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BERTOLDO E IL CAPITALISMO

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 29 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Bertoldo Di Ratisbona nel 1200 pose le basi etiche del capitalismo moderno, successivamente confermate prima da Lutero e successivamente da Calvino.

L'etica protestante è alla base dello spirito del capitalismo, come ampiamente descritto da Max Weber e forse oggi, alla luce del disastro sociale prodotto dal capitalismo neoliberista e dallo scempio spirituale che si determina nelle dinamiche del socialismo reale, è arrivato il momento di cercare un diverso modello, una diversa etica: una Terza Via.


Bertoldo di Ratisbona era un frate mendicante, acuto osservatore della società urbana che si andava definendo nel suo secolo.

Affermava che a ciascun uomo Dio conferiva dei Talenti: l'anima, il corpo, il tempo, le capacità e i beni terreni.

Di ciascun Talento l'individuo avrebbe risposto a Dio nel giorno del Giudizio, per cui l'uomo doveva prendersi cura dell'anima, della salute del corpo, dell'utilizzo del tempo concessogli, dello sviluppo delle sue capacità, sviluppo che avrebbe consentito l'acquisizione dei beni terreni che l'individuo non doveva scialacquare o perdere.

Ogni individuo, confermava Bertoldo di Ratisbona, dispone di una propria specifica Personalità, di capacità lavorative e propensioni, oggi li chiamiamo, appunto, Talenti, che gli consentono di affermarsi nella società: guai a non utilizzarli o a sprecarli perché dovremo renderne conto a Dio.

Ai Mercanti, categoria sociale in crescita che assumerà buona parte del potere urbano un paio di secoli più tardi, veniva così concesso non solo di sviluppare il proprio Talento commerciale ma, soprattutto, di accumulare fortune sviluppando la capacità di creare denaro dal denaro attraverso l'investimento dei guadagni percepiti.

Ovviamente al ricco era richiesto di conferire parte dei guadagni in opere di bene “per salvarsi l'anima”, e nella teoria di Bertoldo si affermava che a Dio piaceva la ricchezza dell'Uomo perché più ricco era l'individuo e maggiore sarebbe stata la beneficienza offerta.

Bertoldo era un furbone e quando bussava alle porte dei ricchi, forte della sua teoria che li premiava in terra agli occhi di Dio, riceveva oboli di notevole munificenza.


Poi vennero Lutero e Calvino che assunsero le teorie di Bertoldo e separarono nettamente il protestantesimo da quel cattolicesimo in cui dilagavano le tendenze pauperiste e si poneva un freno all'attività commerciale e speculativa considerando il denaro non come accredito in vita del proprio talento ma ancora come sterco del demonio.


Da quel periodo si sviluppano nelle Fiandre protestanti e nell'Inghilterra anglicana le Compagnie delle Indie e le Borse Commerciali. Le “banche” nate sui banchi dei mercati toscani si trasferiscono e prosperano nella Londra colonialista e nella Amsterdam dei diamanti e dei tulipani, mentre il mondo cattolico rimane ancorato a schemi feudali, ad un'idea peccaminosa della ricchezza (tranne quella ecclesiastica necessaria “ad maiorem gloriam Dei”).


Max Weber ne “L'etica protestante elo spirito del Capitalismo” dettaglia molto bene lo sviluppo parallelo tra fede protestante e sviluppo del modello capitalistico, e lo stesso modello etico viene aggredito in più passi delle opere di Marx che, nello sviluppo del proprio pensiero, propende all'egualitarismo più consono al cattolicesimo, pur gridando a gran voce che la religione è l'oppio dei popoli.


All'atto, forti delle prove pratiche definite dai danni sociali che entrambe le proposte etiche e economiche hanno prodotto, dell'eccessiva sperequazione del capitalismo e dell'insostenibile svilimento identitario del socialismo, corre l'obbligo di cercare nuovi modelli etici che definiscano a loro volta modelli economici meno confrontazionali e competitivi rispetto al capitalismo, meno propensi ad attribuire immense ricchezze a minime componenti sociali, più coerenti con una redistribuzione reddituale che garantisca dignità ad ogni Individuo.


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