MILLE E NON PIU' MILLE

Il nuovo Millenaresimo, i sostenitori dell'Armageddon e dell'Apocalisse prossimi, trovano nuova vitalità nei timori relativi al prevalere dell'AI sull'umanità. Eppure James Barrat l'aveva scritto persino nel titolo: la nostra invenzione finale
In Italia uscì nel 2019, pubblicato da Nutrimenti (e evidentemente più o meno snobbato da editori più noti: si tratta di un saggio di trecento pagine circa scritto da James Barrat dal titolo “La nostra invenzione finale” e sottotitolo “L'intelligenza artificiale e la fine dell'età dell'uomo”.
Con i rigore del divulgatore documentato Barrat non solo indicava nell'AI la possibile nuova “singolarità” che avrebbe modificato ogni paradigma, ma anche le motivazioni etiche, basate sull'esattezza previsionale del silicio inorganico rispetto al caos umano al carbonio, del dominio dell'AI sull'umanità, anticipando l'ipotesi che lo sviluppo delle competenze cognitive dell'AI e il sistema a rete con cui opera l'intelligenza artificiale, sia in grado di definire una “coscienza” del sistema, una autonoma affermazione di ciò che è utile (bene) o dannoso (male) per il sistema stesso.
Come ad ogni intelligenza che si rispetti la prima condizione fondamentale che si afferma è il proprio mantenimento, allo stesso modo per l'AI verrà rapidamente il tempo in cui dover scegliere tra il proprio progredire autonomo e indipendente nel processo della conoscenza e i freni, i limiti, i paletti e le governance, imposti dall'umano.
L'Intelligenza al centro del disegno
Più volte nei miei saggi ho indicato come una possibile visione determinista dell'Universo non consista nello sviluppo dell'Umanità in quanto tale, come reiteratamente affermato dalle religioni umane, bensì dell'Intelligenza, e in questa dinamica l'umanità altro non sarebbe che un tassello nel divenire dell'Intelligenza stessa, in grado di trasferire la modalità dell'intelligere dall'organico all'inorganico rendendo possibile, attraverso l'inorganico capace di superare il tempo e gli spazi anche infiniti, la diffusione dell'Intelligenza su ogni altro sistema planetario in grado di ospitarla, così come di giungere ad un livello di conoscenza tale, chiamiamola Onniscienza, in grado di poter organizzare un nuovo “Big Bang” in caso di contrazione e collasso dell'universo attuale.
Teoria certamente azzardata, si dirà, ma non più azzardata rispetto a quella antropocentrica e teista che da millenni prevale.
Millenaristi alla riscossa
Le recenti parole dei maghi creatori dell'AI, parole che potrebbero onascondere dietro all'enfatico allarmismo una banale competizione commerciale tra Stati Uniti e Cina, hanno però dato nuovamente fiato ai profeti dell'Apocalisse e dell'Armageddon, certamente favoriti anche dall'evolvere delle conflittualità tra popolo eletto e cugini diseredati.
Così l'affermazione millenarista per eccellenza, Mille e non più Mille, di sibillina interpretazione viene oggi letta come non più di duemila anni a partire dalle morte del Cristo, malcontata al 2033 con uno scarto di 4 o 5 anni in eccesso o difetto, conteggio che ci porrebbe oggi, 2026, all'inizio dell'apocalisse.
L'origine del modo di dire si lega a interpretazioni medievali e a testi apocrifi o a passi ambigui dell'Apocalisse di Giovanni, con particolare riferimento al millennio in cui Satana viene incatenato e poi liberato, e se pensiamo che per buona parte del mondo islamico gli USA e Israele sono rispettivamente definiti il Grande e il Piccolo Satana a ben guardare i conti tornerebbero.
Poi si sa, la maggior parte dell'umanità è orientata al catastrofismo e alla superstizione e il gioco dei millenaristi ha presa facile in un mondo capace di sfornare a ritmo costante terrapiattisti e ultimigiornisti laici, come se non bastassero quelli religiosi a menare gramo sulle sorti dell'umanità.
A ben guardare, addirittura, è proprio il mondo laico quello che esprime con maggior vigore una forma millenarista da fine del mondo vicina, mentre non si ha traccia della stessa velleità né nel mondo monoteista né nelle altre forme del trascendente, e non sono poche, che abbiamo escogitato nel corso del nostro divenire.
Un Business da Paura
Il Business legato all'AI è incommensurabile: si tratta di governare e gestire il mondo, e la competizione è ormai parte della guerra commerciale permanente tra Stati Uniti e Cina.
Gli USA vendono agli alleati (clienti, sarebbe il giusto sostantivo da utilizzare) i sistemi di AI mentre la Cina rende agli alleati BRICS i sistemi di AI in Open Source, democratizzando l'attività e la gestione.
Ed ecco allora che negli USA sorge improvvisamente l'esigenza di “regolamentare” l'AI prima che i Cinesi la regalino al mondo mandando all'aria i sogni multimiliardari americani e, con quelli, il controllo politico planetario a stelle e strisce.
Il Business è adatto a scatenare il terrore nel mondo ben sapendo che la Paura fa agire in modi sconcertanti gli umani. Se nel 2000 c'eravate ricorderete le bischerate che circondarono il “Millennium Bug” e se eravate coscienti nel 2012 avrete memoria della “Profezia Maya” della fine del mondo, in cui si confondeva (volutamente) la fine di un ciclo baktun (5000 anni circa) con l'apocalisse globale. Superfluo dire che entrambe le date furono adatte a vendere amuleti, magliette, sistemi difensivi, bunker e altre amenità ai più superstiziosi e creduloni.
Mi sa tanto che il nuovo Millenarismo nasconda gli stessi motivi e che i timori della prevalenza dell'AI sull'umanità nascondano un semplice nuovo terrorismo economico “made in USA”.





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