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SE LA FISICA DIVIENE TEORETICA

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 15 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Le dinamiche proposte dalla fisica quantistica mettono in discussione la struttura della conoscenza che per millenni ha caratterizzato la filosofia trascinando la fisica sperimentale nel campo della teoretica e la politica nel governo dell'IA.


Scriveva Nietzsche sulla necessaria chimica dei sogni, attribuendo alle reazioni chimiche la strutturazione del pensiero e del sogno, dei valori e dei bisogni, definendo il sogno come anticipatore della metafisica dell'anima consentendo il sogno la visione di amati scomparsi. Sulla base della chimica, in sostanza, avremmo fin qui definito l'Uomo, la conoscenza, la filosofia.

Ma quel pensiero, appunto, individuava l'Uomo come entità imprescindibile, a volte opponendo l'Individuo alla Società nelle reciproche istanze che impongono al singolo l'egoismo e al collettivo la costrizione, talmente imprescindibile da porre l'intera metafisica teologica nella condizione di aver prodotto l'Universo in funzione dell'Umano, esso stesso creato, con inesausta presunzione, a immagine e somiglianza del divino.


L'attuale suggerisce, piuttosto, che il Tutto sia indeterminato, non finalizzato, basato su equlibri di forze e contrapposizioni reattive, e nei meandri delle ipotesi si insinua la possibilità che non l'Uomo bensì l'Episteme sia al centro di un eventuale determinismo.

Se l'Episteme è fulcro e obiettivo allora ciò che osserviamo evolvere altro non è che affinamento del processo conoscitivo, dalla reazione chimica della foglia alla luce e al buio per giungere alla passione dell'ideologia secondo sviluppi frattalici, geometrici ed esponenziali del meccanismo originario della chimica del sogno.

Se l'Episteme è fulcro e obiettivo l'Uomo è transitorietà dell'Episteme, fase di sviluppo della conoscenza, evolutore dei processi dell'apprendimento e dell'applicazione dell'appreso, non più centro ma al più strumento.


Se la Fisica diviene Teoretica resettando l'organizzazione fin qui definita del pensiero che pensa se stesso in quanto umano, la nuova prospettiva non può che porre la Conoscenza e il Pensiero comunque pensato, prodotto e articolato, al centro dell'osservazione, producendo sisme e terremoti nell'organizzazione umana che non di ognuno e tutti necessita ma di chi è necessario all'evoluzione del Pensiero e dell'Episteme.


Fisica vuole, quindi, una rinnovata forma sociale, una nuova architettura del potere ben più vicina alla platonica repubblica che all'attuale organizzazione politica: struttura governata da un manipolo di saggi a loro volta protetti da schiere miliziane che imperano sulla moltitudine la cui unica utilità è sostenere il Sistema che promuove, sviluppa, sostiene ed espande l'Episteme comunque definita, a qualsiasi competenza carbonica o silicea riferita.


Il decennio che affrontiamo si manifesta nella definizione di cui scrivo, nella contrapposizione tra chi vorrà conservare all'Uomo la centralità delle cose e chi sposterà sull'Episteme il paradigma.

E sarà battaglia durissima e priva di compromessi affidabili in cui neppure parole di millenaria saggezza riusciranno a placare la sete di chi aspira al potere e sogna di moltiplicare la sua cifra su mondi e pianeti diversi.


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