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NOI ALIENI

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 1 min

Hans Reudi Giger (1940-2014) non dipingeva mostri ma l'animo umano, il nostro Es, e rivedendo Alien appare immediata la percezione che il mostro che divora, che assale, che strazia e che rappresenta un pericolo imminente altro non è che il nostro inconscio.


È violento, Alien, fin dalla nascita.


Sbava, si apposta, insegue, desidera impossessarsi dello spazio che abita non troppo diversamente da come agiscono i lattanti quando gattonano per casa.


Per nutrirsi uccide, come ogni creatura carnivora, come noi che ci riteniamo onnivori, e per sopravvivere uccide gli umani che gli danno la caccia, come accade in ogni guerra umana.


È egoista e solipsista, Alien, tanto che diversamente da noi si riproduce deponendo uova, ma esattamente come noi lascia le uova in un corpo vivente perché vengano fecondate.


Se non ci assomigliasse così tanto Alien non ci farebbe paura: lo tratteremmo come trattiamo serpenti e tarantole, scorpioni e topi, con un poco di disgusto misto a ribrezzo e tante dosi di bastone.


Invece no, con Alien è diverso.


Lo temiamo perché lo riconosciamo e riconoscendolo sappiamo che la sua ferocia è senza limiti esattamente come può essere illimitata la ferocia umana capace di essere ferocia predeterminata, fredda, oggettiva, mirata al raggiungimento del controllo e del potere come qualsiasi studio psicologico afferma essere l'Es, l'individuo che abita il nostro corpo prima di noi, come scrisse Groddeck, amico e discepolo di Freud e padre della psicosomatica.




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