ATMAN, BRAHMAN E MORALE
- Gilberto

- 15 apr
- Tempo di lettura: 5 min
Esiste una Morale universale? E se esiste rappresenta un universo determinista? La domanda ha migliaia di anni e non poche risposte contraddittorie. Sarà la fisica delle particelle a darci una risposta definitiva?
Atman è termine sanscrito che indica l'energia vitale, la particella di universo che genera l'esistenza.
Dal sanscrito Atman deriva il latino Animus e il vocabolo italiano Anima.
Nella sua forma originaria il termine Atman indica “se stesso”, un meta concetto che non afferma né il proprio corpo né la propria personalità e, non ancora, il senso compiuto di anima più o meno immortale espresso dalle varie religioni successive.
Atman, in quanto Sé individuale, si contrappone a Brahman, il Sé universale, di cui è specchio fedele, riproduzione microscopica, concetto che nella filosofia moderna sarà ampiamente ripreso da Leibnitz attraverso la teoria delle Monadi.
Il dibattito filosofico e religioso sull'esistenza dell'Anima e sulla sua eventuale immortalità dura da che esiste l'Uomo nella sua versione Sapiens e a quel dibattito si collegano infinite variabili filosofiche e religiose aventi per oggetto la Morale.
Il riconoscimento dell'esistenza di un Sè universale che si rappresenta in infiniti Sè individuali induce ad avvalorare il concetto di un'Anima soggettiva che fa parte dello Spirito universale e, nella sua condizione di persistenza, si ricongiunge al Sè universale quando il suo supporto fisico viene a collassare.
Si tratta, ovviamente, di pura speculazione, eventualmente orientata a seconda delle necessità, perché nulla afferma o conferma la possibile conservazione dell'Energia originaria dell'Atman e la ricongiunzione dell'Atman con il Brahman visto che per i principi della fisica l'energia utile si degrada in forme meno utilizzabili, rendendola indisponibile per compiere lavoro: l'entropia individuale aumenta, portando a una dispersione energetica, ma la somma totale resta costante.
Energia e Particelle
Durante lo scorso secolo le scoperte relative alla fisica quantistica hanno risollevato l'argomento trasferendo il tema dal piano speculativo a quello fisico e matematico.
In fisica quantistica, l'energia non è continua: si presenta in piccoli pacchetti discreti chiamati quanti. Questi pacchetti di energia sono conosciuti come fotoni.
Tra i fotoni (la faccio molto semplice perchè mi serve definire un concetto, non spiegare la fisica quantistica) il “Bosone di Higgs” è in grado di rallentare la corsa dei fotoni trasformando la “frequenza” in “massa”, dando così sostanza (materia) ai pacchetti di energia che tra loro sin relazionano in base alle reciproche forze elettromagnetiche.
Il Bosone di Higgs è stato battezzato la “particella di Dio” proprio perché in grado di rallentare e deviare i fotoni lanciati alla velocità della luce trasformando l'energia in materia. (ripeto il concetto: la faccio semplice semplice in modo che tutti possano proseguire la lettura).
La domanda che aleggia sullo sfondo di questa sostanziale scoperta scientifica è se vi sia corrispondenza tra un Brahman cosmico e caotico e un Atman, pacchetto di energia che si trasforma in materia e, nello specifico, in materia vivente, fermo restando che il passaggio da Materia a Materia Vivente, da Inorganico a Organico, rappresenta un altro salto nel buio in termini di conoscenza e comprensione evolutiva.
Prospettiva Terrestre
Nella nostra prospettiva di Uomini abitanti un Pianeta ricco di Vita alla questione puramente tecnica relativa all'origine della vita, domanda a cui la versione quantistica della fisica potrebbe (il condizionale è tuttora d'obbligo) avviare un percorso risolutivo, si aggiunge una seconda, poderosa questione: l'Universo, il Brahman, ha un “fine”, uno “scopo” ?
Siamo immersi in un cosmo deterministico oppure in un Caos assoluto ?
Per le religioni l'Universo è deterministico e l'organizzazione del Cosmo è rappresentazione della volontà del creatore, volontà che dobbiamo rispettare attraverso la condivisione di Regole e Riti rappresentativi della “Morale” religiosa e divina.
Per buona parte dei fisici l'Universo è Caos, non ha obiettivi né scopi determinati né, di conseguenza, dispone di un qualsivoglia codice morale o etico.
Le religioni, poi, si dividono in quelle che considerano il creatore Trascendente, ovvero terzo e estraneo rispetto al creato, e quelle che lo indicano come Immanente, esso stesso il creato, ma questa analisi, di per sé di estremo interesse filosofico e speculativo, ci porterebbe molto lontano e fuori dal seminato che stiamo perseguendo.
Morale sì, morale no, e soprattutto Quale Morale?
Tra i compiti che le diverse società umane hanno attribuito alle molteplici religioni vi è sempre stato quello di gestire il disordine determinato dall'attitudine all'aggressività della nostra Specie attraverso l'emanazione di regole, norme, leggi, premi, punizioni e la partecipazione a riti collettivi in grado di affermare la prevalenza dell'interesse sociale rispetto a quello individuale.
Nascono così i concetti di Bene e di Male, concetti che nell'antichità corrispondevano essenzialmente a ciò che nuoce al gruppo sociale (il Male) e ciò che favorisce il gruppo sociale (il Bene).
Originariamente, pertanto, Bene e Male non definiscono valori assoluti, bensì valori relativi, utili al Clan, alla Tribù, e per estensione all'Etnia: lo stesso Ebraismo afferma sempre valori comportamentali, etici e morali di supporto al Popolo di Israele, non certo in termini di valori assoluti estendibili ad altri gruppi.
Bene è ciò che favorisce Israele, Male ciò che si contrappone all'utilità etnica.
Sarà il cristianesimo, eresia dell'ebraismo, ad affermare invece l'universalità dell'Amore come “bene” nel tentativo di strutturare un canone etico capace di travalicare l'interesse specifico di un Popolo, affermandosi così, o almeno proponendosi, come religione universale.
Saranno poi le divisioni all'interno del cristianesimo, in primo luogo Luteranesimo e Calvinismo, a riportare il concetto di Bene ad un livello più vicino all'originario ebraico, riservando lo sguardo positivo del divino sull'individuo attraverso il raggiungimento del successo economico e sociale in terra, ovvero definendo il Bene in termini non universali ma utilitaristici e finalistici, coerenti con una visione religiosa fortemente deterministica e una prassi economica resa perfettamente coerente col dettato religioso.
Se allora riprendiamo il ragionamento tra Brahman e Atman dobbiamo provare a capire se esista un determinismo universale e, se esiste, quali condizioni Etiche e Morali affermi, e, ancora e di conseguenza, come l'Anima-Atman, possa rappresentare le regole universali rispetto alla propria esistenza materiale.
Determinismo e Morale
Se l'Universo Brahman è orientato a uno specifico determinismo, elemento questo evidentemente indimostrato e ad oggi indimostrabile, quale codice etico o morale definisce?
Certamente, nel caso, non può che essere un codice di carattere generale e pertanto come tale implica un concetto di rispetto di ogni forma di Vita, ogni modalità di materializzazione dell'Energia primaria e universale attraverso i singoli Atman.
Si tratta allora, in questo caso, di una Morale universale, di un rispetto da applicare ad ogni forma di esistenza, di una Morale che, per estensione e logica, diviene struttura anti specista e fortemente ambientalista, rigorosamente ostile a forme deterministe specificamente orientate alla tutela di un singolo gruppo, di una singola specie, una Morale in cui Bene è ciò che tutela ogni forma di Vita e Male ciò che vi si oppone.
Se, diversamente, Brahman è puro caos indeterminato, frutto magari delle contorsioni mentali di un Daimon bizzarro, di un Demiurgo malvagio, allora possono valere forme religiose che affermano la primazia e la prevalenza di specifiche tribù, etnie o appartenenze.
Sarà allora forse la fisica delle particelle subatomiche a svelare il mistero, a fornire alcune risposte a domande millenarie: se sarà dimostrato che a far nascere la vita partecipa un Atman, una particella attiva dell'energia globale, allora la fisica avrà dimostrato che ogni vivente è parte rappresentativa del tutto, e che l'energia dell'Atman, trasformandosi, partecipa all'energia di Brahman e nella trasformazione affermata dal ciclo dell'esistenza individuale non scompare ma diventa disordinata perdendo il criterio di unità assunto nella forma vitale fino ad eclissarsi, scomposta nelle unità minime, nel Brahman attraverso i principi generali dell'entropia.
Per quanto attiene invece la Morale, con buona pace per Kant che la percepiva assoluta e interiorizzata, neppure la fisica quantistica potrà fornire risposte e la materia sarà di pura competenza sociale, basata sulla convenienza dell'interazione tra soggetti, individui e gruppi di interesse.





Commenti