CATARSI TOUR
- Gilberto

- 29 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Ieri scrivevo dell'importanza del senso di Premialità del Viaggio, oggi affronto la dinamica del viaggio come Catarsi, sorta di processo di liberazione interiore, spirituale o emotiva, che porta a una sensazione di sollievo, purificazione e rinascita, per dirla con il significato attribuito al termine dall'Intelligenza googoliana.
Ho smesso di viaggiare da ormai quindici anni. Definito che Kant scrisse di argomenti non banali senza muoversi da Kaliningrad, che Salgari immaginò la Malesia dal suo studio torinese e infiniti altri autori non misero il muso fuori dalle rispettive abitudini, io pure ho individuato nel mio buen retiro, circondato da gatti, una sorta di oasi in cui provare a mettere in ordine i pensieri.
Non invidio quindi quelle antiche amicizie che ancora si ostinano a saltare da un aeroporto all'altro, a farsi trasportare in tempo rapidissimo da una cultura all'altra, antiche amicizie che persistono nel tentativo di affermare l'utilità del confronto con l'alterità (perché a questo dovrebbe servire il viaggio) mentre in prevalenza definiscono un rapporto speculare tra il sé residenziale e il sé altrove.
Viaggiano per lo più per contemplare se stessi in viaggio, e il luogo, la cultura locale, divengono pure rappresentazioni di contorno, cornici che contengono il vero quadro, l'Io viaggiante.
Così il Viaggio non è più tentativo di comprensione, ricerca di immersione in una alterità sociale o culturale, ma pura osservazione, registrazione mnemonica, più o meno fallace, di episodi, serie di istantanee in cui l'Io è protagonista di tale portata da sommergere, col volume del proprio ego, il panorama circostante.
Per alcuni si tratta di necessità di tale valore che potremmo definirla Terapia.
Affermare un Io viaggiante aiuta a superare le ansie dell'Io residente, di un Io permanente che vive la permanenza come stato di cattività, non trovando la libertà nel suo proprio spazio interiore , nella dimensione intellettuale o spirituale.
Il Viaggio Catartico genera sollievo ma il sollievo si genera solo là dove esiste una tensione, un'acredine, un'ansia, un imbarazzo, e in quella funzione il viaggio assume la forma dell'orgasmo reichiano, funzione di sfogo tensionale, di riequilibrio delle energie inespresse.
Allora, forse, tra funzione Catartica e funzione Premiale il viaggio assume la sua terapeuticità all'interno di una società afflitta da nevrosi conclamata, sollevando per un istante dalle ansie, rimandando per poche ore le problematiche del quotidiano, attribuendo al sé viaggiante quei valori impliciti di capacità di consumo che il capitalismo rappresenta come funzionali alla definizione e all'affermazione delle personalità soggettiva.
E sia, il Viaggio come Terapia, individuale o di gruppo, è cosa buona e giusta.





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