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PERCHE' TRUMP ODIA L'UE ?

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 6 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

La vittima predestinata dell'offensiva statunitense in Iran è (anche) la UE.

I motivi sono legati al timore di dedollarizzazione, ma hanno radici storiche importanti e significative. Ma da qui a odiare un continente il passo non è breve.


La storia si trascina dal 1945, dalla fine della seconda guerra mondiale e dall'applicazione del Piano Marshall che inondò di Dollari Statunitensi il continente europeo favorendo la rinascita economica all'interno di un controllo politico e militare americano.

A quel tempo il Dollaro statunitense era ancorato al valore dell'oro, alle riserve auree custodite in Fort Knox, posizione affermata negli accordi di Bretton Woods del 1944.

Le cose cambiarono, strutturalmente, dopo le grandi contestazioni giovanili che agitarono la politica dei Paesi Occidentali negli anni '68 e successivi: in quel periodo si andavano modificando le forme della produzione e con quelle le dinamiche degli scambi commerciali, orientando le esigenze energetiche degli USA all'energia nucleare (ricordate Three Miles Island?) e alla ricerca di ulteriori fonti di approvvigionamento.


Kissinger e i Petro Dollari

Il Segretario di Stato assunse un'idea economicamente stravolgente per quel tempo, un'idea che a quel tempo non tutti compresero nella sua genialità e nelle relative conseguenze.

Uscendo dagli accordi di Bretton Woods nel 1971 gli USA resero libere le quotazioni valutarie, accettando che il valore di scambio fosse determinato dalla quantità di scambi operati in quella valuta secondo una semplice regola di relazione tra Domanda e Offerta: a maggiore domanda cresce il valore del prodotto offerto.

Il “colpo da maestro” di Kissinger fu quello di ancorare gli scambi (vendite e acquisti) di petrolio al pagamento in T-Bond, (bond trentennali statunitensi) attraverso un accordo principale con l'Arabia Saudita e, successivamente, con gli altri produttori rilevanti.

Il pagamento in T-Bond assicurava agli USA l'alta attrattività dei propri titoli di Stato in un ambito di una notevole competitività finanziaria globale a quel tempo non ancora minacciata dall'esistenza dell'Euro, argomento di cui scriverò tra poco.

Ai Paesi produttori e esportatori di greggio il meccanismo assicurava una rendita iniziale definita dagli interessi garantiti dai Bond statunitensi, una capitalizzazione rilevante recuperabile in anni successivi, dagli anni 2000 in avanti, generando il cosiddetto Rinascimento arabo, e un parallelo accordo di difesa militare degli interessi petroliferi in capo all'Esercito statunitense e al vicino alleato israeliano.


UE, Euro e competizione

Nel frattempo in Europa si era passati dal CECA, accordo relativo a carbone e acciaio, al Mec (mercato europeo comune), allo SME (sistema monetario europeo) per arrivare alla moneta unica, all'Euro. La dinamica integrativa economica e commerciale europea definì la nascita di una Valuta, l'Euro, che si dimostrò rapidamente competitiva rispetto all' USD.

La produttività industriale di Germania, Francia e Italia esprimeva una garanzia fondamentale per investimenti finanziari espressi in Euro, spesso dalla redditività più interessante rispetto agli stessi T-Bond e quella nuova competitività avviò un processo di risentimento, forse inevitabile, da parte statunitense.

Gli USA avevano finanziato lo sviluppo economico europeo, avevano speso miliardi nel mantenimento delle basi militari NATO in Europa, nominalmente di carattere difensivo, e si trovavano all'improvviso a dover affrontare una competizione economica e finanziaria di notevole entità: da una parte i prodotti europei si vendevano come il pane negli USA, definendo uno status symbol di consumo e uno sbilanciamento notevole nella bilancia dei pagamenti, e dall'altra i prodotti finanziari europei risultavano competitivi e concorrenziali rispetto ai bond statunitensi, affermando l'Euro come valuta competitiva nello scenario planetario.


BRICS, UE e Dollaro

Il dollaro statunitense è stato messo sotto attacco prima dall'Iraq di Saddam Hussein, che proponeva il commercio del petrolio basato su valute alternative rispetto al dollaro, e si sa come andò a finire. Poi fu la Libia di Qeddafi, e finì pure peggio.

Per dirla semplicemente gli USA manifestano una certa suscettibilità all'idea che una valuta diversa dalla loro sostituisca i biglietti verdi nella contabilità generale del greggio e dell'energia, proprio perché l'intero modello di finanziamento dell'apparato pubblico degli USA è determinato dai pagamenti in dollari dei prodotti energetici.

Una diversa contrattazione valutaria potrebbe mandare a gambe all'aria la contabilità federale.

L'elemento, a tutti noto, fa sì che i BRICS, i Paesi alleati in una visione geopolitica avversa agli USA, capitanati da Cina, India e Russia, propongano come valuta di riferimento sia i Rubli russi che gli Yuan cinesi, generando tensioni violentissime di cui il recente attacco all'Iran è manifestazione esemplare.

Se le riserve iraniane dovessero essere scambiate in Yuan, come richiesto a Teheran, gli USA subirebbero uno smacco politico e uno svantaggio economico, entrambi di ampia risonanza e portata.


Il nemico europeo

Nello scenario descritto poco sopra l'Europa è, agli occhi di Washington, colpevole e responsabile di non pochi guai, dallo sbilanciamento nella bilancia dei pagamenti alle relazioni privilegiate in materia energetica, fino all'inizio della guerra in Ucraina, con la Russia, alla competitività in ambito finanziario nel settore dei Titoli di Stato, alla competitività industriale generalmente intesa, per terminare con la scarsa propensione al sostenere le spese militari relative alle basi NATO presenti nel e sul territorio europeo.

Inoltre l'eccessiva normazione comunitaria impedisce alle Lobbies statunitensi di operare all'interno del mercato europeo con la libertà che a loro farebbe comodo, il che rende il sistema economico neoliberista, che disdegna regole e vincoli, molto irritabile.

Nel corso dei decenni l'UE si è trasformata da suddito addomesticato in avversario, da partner riconoscente a alleato refrattario, rivendicando, nella prospettiva statunitense, un'autonomia e una indipendenza che non è in grado di gestire priva com'è di risorse energetiche, di materie prime e di forza militare.

Così, improvvisamente, lo storico alleato afferma “se vuoi l'indipendenza guadagnatela!”, se vuoi il petrolio vattelo a prendere, scoprendo il gioco che smaschera, qualora ce ne fosse stato bisogno, la debolezza intrinseca di un sistema europeo che si scopre improvvisamente fragilissimo e debolissimo, vero vaso di coccio inadatto a competere con vasi di ferro del calibro di USA, Cina e Russia tanto nella dinamica economica quanto in quella bellica, quanto, ancora, in quella tecnologica, vera barriera strutturale nel mondo d'inizio millennio.

Ecco allora che nel Grande Gioco l'UE diviene vittima sacrificale eccellente, suddita che deve tornare ad essere tale evitando accuratamente di provare ad alzare la testa.


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