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DALLA PSICOANALISI AL VOYERISMO

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 13 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Come abbiamo fatto a trasformare gli studi di Freud in un mediocre fenomeno popolare?


Arthur Schnitzer scrisse la novella Doppio Sogno, edita in Italia da Adelphi, nel 1931 ambientando il racconto in quella Vienna, sua e di Freud, che grazie al lavoro freudiano scopriva l'esistenza di una sessualità femminile paritetica a quella maschile, ribaltando i termini delle consuetudini affermate dal patriarcato e proponendo, a chi si sentisse in animo di affrontarli, profondi mutamenti comportamentali nelle relazioni tra i sessi.

Gli anni '20 e '30 del secolo trascorso furono anni di enorme fermento culturale nel mondo di lingua tedesca, anni che vedevano nascere le opere di Bertoldt Brecht e di Elias Canetti, di Herman Hesse e, appunto, di Arthur Schnitzer, gente, insomma, che prendeva molto sul serio forme di visione e interpretazione dell'essere umano, della società e della femminilità, innovative rispetto alla tradizione ottocentesca.

Hesse e Canetti, poi, assumevano da mondi e culture contigue, dal medio e dall'estremo oriente, forme di approfondimento culturale talmente radicali da mettere in discussione la tradizione occidentale.

La psicoanalisi e le sue conseguenze assumevano, in quella cultura, forme di contestazione globale del modello tradizionale dell'erotismo, della sessualità, del rapporto di coppia, modalità contestatarie che sarebbero tornate agli occhi del mondo occidentale solamente dopo due guerre mondiali grazie soprattutto al lavoro e alle opere di Herbert Marcuse negli anni '60, a partire da Eros e Inciviltà.


Nella cultura italiana la psicoanalisi freudiana fu presa in considerazione, in misura molto blanda e altrettanto ironica, da Italo Svevo che ne accenna soprattutto ne La Coscienza di Zeno, romanzo in cui la maggior preoccupazione del protagonista è quella di riuscire a smettere di fumare, e, ancor più blandamente, in Senilità, romanzo in cui, se Svevo avesse avuto l'ardire di un Nabokov, la relazione tra maschio agiato di mezza età e giovane donna di minor levatura sociale avrebbe potuto far nascere prematuramente lo straordinario personaggio di Lolita.

Ma Svevo non era Nabokov e la cultura italiana di quel tempo (e forse neppure quella attuale) non sarebbe stata pronta ad accettare le prospettive relazionali affermate in Lolita e Svevo, se avesse scritto come Nabokov, avrebbe corso il rischio di essere socialmente lapidato.


Poi venne il cinema, e con il cinema la riduzione, la banalizzazione della cultura scritta.

Così novelle e romanzi di enorme interesse analitico e sociale si trasformano in intrattenimento lubrico e godereccio, ammiccamenti per guardoni popolari (ingresso ridotto per militari e pensionati), esibizioni di tentazioni sempre provate e sempre negate, banalità condite con salsa di bigottismo e contorno di mediocrità, aloni misterici evocanti segrete stanze e segreti giochi riservati ad elite avide di emozioni, nulla di diverso da quanto avveniva in qualsiasi lupanare della suburra ma attuato in ambienti igienicamente tutelati.

In quella modalità espositiva, nel linguaggio filmico del racconto, ecco perdersi totalmente il senso socialmente rivoluzionario, psicologicamente rilevante delle opere originarie.


Ecco che la scoperta freudiana dell'erotismo inappagato femminile diventa pura mercificazione del corpo femmiline, ecco che l'analisi del desiderio destinato a rimanere sempre tale, sublimato nella clausola onirica in Schnitzer e nelle tempeste emotive del protagonista maschile in Nabokov, rimangono sullo sfondo senza fare emergere come meriterebbe un argomento trattato dal Buddha, da Leopardi e da Lacan quando, in modalità differenti, attribuiscono al desiderio l'inappagabilità strutturale, condannando l'umanità al sempre desiderare per mai raggiungere la piena soddisfazione.


Così il linguaggio filmico, reso popolare e godereccio col fine ultimo di fare cassetta, perde ogni connotato di interesse culturale, appiattisce ogni possibile profondità, riduce a sciatteria argomenti che imperversano nella psiche di ognuno e con quella modalità affermando nuovamente la prevalenza del nulla politicamente utile, la fatuità rispetto alla profondità, l'intrattenimento rispetto alla cultura, le norme non scritte del patriarcato rispetto alla parità di genere.


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