top of page

LO SCIOPERO INUTILE DI UNA CATEGORIA ESTINTA

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 17 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Uno sciopero inutile e superfluo, quello indetto dall'FNSI: il contratto dei giornalisti è scaduto da 10 anni, la crisi dei quotidiani è inarrestabile e la categoria è invisa al grande pubblico per eccesso di vassallaggio rispetto al Potere.


Il 16 aprile abbiamo osservato l'ennesimo sciopero inutile dichiarato da una Federazione incapace di dire ai suoi iscritti: “scrivete la verità e magari qualcuno vi darà retta”.

La crisi in corso, avviata dall'incalzare delle piattaforme social, investe l'editoria, le vendite dei giornali quotidiani e periodici, e riflette anche la stanchezza e il rifiuto da parte del grande pubblico del sentirsi raccontare le solite balle, del leggere le medesime veline sui titoli variegati di un'industria editoriale che campa di fondi pubblici e nulla più.

Il successo dei singoli commentatori online dipende, fondamentalmente, da posizioni “anti sistemiche” variamente rappresentate, ovvero quelle posizioni che la stampa quotidiana, sempre quella che campa di sovvenzioni, non solo non pubblica ma nega persino con insistite campagne di fact-checking che altro non sono che forme di censura preventiva.


È vero che i giovani giornalisti e gli aspiranti tali incassano miserie, roba da 4 euro ad articolo, ma è anche vero che se gli editori dovessero retribuire i giornalisti secondo i tabellari la maggioranza dei giornali sparirebbe per fallimento, perché non vendono in edicola e non incassano abbastanza dalla pubblicità. Si tratta del medesimo modello economico che impedisce alle PMI italiane di offrire migliorie retributive ai dipendenti quando non riescono neppure a fare fronte alle bollette elettriche.


Scioperare serve a poco o nulla: dello sciopero del 16, così come di quelli precedenti, non si è accorto praticamente nessuno né si sono lette disperate richieste da parte di telespettatori orfani di telegiornali non andati in onda, neppure si sono accennate discussioni con gli edicolanti. Banalmente: di quella stampa e di quel servizio giornalistico non interessa niente a nessuno.

Altra cosa sono, o possono essere, gli approfondimenti: ma gli approfondimenti sono operati da Firme note e riconosciute, Firme che oggi si vanno affermando rispetto alle Testate.

Tra le Testate si salvano, in termini di vendite e di abbonamenti, solo quelle specialistiche e settoriali, soprattutto quando l'Editore non si propone esclusivamente in termini cartacei ma a quelli accosta prodotti editoriali multimediali (TV, Podcast, Radio, Web eccetera).

Il che significa, tutto sommato, che se si sa scrivere, se si sa commentare, se si hanno argomenti (per quanto controversi), se si sanno fare inchieste documentate, si possono generare visibilià, ascolti e ritorni economici anche non appartenendo alla “casta” giornalistica ma affermandosi come “blogger” online.

Il resto è polvere depositata dalla storia perché a ben guardare aveva ragione Elon Musk quando affermava agli utenti di X che “la stampa siete voi”.

Lo sciopero dei giornalisti è diventato un rito patetico quanto quello dei metalmeccanici: i primi sono sostituiti da blogger e Intelligenza Artificiale, i secondi dalla Robotica industriale. Sono categorie in via d'estinzione la cui sopravvivenza è definita non dall'incremento delle sussistenze ma dal cambiamento dell'organizzazione dell'attività caratteristica e dall'adattamento ai nuovi modelli operativi.

Nel confronto tra giornalisti e blogger vincono i secondi perché affermano qualcosa che alle orecchie del pubblico potrebbe rappresentare un'opinione se non la verità. E in quella vittoria dei blogger si legge il declino del giornalismo che, a forza di riprodurre veline, ha portato molti esponenti della “categoria” a dimenticare il loro compito originario: quello di controllare e criticare il potere.

Il compito del giornalista è quello della sentinella e dell'incursore, dell'agente segreto e dell'infiltrato: chihuahua, volpini e barboncini hanno altre mansioni.



1 commento


Linda
17 apr

Purtroppo, la crisi del giornalismo tradizionale è sotto gli occhi di tutti, modelli economici in difficoltà, perdita di fiducia da parte del pubblico e una trasformazione digitale che ha cambiato completamente le regole del gioco.

Detto questo, ridurre tutto a “categoria estinta” forse è troppo semplice. Il problema non è tanto la fine del giornalismo, quanto la sua evoluzione, oggi chi informa deve riconquistarsi credibilità, autorevolezza e indipendenza, qualità che non appartengono automaticamente né ai giornalisti né ai blogger.

Il vero nodo è proprio questo la fiducia.Senza quella, non esiste né stampa né informazione alternativa che possa reggere nel tempo. E forse lo sciopero, più che inutile, è il segnale di un sistema che non ha ancora trovato una strad…

Mi piace
bottom of page