top of page

COGITO ?

Immagine del redattore: Gilberto
Gilberto
14 ago
Tempo di lettura: 2 min

Cartesio passò alla storia della filosofia per un'asserzione alquanto discutibile.

E allora discutiamone.


Ambizioso, petulante, sempre in cerca di una protezione autorevole e di una mansione altolocata l'uomo Cartesio viveva in un'epoca in cui senza raccomandazioni cardinalizie non si sbarcava il lunario e chi si schierava di traverso alle posizioni ufficiali del caardinale di turno rischiava la ghirba presso la santissima inquisizione. Erano decisamente brutti tempi.

Tempi in cui i cattolicissimi re francesi, e a maggior ragione i cardinali, tentavano di respingere quei dettami filosofici che giungevano dall'Inghilterra, dove il filosofare di impronta anglicana prendeva l'umanità per la collottola, ragionava della natura umana, del Leviatano, dell'Homo homini lupus, mettendo l'uomo su un binario di naturalità che il cattolicesimo non poteva ammettere: per i cattolici l'Uomo era creatura divina e doveva essere al centro dell'attenzione cosmica.

Così il Cartesio prima dissertò sul divario tra extensa e cogitans, poi si spinse a definire gli animali tutti “macchine prive di intelletto e di emozioni”, infine giunse alla categorica affermazione del Cogito ergo sum, senza badare alla differenza essenziale tra Vivere, Esistere ed Essere che avrebbe potuto ampiamente alterare la sua ricetta.

Ogni essere vivente esiste ed è, pertanto il “cogito” può essere accreditato a qualsiasi vivente la cui esistenza (sum) è collegata al cogitare.

Sum, in latino, significa essere avendo consapevolezza di essere, qualcosa di diverso dal vivere e dall'esistere. Le montagne esistono ma (apparentemente) sono prive di consapevolezza o di coscienza del proprio esistere.

In questa logica anche la frase inversamente espressa, Sum ergo cogito, ha ragion d'essere: sono consapevole di esistere e questa consapevolezza definisce il mio pensare, e in questa forma si adatta anche all'esistenza di un plantigrado, di un polpo, di un corvo o di un felino.

La natura intera, presumibilmente, è e in quanto tale pensa, ma anche non volendo estendere eccessivamente il concetto l'ampio panorama dei mammiferi e altri viventi lo giustificherebbe.

Cartesio, però, non poteva: il suo ragionamento era teso a godere della benevolenza cardinalizia per cui accreditò la possibilità del pensare e del pensarsi solamente agli umani, a partire da se stesso.

Meglio sarebbe stato affermare “Vivo, ergo sum, deinde cogito”: vivo, ho coscienza di me stesso e di conseguenza penso.

Così mentre il pensiero filosofico di impronta cattolica si avviava sulle misteriose strade del nulla (si pensi a Pascal e alla sua scommessa vincente sull'esistenza di dio), dall'altra parte della Manica si strutturava una filosofia che diverrà rapidamente solida base del pensiero scientifico, che aprirà la strada al dubbio e alla sperimentazione, che unita al “metodo” galileiano avvierà la filosofia della scienza, sosterrà il colonialsmo britannico e disegnerà i confini moderni del mondo.

E bravo Cartesio!



Commenti


bottom of page