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PACE E CONSUMO CONSAPEVOLE

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il “tenore di vita americano non è negoziabile”, affermavano Reagan e Bush. Ma se quel tenore di vita si fonda sulla predazione di risorse e sulla limitazione dei “tenori di vita” di altre popolazioni il conflitto diviene inevitabile.


Al centro del conflitto attuale è, ovviamente, il Petrolio, la sua disponibilità, il suo prevalente fluire verso aree specifiche, la contrattazione in dollari delle immense quantità commerciate.

Al centro dei conflitti storici dell'umanità le materie prime e le risorse energetiche.

La questione non è solamente politica, né tanto meno esclusivamente bellica, ma investe l'azione quotidiana di ognuno di noi.

Ogni consumo “superfluo” che operiamo definisce la sottrazione di risorse che avrebbero potuto essere fruite da altri, magari migliorando la loro qualità della vita, il loro “tenore” di vita.

Ogni consumo “superfluo” di carburante, magari solo per andare a fare shopping o per accompagnare un ragazzo a scuola, ovvero cose che si possono fare benissimo a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici, significa sottrarre energia disponibile a chi ne potrebbe realmente avere bisogno.

Ogni mezz'ora di aria condizionata sparata al massimo è sottrazione di opportunità energetica per altri.

Ogni consumo “superfluo” che operiamo, magari nel settore dell'abbigliamento, implica il tacito consenso a forme di Produzione che spesso non esitano a sfruttare i minori, ad impiegare fibre chimiche non esattamente salubri, ad inquinare i territori di produzione attraverso modelli economici insostenibili.


La tendenza dell'Occidente è quella di avere sempre più bisogno di quote crescenti di energia e di aggredire i produttori di energia fossile per impossessarsene.

Le stesse fonti energetiche, però, sono in grado di offrire energia a tutto quel “mondo diverso” che negli ultimi cinquant'anni si è sviluppato industrialmente, economicamente e socialmente e bussa, di conseguenza, all'opportunità di godere di un “tenore di vita” simile a quello occidentale.

Gli USA, come noto, consumano il 25% delle risorse planetarie pur rappresentando il 5% scarso della popolazione mondiale; Europa, Giappone e Oceania non sono da meno.

Risulta quindi evidente il fatto che il “resto del mondo”, Paesi oggi facilmente indicabili attraverso l'acronimo BRICS, non può accedere, o ha grossissime difficoltà di accesso, alle stesse risorse e llo stesso tenore di vita definito dall'Occidente.


Se tutti gli orientali decidessero di mangiare carne come fanno gli Statunitensi esporremmo l'intero pianeta ad una catastrofe ambientale.

Se tutti gli indiani usassero l'automobile con motore endotermico, anche.

Se gli africani accendessero tutti insieme l'aria condizionata il mondo andrebbe in blackout.


Così certamente è fondamentale individuare e avviare intensamente forme di energia rinnovabile in grado di sostenere la domanda in crescita, ma altrettanto fondamentale è apprendere modalità di consumo critico e consapevole.

Le forme innovative di produzione energetica rappresentano una difesa rispetto alla potenziale crisi di approvvigionamento potenziando le “difese”, ma il Consumo critico e consapevole definisce una riduzione della minaccia definita dalle forme eccessive di consumo, riducendo quindi le “offese” potenziali rispetto al sistema e al modello organizzativo.


La scelta di un Consumo critico e consapevole definisce quindi un “atto politico” orientato alla gestione democratica dell'energia e come tale un'Azione di Pace, tesa alla limitazione delle clausole che inducono alla conflittualità.

In occasione della #giornatamondialedellaterra mi sembra il caso di ragionarci su.


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