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IL TEMPO, LE RUGHE, IL CORPO

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 6 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Ha la tendenza, quel briccone del Tempo, a incidere sul nostro corpo e sul viso segni non sempre graditi, o meglio, segni un tempo espressione di saggezza e vita vissuta, di difficoltà affrontate e superate, di sconfitte patite e di dolori attraversati come oceani in tempesta.

Aveva un senso l'azione del tempo: attribuiva dignità a chi portava con fierezza i segni del suo trascorrere inesorabile e apparentemente lento.

C'era chi davanti al tempo si inchinava rattrappito, chi stentava a congiungere le mani, chi al contrario si vedeva gonfiare senza riuscire a comprendere il perché, chi presentava un viso sconvolto dalle rughe, ma tutti sapevano che quello era il loro corpo e quei cambiamenti altro non erano che l'evoluzione di quel ciclo naturale di cui tutti siamo parte.

Ognuno, compreso nel corpo modellato dal tempo, era in sé individuo unico e irripetibile.


Poi è accaduto qualcosa. Il corpo ha iniziato a dare scandalo, persino a creare imbarazzo quando non ribrezzo. Forse ad iniziare fu Francis Bacon, che non riuscì a trovare mai un sorriso in un mondo popolato da smorfie, o forse furono Schiele e Guttuso dai volti ritratti in espressioni di massima tensione, o forse fu Bob Dylan con il suo Forever Young, o forse fu quel passaggio da un mondo che discuteva ad un mondo di spettacolo, da un mondo politico ad uno di intrattenimento, da un mondo economico che amava la saggezza ad un nuovo mondo commerciale che esaltava il giovanilismo e la sua capacità di spesa.

Da allora assistiamo ad uno spettacolo inquietante e devastante basato sull'omologazione dell'apparire e il nascondimento dell'essere, dove l'apparire risponde a modelli e stereotipi di bassa lega e importazione, dove la categoria del bello si affianca al sodo, in cui l'eros spicca rabbioso rispetto alla comprensione, dove invecchiare è una orrenda trasgressione rispetto al sacro principio della Perennità Promessa, della Giovinezza Perenne.


Non so chi, forse l'associazione dei chirurghi estetici, abbia messo in giro la panzana per cui un volto stirato e lucido sia preferibile ad un volto rugoso e espressivo. Non so chi abbia iniziato a mentire affermando che sembrare giovani fa sentire giovani.

Gli anni, dentro di noi, scavano in profondità e se l'apparire nasconde l'essere allora vuol dire che del nostro essere ben poco abbiamo capito, che del nostro maturare molto ci è sfuggito, che del senso del nostro vivere abbiamo perso traccia.


Sembrano secoli quando Anna Magnani esclamava “tratta bene le mie rughe: ci ho messo una vita a farmele venire! ”



in immagine un ritratto di Sebastiao Salgado


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