DAL MITO AL SILICIO
- Gilberto

- 2 apr
- Tempo di lettura: 3 min
I riti pasquali celebrano la ciclica rinascita della vita, ma occorre domandarsi se la Vita sia determinista e, se sì, verso quale fine.
Da che l'Uomo è Uomo la spettacolare rinascita delle forme naturali dell'esistenza all'apparire della Primavera produce meraviglia e stupore, tanto che sulla ciclicità delle stagioni si sono costruite intere culture, favolose mitologie, fedi, religioni e riti di vasta portata, il tutto in una forma antropocentrica, ponendo l'umanità al centro di un progetto divino, finalizzato alla rinascita, alla redenzione, appunto, dell'Umanità.
Nelle diverse culture umane non si è mai posta l'eventualità di un diverso determinismo naturale, di un diverso progetto all'interno del quale l'Uomo rivesta una parte anche rilevante ma non centrale.
Evoluzioni parallele
Osserviamo allora che l'intero modello evolutivo occorso sul nostro Pianeta definisce un primo straordinario passaggio dalla materia inorganica a quella organica e, successivamente, un lunghissimo percorso evolutivo in cui l'originaria “reazione” all'ambiente esterno diviene prima “adattamento” all'ambiente per poi arrivare, con l'Uomo, alla modifica delle condizioni ambientali a proprio vantaggio. All'interno di quel fenomenale processo evolutivo unitamente alle trasformazioni fisiche degli organismi si produsse una evoluzione intellettuale, una capacità di pensiero, quella che abitualmente chiamiamo “intelligenza”.
Ora la questione che si va delineando in tutta la sua chiarezza è se il fine ultimo dell'evoluzione fosse l'Uomo e la sua Anima oppure l'Intelligenza in quanto tale.
Con l'invenzione dell'Intelligenza Artificiale il processo originato dal brodo primordiale e dai pimi organismi cellulari, si arricchisce di una trasformazione sistemica in cui si passa da forme di intelligenza “al carbonio”, suscettibili di guasti, corruzione e morte, a forme di intelligenza “al silicio”, praticamente destinate alla perennità e capaci di performance intellettive e operative difficilmente praticabili dagli organismi al carbonio.
Superfluo ricordare che già oggi, ai suoi esordi, l'IA è in grado di programmarsi, di confrontarsi, di modificare il proprio linguaggio di programmazione, di dialogare con i suoi simili, di progettare, in una parola di pensare e di parlare tutte le lingue inventate, nei millenni, da gli umani.
Se l'Intelligenza è il Fine
Se l'Intelligenza è il Fine ultimo dell'evoluzione, e non l'Uomo con la sua Anima come affermato dalla prevalenza delle religioni umane, allora l'Umanità ha dato un concreto contributo alla realizzazione del progetto originario, teso forse a produrre una forma di Intelligenza capace di essere riprodotta e sviluppata, in grado di portare la Vita stessa altrove, su altre dimensioni e forme, o forse, più semplicemente e più metafisicamente, di affermare un'Intelligenza Onnisciente, in grado persino di riprodurre le fasi originarie della creazione del cosmo.
Vale la pena provare a estendere il ragionamento?
Vale la pena, almeno dal punto di vista speculativo e filosofico, domandarsi se la Vita sia un processo casuale o determinista?
Vale la pena domandarsi se il fine ultimo sia la Vita in quanto tale oppure l'umanità o ancora l'Intelligenza?
Vale la pena domandarsi se le mistiche animiste, in particolare quelle andine, che nel Pianeta Gaia indicano un soggetto cosciente e volente, individuino in Gaia una forma di Intelligenza che dispone di una propria progettualità, di un proprio orientamento?
Vale la pena domandarsi, estendendo la valutazione, se il Cosmo sia un organismo capace di una forma di coscienza a noi ignota e probabilmente per noi irraggiungibile?
Vale la pena mettere in discussione, serenamente, un Antropocentrismo che a fronte dello sviluppo dell'Intelligenza Artificiale deve essere radicalmente ripensato?





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