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LUCIO, FABRIZIO, GIORGIO, ORNELLA

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 27 nov 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

La tristezza provata per certe scomparse è generazionale.

Alcuni furono strordinari interpreti, altri geniali autori, ma il vero rimpianto è per un tempo in cui anche l'arte popolare definiva una cultura diffusa.


Quando nel lontanissimo 1976 Laura Foschi, allora direttrice di GrandHotel (rivista che sotto la sua direzione tirava oltre un milione di copie) , organizzò un incontro tra me e Cristiano Malgioglio per valutare una possibile collaborazione (al tempo suonavo benino e Laura mi apprezzava non poco)r risposi che preferivo intervistare Giorgio Gaber, autore e performer di cui ero grande fan.

Malgioglio all'epoca era un giovane dal promettente futuro (promesse mantenute!), io ero in cerca di un possibile percorso esistenziale, ancora dibattuto tra scrittura e musica e altre dimensioni.

In quel tempo quasi ogni canzone che “usciva” assumeva una dimensione particolare.

Erano anni di musiche e parole in cui Lucio Battisti, Lucio Dalla, Fabrizio de Andrè, Ornella Vanoni incidevano dischi memorabili e Giorgio Gaber avviava un teatro musicale dai testi graffianti, tra politica e sociologia (e fa bene Andrea Scanzi a portare in giro per l'Italia il suo messaggio).

C'era anche Dario Fo, che nelle domeniche di primavera riempiva la Palazzina Liberty a quattro passi da casa mia.

Si respirava un clima di straordinaria creatività.

Si respirava un desiderio di profondità nelle Emozioni e nelle Relazioni.

Si respirava un desiderio di Cambiamento, a volte verso direzioni ignote, comunque in grado di affermare la Dignità individuale e sociale di una società in profonda trasformazione, costellata da una conflittualità feroce, permanente e pervasiva.

Per questo, anche per questo, oggi rimpiangiamo gli artisti che ci lasciano: perchè non erano solamente artisti ma portatori di emozioni e sensazioni e aspirazioni collettive mai banali.


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