IL FEDERALE E IL COLORE DEL GATTO
- 25 mar
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Dove si illustra come l'attività politica sia preda dell'incompetenza e dell'arroganza.
Nel luogo dove vivo, luogo che si vuole città ma di fatto è paesone, è indigeno un signore che non pochi nomignolano come Federale, rifacendosi alle vicende tognazziane di un celeberrimo film. Il Federale, in uno dei rari momenti di onestà intellettuale, ebbe un tempo a dirmi che il popolo elettore era pigro e sciatto, e persisteva nel porre una croce per abitudine, minimamente cercando validi motivi per premiare col suo voto partiti o candidati.
Aveva ragione, si intende, dato che nel suo stesso partito militavano arrembanti transfughi cadreghisti certi del calo dei consensi al precedente schieramento e delle maggiori possibilità offerte dal nuovo.
Sul fatto che l'elettore sia genericamente parlando fesso si confermò in una amichevole conversazione, risalente ormai al secolo passato, un al tempo senatore non ancora giunto al vertice dello Stato che mi disse, pasteggiando tra un boccone e un sorso, che il popolo conta come l'attributo sessuale maschile, ma si espresse con uno stile meno ricercato.
Con ciò, detto che chi di politica vive dell'elettore ha pessima opinione, conviene allora valutare l'operato della politica prima di persistere nell'errore del consenso.
Nello specifico del paesone che si crede città e che nel Federale e nei suoi accoliti ripone fiducia sarebbe oltremodo gradito comprendere come mai in un altrove regionale ai limiti estremi della nazione (Fossano, Cuneo) sia in progetto un consistente sviluppo logistico e occupazionale mentre nel paesone che si crede città, e che vanta una prosizione logisticamente privilegiata, nulla accade.
La domanda, insomma, è questa: perché mai a Fossano la logistica si sviluppa e nel paesone del Federale no? Perchè a Fossano (e a Novara) l'occupazione cresce e nel paesone no?
Il Federale, e l'intera Giunta, davanti alle domande eludono, non diversamente dai loro rappresentanti nazionali che nell'ultimo triennio di potere non ne hanno azzeccata una neppure grazie al caso, nemmeno ricorrendo alla fortuna del principiante, alla teoria dei giochi e delle possibilità. Niente, Zero, Nada, Nix.
Così al me elettore sorge il sospetto che il Gatto, eletto per recuperare topi a favore del gattini elettori, sia troppo sazio per mettersi in cerca di un topo, goda già di eccessive prebende retribuite con pubblico denaro, di posti nei consigli d'amministrazione, di partecipazioni a realizzazioni di opere pienneerreerrate, mentre il Topo dell'Occupazione e della Riqualificazione territoriale viaggia altrove, o almeno da queste parti non rosicchia nulla.
Affermava il Vecchio Mao che “non importa il colore del gatto ma è essenziale che prenda i topi” e io potrei anche digerire il colore orbace del Federale se davvero prendesse i topi.
Ma se i topi logistici, imprenditoriali, occupazionali non arrivano vale la pena persistere nell'errore?
Il Parlamento imbarazzante
Va detto, per onestà intellettuale e carità di Patria, che il Federale del mio paesone che si crede città altro non è che facsimile, copia riprodotta, sedicesimo e miniatura di quanto esibito, messo in mostra e rappresentato in quel pandemonio urbano che si crede capitale. Là dove si svolgono i riti misterici della politica politicante, ecco lo spettacolo imbarazzante, e spesso deprimente, della nuova classe dominante approdata non si capisce bene per quali meriti e motivazioni al soglio dell'onorabilità. Non si domanda a tutti di essere Grandi Gatti del calibro di un Calamandrei, di un Einaudi o di un De Gasperi, ci accontenteremmo di meno, quanto meno della competenza minima del saper redarre una legge senza incorrere in svarioni sintattici o costituzionali, in palesi contraddizioni o inadempienze formali. Esageriamo: ci basterebbero competenze grammaticali e sintattiche adeguate ad un onesto italiano, invece osserviamo branchi di gattini di strada nutriti ad abundantiam dalla vecchina repubblicaitaliana, satolli nella propria magnificanza parlamentare, incapaci di eloquio e persino di oratoria, invisibili alla ricerca di un pensiero che non sia tratto da uno slogan da altrui avviato alla circolazione, abili sventolatori di volantini, calciatori di palla in tribuna, chiassosi monelli dell'emiciclo, imbarazzanti reclute di un populismo che disdegna la qualità personale, il talento, la competenza duramente acquisita, premiando piuttosto il consenso strumentale acquisito on line, la battutaccia greve che genera Like, l'insulto facile che alimenta lo scontento degli scontenti, l'aggressività degli aggressivi, la ferocia dei perdenti.
Difficile immaginare emiciclo più imbarazzante, ma semplice comprendere la penuria di proposte di legge di natura parlamentare.
Esecutivo desolante
Così, da quel gattile, si estraggono per amicizia e fedeltà gatti neri, accuratamente selezionati per comporre il Potere Esecutivo, educati all'obbedienza, al miagolio corale, ma neppure questi gatti hanno in animo di catturare topi. Sono gatti interessati ad ampliare il gattile, a renderlo sicuro da eventuali scorrerie ostili. Sono gatti che amano la repressione ben più che la negoziazione. Producono norme liberticide, sguazzano nel dolore altrui, mentono senza remore o pudore, nella medesima certezza che espone il Federale quando afferma che il volgo vota per abitudine, che quando ha imparato a fare una croce su un simbolo difficilmente cambia modalità operativa.
Così tocca tornare al pensiero di Mao, al colore del gatto che non serve sapere a condizione, però, che catturi i topi, e domandarsi se questi gatti, se l'intero gattile manifestamente indifferente alla cattura dei topi, non vada rapidamente sostituito.
Ma con chi e con cosa è arduo sapere.




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