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L'ORO DEL POPOLO

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 25 dic 2025
  • Tempo di lettura: 1 min

L’Italia possiede 2.452 tonnellate di oro, terza riserva al mondo. Ai prezzi di fine 2025, con una media di 120.000 euro di valore al lingotto da 1 kg, siamo sui 300 miliardi d’euro di valore totale. È uno dei maggiori patrimoni pubblici reali dell’Unione Europea. Non un cimelio, ma una massa critica. In Italia succede spesso che una frase dica più di una intera manovra: è accaduto con una riga infilata nella legge di bilancio 2026 che afferma “le riserve auree della Banca d’Italia appartengono al popolo italiano”. Tanto è bastato per far scattare l’irritazione europea e quando la reazione è sproporzionata, di solito vuol dire che il nervo è scoperto.

Dire che l’oro è “del popolo” equivale a ricordare una verità che l’Europa preferisce tenere sotto silenzio: esistono asset che non dipendono dallo spread, dal QE o dalla benevolenza dei mercati. Asset che non si stampano e non si cancellano con una conferenza stampa.

In altre parole, una sorta d’assicurazione contro il disastro.Ed è qui che scatta il fastidio.Perché in uno scenario estremo, ovvero l’implosione dell’euro e la frammentazione dell’Unione, 2.400 tonnellate d’oro sarebbero sufficienti a dare credibilità iniziale ad una nuova valuta nazionale, a fornire garanzie, a contenere il panico.

Non sarebbe una passeggiata, ma sarebbe tecnicamente possibile. I

l problema non è volerlo fare. Il problema è poterlo fare.


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