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SPEZZARE LE CATENE

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 7 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Una volta ci si domandava se il nostro destino fosse quello di morire democristiani. Oggi il timore è quello che al Capitalismo e al NeoLiberismo non vi siano alternative possibili.


Se fossimo ancora dotati di capacità critica e analitica dovremmo domandarci perché mai gli Stati Uniti impongano pesantissime sanzioni a quei Governi Legittimi che non gradiscono il capitalismo. Scopriremmo così che la dinamica non è di carattere ideale e che il concetto di “popolo” non significa nulla alle orecchie del Capitale, perché il Capitale guarda esclusivamente al proprio interesse e al proprio profitto.

Per il Capitale l'individuo è tale, e merita persino qualche diritto, solo in funzione della sua produttività: persino quando l'individuo dovrebbe riposare e fare qualche ora di vacanza il Capitale gli impone di essere soggetto economico, di consumare, di spendere per non rallentare mai la generazione di profitto.

All'individuo il Capitale riconosce una remunerazione necessaria alla perpetrazione della produzione, fermo restando che il Profitto derivante è acquisito dal Capitale stesso.

Altre forme di Governo propongono, piuttosto, che lo Stato sia titolare dei mezzi di produzione e che il profitto derivante venga distribuito al popolo sovrano in forma di servizi sociali.

A questi governi che negano i desideri del Capitale il Capitale stesso muove guerra in molteplici modalità: dalla denigrazione sistemica alle sanzioni economiche, dall'impedimento dei commerci al sovvertimento dell'ordine costituito.

Cuba e Venezuela, e chissà in futuro forse Colombia e Bolivia, sono Nazioni in cui in tempi diversi si svilupparono Governi che riconoscevano ai rispettivi popoli sia “identità” che “diritti”, elementi questi che, per chi ha frequentato l'America Latina, sono stati negati per secoli dal colonialismo e dall'imperialismo a stelle e strisce.

La Bolivia, addirittura, ha inserito nella propria Costituzione il riconoscimento dei “diritti della Terra e della Natura” per contrastare l'eccessivo sfruttamento delle risorse, tipico del Capitalismo, e realizzare un rapporto rinnovato tra Uomini e Natura, coerentemente con la credenza in una Madre Terra, Pachamama.

Oggi la macchina da distruzione del capitalismo, pesonificata nelle scelte della presidenza Trump, muove guerra ai dissidenti, affermando la pochezza economica dei regii a diversa economia ed evitando di rispondere ad una semplice domanda: come avrebbero vissuto venezuelani, cubani, iraniani o colombiani se gli USA non avessero applicato formidabili sanzioni?

I loro governi sarebbero stati egualmente limitanti e repressivi ?

La loro povertà non sarebbe stata, forse, un semplice benessere?

Avrebbero potuto godere di maggiore libertà e servizi sociali se le rispettive economie non fossero state strangolate dal regime sanzionatorio imposto?

Rivolgo le domande ai sostenitori “senza se e senza ma” del modello liberista, ai propugnatori senza esitazione del capitalismo obbediente al padrone americano, a chi esclude categoricamente la possibilità di strutturare un diverso modello economico, una differente politica, una innovativa relazione sociale.



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