L'ALGORITMO OTTUSO
- Gilberto

- 29 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Cosa unisce la sfiducia nella democrazia alla diminuzione della creatività ? Chi ha interesse a uccidere la fantasia?
Ogni epoca ha avuto la propria caratteristica creatività, al punto che ogni epoca dispone di un aggettivo specifico che indica il suo proprio genere artistico,
L'arte, e in generale la creatività, è un progetto capace di individuare punti di vista diversi, persino divergenti, rispetto all'ordinario, a ciò che si ritiene “comune”, laddove il termine comune deve essere inteso nella competenza al ribasso che il far parte del gusto di massa genera.
L'artista geniale è, pertanto, inevitabilmente poco comprensibile ai propri contemporanei, mentre ai contemporanei piacciono generi noti, riconoscibili, masticati e digeriti o semplici rivisitazioni degli stessi generi.
Per secoli l'arte rimase ambito di classi dominanti, essendo quelle classi in grado di apprezzarne l'evoluzione e il linguaggio, anche quando quel linguaggio si poneva con termini di ironia o sarcasmo nei confronti del potere.
Poi accadde che offrendo l'approccio alla cultura, grazie all'istruzione di massa, anche agli strati popolari l'arte stessa si popolarizzò generando nel contempo imponenti fenomeni di contestazione verso quel potere che aveva autorizzato la diffusione culturale, e quell'ondata contestataria irritò a tal punto il potere da obbligarlo a recedere dalle buone intenzioni, riducendo la conoscenza al mero tecnicismo, la comicità al greve motteggio, lo spettacolo ad una rutilante pornopedia televisiva, banale prostituzione spettacolare di cliché attesi e ricorrenti.
Con l'intervento dell'Intelligenza Artificiale, infine, ogni tentativo artistico viene sabotato sul nascere: l'algoritmo provvede ad affermare e reiterare il modello musicale medio dell'ascolto medio, il copione medio della sceneggiatura media, adeguando il modello meccanico alle precedenti esperienze di vendita e di cassetta, disperdendo così ogni possibile creatività.
Così la creatività si estingue e la fantasia viene blindata all'interno di strumenti noti che offrono a chiunque l'illusione compositiva producendo insipide minestre riscaldate, crescendi musicali ascoltati mila volte, arrangiamenti gestiti dal marketing dell'ascolto medio, oniriche fantasie secolarmente sperimentate dal surrealismo, trame avvilenti e scenicamente compiacenti.
L'AI ha studiato le funzioni prevalenti del marketing artistico, di ciò che consentì nei tempi superati il buon successo di un disco o di un film, e ne riproduce le dinamiche ottusamente, all'infinito, incapace di generare innovazione o cambiamento, inadatta ad accendere una scintilla di ironia in sceneggiature apparentemente scritte da imbecilli per ancor più imbecilli, addestrati a ridere da un sistema intelligente.
Ma l'arte, trasformata in spettacolo e lo spettacolo in intrattenimento, sono figlie di un modello che ci vuole consenzienti e appagati, che teme la satira come la peste e osserva la capacità di autonomo pensiero come fosse un'eresia letale. Lentamente e inesorabilmente si relegano libri che generano pensieri, si ridicolizza Orwell, si banalizza Shakespeare, si schernisce Beckett e si proclama insopportabile Ibsen. Tutto ciò che osa elevarsi al di sopra della soglia media del gradimento medio del pubblico medio definito dall'algoritmo medio è soggetto a censura, a divieto, all'indice del nuovo Sillabo contemporaneo.
Così il nuovo modello genera il gusto, l'accettazione e il rifiuto, la mediocrità del vivere e la cecità diffusa, quella cecità descritta da Saramago che impedisce di vedere malefatte e realtà; così il sistema offre al volgo gli obiettivi rilevanti per cui indebitarsi, i disvalori per cui sacrificarsi, cose a cui credere e cose da rinnegare, indicando ciò che è congruo all'interesse del sistema e respingendo ciò che lo discute.
Ed è gusto transnazionale, affermato da giganti d'impresa, rimbalzato da schermi colorati di dispositivi portatili, approvato dalle capitali dei grandi capitali, gusto asettico e grigio come un cielo privo di stelle, privo di profondità e di critica, pura e liscissima superficialità che intrattiene e contestualmente rimbecillisce.
Algoritmo onnisciente che sopravvede e cancella, che isola ed esilia, che analizza ogni parola purché sia coerente al Verbo, che tutto appiattisce in una cloroformizzata uniformità, prona al potere, avversa alla discussione o all'accettazione del divergente.
Ridotti a passivi riceventi delle scelte prodotte dall'algoritmo, a reagenti adattativi delle disposizioni impartite dal sistema, marciano in fila cittadini plaudenti seguendo i nuovi pifferai che prima li spoglieranno dei diritti, poi li esproprieranno degli averi e infine li sacrificheranno alla proprie necessità.
E non so dire, ormai, se vi sia ancora tempo e modo per opporsi.





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