il rinnovarsi delle costellazioni nel cielo indusse più d'uno a immaginare che Ordine e Armonia celesti fossero processi determinati dalla Volontà divina.
L'ipotesi che si potesse trattare di manifestazioni del caos e dei campi gravitazionali caratteristici del nostro sistema planetario non poteva, agli antichi, neppure essere immaginata.
Da quelle osservazioni si generò quindi l'ipotesi secondo cui il Cielo seguisse un Ordine, delle leggi e che quell'ordine non potesse non tradursi in forme e regole di carattere etico e morale attribuibili agli umani e alle loro società.
Caratteristica propria dell'Uomo è infatti il porsi domande a cui dare risposta: in assenza di risposte razionali l'Uomo definisce elementi non razionali, immaginari o fideistici, in grado di produrre equilibrio tra la tensione della domanda e la realizzazione della risposta.
L'idea dell'Ordine celeste che si riverbera nella morale sociale è antica come la filosofia e antropologicamente fissata nelle molteplici e diverse culture umane: idea di particolare utilità sociale dato che la società privata di tensioni o fratture si dimostra maggiormente produttiva e governabile rispetto ad una in cui imperversano forme di individualismo libertario.
I Peccatori (valga lo stesso discorso anche per le Peccatrici) inducono destabilizzazione sociale: l'idea di una sessualità libera e promiscua destabilizza l'ordine definito dal matrimonio e dalla discendenza ereditaria patriarcale, mentre l'ipotesi di una sessualità femminile liberamente esercitata riduce in cenere l'ipotesi della donna angelicata, dell'angelo del focolare, della moglie fedele e servizievole, della madre dei figli del patriarca.
Nei secoli scorsi l'idea di Peccato venne contenuta attraverso la fiammeggiante ipotesi dell'Inferno, ipotesi alla quale la stragrande maggioranza delle persone credeva fermamente, reiterata “ad abundantiam” nelle prediche cristiane, nelle raffigurazioni pittoriche, negli anatemi e nelle maledizioni pubbliche. Il cristianesimo divenne religione di Stato con Costantino proprio in virtù del suo potere di controllo esercitato non dall'esterno (con costosissimi apparati di polizia o militari) ma dall'interno dei credenti, dalle loro coscienze, dal loro credo, un controllo amministrabile grazie ad un solo predicatore locale attribuito di particolare autorità.
Agostino da Ippona racconta della sua giovinezza di bagordi ed eccessi, salvo poi divenire uno dei principali attori del pensiero teologico cristiano.
Il Buddha ha la stessa evoluzione: ricchissimo e sconsiderato in gioventù d'improvviso “si redime” e cerca la via verso il Nirvana attraverso meditazione, preghiera e pratica yoga.
Francesco nasce ricco, è festaiolo, godereccio, combattente e guerriero, e come gli altri improvvisamente si spoglia di tutto, predica la compassione universale e si avvia alla santità.
Lecito allora domandarsi cosa accade nella mente delle persone quando, quasi sempre in tempi molto rapidi, si convertono dalla lussuria alla sobrietà dei costumi.
Si tratta di un percorso talmente diffuso che potremmo definirlo comune, certo non portato ai criteri della santità di cui sopra ma capace di trasformare completamente le esistenze individuali.
Quali dinamiche interiori avviano gli individui al disconoscimento del proprio passato e all'affermazione di un nuovo Sè caratterizzato dalla sobrietà esistenziale, dalla lontananza sistemica dal desiderio, dalla rinuncia al piacere, al vizio, al difetto.
Cosa spinge ad un ripensamento globale del proprio comportamento, dei propri gusti, dell'interpretazione soggettiva e del proprio ruolo sociale?
Da ateo quale sono stento a credere si tratti di una dimensione diversa da quella psicologia o sociale, ma da filosofo sostengo la liceità di ogni interpretazione affermando il valore del dubbio in ogni circostanza.
Si tratta quindi di un desiderio di ricollocazione sociale, di riconciliazione con una società degli uomini che tende ad emerginare, pur sfruttandola, la figura del Peccatore?
O si tratta di un processo di maturazione, di evoluzione psicologica in cui le norme in capo al Super Io hanno la meglio sulle pretese dell'Es ?
E se è così quale elemento, o quali modalità e vicende, scatena la vittoria del Super Io e la sconfitta dell'Es originario, animalesco, predatorio, narcisista e aggressivo?
È sufficiente immaginare il processo di trasformazione radicale come elemento di “maturazione” individuale?
In assenza di una religiosità conclamata cosa definisce per l'individuo la necessità di passare da una vita di bagordi e sessualità ad una monacale e adatta all'anacoreta?
L'attualità è ricca di storie di redenzione, alcune delle quali, le più note al pubblico, riguardano ex attrici dell'erotico che cambiano improvvisamente stile di vita, cercano la purificazione, richiedono ad alta voce che sul loro passato cali il caldo abbraccio della dimenticanza e dell'oblio.
Si tratta di un processo ben più ampio di quanto non appaia alla superficie.
Quali ne siano le cause, però, è ancora da accertare sotto il profilo psicologico e comportamentale.
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C’è forse un elemento che va oltre la dicotomia Es/Super-Io o fede/maturazione: la redenzione come bisogno di ricollocazione sociale. La trasgressione è tollerata ,persino sfruttata anche se resta funzionale; quando però l’individuo cerca stabilità, riconoscimento, voce propria, la morale diventa una lingua di accesso alla legittimità.
Più che una conversione interiore improvvisa, spesso sembra una riscrittura pubblica dell’identità, il nuovo Sé deve essere visibile, credibile, accettabile. La rinuncia al piacere allora non è solo etica, ma narrativa.
Forse non è il peccato a stancare, ma il ruolo. E la sobrietà diventa meno una via verso il sacro e più un tentativo di silenzio, di tregua dallo sguardo sociale. In questo senso, la redenzione non nega il passato... forse lo chiude.