A UN SECOLO DA FREUD
- Gilberto

- 2 feb
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Assai più valido sotto il profilo filosofico che nell'area terapeutica il pensiero di Freud si è sviluppato aggregando attorno ai propri elementi fondanti le aree dell'umanesimo che includono filosofia, psicologia e sociologia, con profonde ricadute in termini di critica politica.
Per onestà intellettuale bisogna affermare che la psicoanalisi freudiana non ha avuto straordinari risultati sotto il profilo terapeutico né per quello scientifico. La psicoanalisi non è infatti né scienza dimostrabile né dagli assunti riproducibili, e ogni suo caso va gestito e trattato come singolarità se pur all'interno di massimi sistemi definiti.
Che abbia mai “guarito” qualcuno è altrettanto difficile da dimostrare, soprattutto in assenza di una valida definizione di “guarigione” di un paziente nevrotico laddove il più delle volte compito dell'analista è quello di riportare il soggetto in un ambito di omologazione rispetto alle attese sociali, in equilibrio tra le proprie pulsioni (principio di piacere) e le attese del mondo (principio di realtà).
Disagio e Alienazione
Poco è cambiato a un secolo da Freud in termini di Disagio e Alienazione. Se il medico viennese riscontrava il Disagio nei termini noti di repressione dell'Eros, oggi il Disagio ha assunto forme più evolute e complesse definendosi come repressione delle forme del Cratos, il Potere desiderato dall'Es individuale originario, e delle sue aspirazioni, una delle quali è certamente l'Eros.
La repressione dell'aspirazione al Potere e al Controllo (le forme del Cratos) nella vita contemporanea è definita tanto nella Precarietà economica quanto nell'irrilevanza, vera o presunta, politica e sociale e se in tempi freudiani la repressione della carica erotica si orientava prevalentemente verso la parte femminile della società oggi la repressione dell'aspirazione al Potere viene esercitata sull'intera popolazione.
Se l'Alienazione freudiana si poteva porre in contrapposizione con il medesimo termine utilizzato da Marx, oggi l'Alienazione è la diffusa sensazione di disappartenenza, di distanza, di lontananza dal mondo esterno a un sé definito dal proprio corpo e le relative estensioni tecnologiche.
Siamo passati dal “Disagio della civiltà” di Freud ad una più ampia “Era del Disagio”.
Capitalismo e Filosofia
Freud imputava l'origine delle nevrosi alla repressione della carica erotica attraverso la sublimazione dell'eros nelle attività performative del lavoro e della partecipazione sociale, ma che dire allora di quanto accade oggi, in cui il Polimorfismo dell'Eros viene esplicitato e, si potrebbe dire paradossalmente sostenuto dall'Economia prevalente?
L'acquisizione del polimorfismo erotico da parte dell'economia ha sottratto alla filosofia post freudiana, quella che fece capo a Marcuse negli anni '60 del secolo scorso, un potenziale critico rilevante.
Così mentre nel 1955 il filosofo Marcuse pubblicava “Eros e Civiltà, un'analisi della filosofia di Freud” (pubbicato in Italia per la prima volta da Einaudi nel 1964) oggi scriviamo di “Eros e inciviltà, la fine della filosofia nella società liquida”, indicando come alla facilità di consumo dell'esperienza erotica sia andata strutturandosi, in parallelo, una diminuzione dell'attività filosofica.
Sempre nella logica del paradosso apparente – ma solo apparente – se al capitalismo industriale, quello dell'esigenza di una classe operaia alienata e produttiva, era necessaria la repressione e sublimazione della pulsione erotica, al contemporaneo capitalismo finanziario e alla implicita “diminuzione del lavoro” generata dalla tecnologia genera utilità il polimorfismo erotico, area di sfogo delle pulsioni erotiche (Eros) distruttive (Cratos). Obiettivo del capitale è, piuttosto, la canalizzazione delle pulsioni attraverso modelli capaci di generare profitto a favore del capitale stesso, ad esempio mediante le piattaforme pornografiche e la relativa industria.
In questa logica si ritiene di particolare interesse il passaggio dall'originale concetto di Feticismo delle Merci espresso da Marx , feticismo a cui Freud contrapponeva l'elemento di sublimazione di particolari zone erogene e sensoriali, all'attuale Feticismo autoreferenziale espresso dai consumatori contemporanei, consumatori che hanno sostituito al feticismo delle merci/prodotto di consumo il narcisismo del proprio essere consumatori, dell'essere a loro volta merci in un sistema di Big Data in cui sono i parametri del consumatore la vera posta in gioco del sistema economico.
Si tratta, a ben osservare, di una vera rivoluzione copernicana che impone una seria riflessione filosofica e speculativa.
La repressione della filosofia
Aveva ragione Marcuse quando criticava Freud per avere identificato il principio di realtà con la particolare forma storica di repressione prevalente, al suo tempo, nella società borghese mantenendola all'interno di una sfera esclusivamente psicologica senza ampliare lo sguardo sull'area politica, economica e filosofica. Peraltro Freud ne era consapevole e nei suoi carteggi emerge la volontà, mai negata, di contenere l'ambito nella sfera per lui maggiormente redditizia.
Per Marcuse la critica successiva si concentrerà sul ruolo di mediazione tra nevrosi e società in capo alla figura dello psicoanalista, ruolo teso al rendere il paziente “consenziente” rispetto alle regole del mondo piuttosto che “guarirlo” dalle imposizioni del mondo, ruolo quindi – ad usare un linguaggio senza perifrasi – di addomesticatore sociale.
Non fu un caso, pertanto, che la psicoanalisi ebbe particolare successo e popolarità nelle capitali del capitalismo, si pensi ai molti film di Woody Allen in cui la materia emerge, e che il modello economico che oggi governa anche sulla politica, attraverso la liberalizzazione dell'eros e della sua polimorfia e grazie ad un modello di comunicazione che non prevede approfondimento tematico o capacità analitico critica (mi riferisco alla diffusione e all'utilizzo dei social media) abbia ridotto la carica critica in capo alla filosofia.
La filosofia, in quanto attività speculativa e critica, è interpretata dall'economia finanziaria come ostacolo al proprio potere che si vuole totalitario e non è casuale che nelle grandi librerie urbane vadano assottigliandosi gli scaffali dedicati e i titoli in essi presenti.
Umanesimo post freudiano
Non è difficile affermare che Freud fu uno dei giganti del pensiero del '900, pur se con i limiti indicati da Marcuse a metà del secolo e le varie discendenze dalla teoria principale, siano esse quella mitologica archetipica di Jung o quella psicosomatica di Groddeck.
L'importanza del pensiero di Freud coinvolge oggi tanto le questioni cliniche (psicologia, psicoanalisi e psichiatria) quanto, e soprattutto, quelle sociologiche e, per default, le problematiche politiche laddove la politica ancora fa ampio uso dei dettami individuati da Freud in “Psicologia delle masse”.
Quello che è originato da Freud è oggi un più vasto Umanesimo che include in sé tanto gli aspetti psicologici (individuali e collettivi) quanto quelli sociologici in un unicum imprescindibile lasciando così alla Filosofia un ampio terreno di valutazione, di analisi e di critica.
Terreno apparentemente poco coltivato e, inevitabilmente, assai poco conformista dato che l'arma repressiva operata dal capitale sulla popolazione si è moltiplicata in decine di modalità rilevanti, a partire dalla precarizzazione esistenziale: un'area che fornisce alla cittadinanza ampi stralci di fruizione del Principio di Piacere purché non si ostacoli il Principio di Realtà che genera valore proprio dalle azioni connesse al principio di piacere.
Il nuovo Umanesimo, pertanto, tutto può essere tranne che omologo e partecipe al capitalismo.
Per chi fosse interessato si suggeriscono i titoli
L'era del Disagio www.amazon.it/dp/B0C4MWNQC1
Eros e Inciviltà www.amazon.it/dp/B09BGKJS6J
Feticismo e Tabù www.amazon.it/dp/B0C12DH1G9





Caro Gilberto, Freud è stato più un filosofo e pensatore culturale che un guaritore...
la psicoanalisi raramente “cura”, ma aiuta a gestire il conflitto tra pulsioni personali e regole sociali.
Oggi il Disagio non è più solo repressione dell’Eros, ma anche della nostra aspirazione al potere e al controllo. La precarietà economica, l’irrilevanza politica e la distanza sociale creano un’“Era del Disagio” diffusa.
Il capitalismo moderno ha trasformato l’Eros da energia repressa a strumento economico: pornografia, social media e consumismo permettono la gratificazione immediata, ma riducono lo spazio per la riflessione critica e filosofica.
Così, mentre prima il lavoro e la società dominavano le nostre pulsioni, oggi le pulsioni stesse vengono canalizzate a beneficio del capitale, rendendo il consumatore una “merce”…