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CRONACA DI UN DECLINO ANNUNCIATO

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Cattive compagnie, eccesso di arroganza, obiettivi mancati e ambiente politico da circolo sportivo sono solo una parte degli elementi che definiscono il declino annunciato della compagine di governo.


Molto dipenderà dal risultato referendario, di un referendum in cui, voler o no, si gioca la credibilità di una maggioranza che ha fortemente voluto una riforma costituzionale che non migliora le attività processuali, non modifica il Codice di Procedura Penale ma si limita, per quanto è dato comprendere a chi scrive, a incrementare la sfera di influenza dell'esecutivo nei confronti della Magistratura contenendone gli interventi potenzialmente limitanti l'attività governativa.

Ovviamente la maggioranza si scapicolla nell'affermare che il referendum è fine a se stesso e non definisce un orientamento politico, dimostrando così di non avere neppure gli attributi che ebbe Renzi quando assunse la scelta dimissionaria una volta sconfitto al suo proprio referendum costituzionale.


Attributi mancanti

Dicono i savi che è poco opportuno ricercare attributi di un genere nell'altro genere, ma al di là degli aspetti fisiologici è manifesto il fatto che una cosa è la Determinazione e altra cosa il volume di voce. Chi è determinato nel raggiungimento dell'obiettivo spesso avanza a testa bassa senza troppo manifestarsi, mentre per quanto alla maggioranza è gran clamore di voci, perentorie affermazioni, occhiatacce e banalissima ipocrisia, simile a quella del mercante che declama la qualità dei suoi prodotti al mercato rionale.

Ora si potrà parlare male di altri politici d'altri tempi, che molti errori commisero, ma di certo non si può negare che tanto nella prima quanto nella seconda repubblica (soprattutto nella prima, ahimè) di Politici con gli attributi ve ne siano stati.

Questo esecutivo, nella persona del primo ministro, recita bene la parte del soggetto forte agendo come fanno gli attori sul palco, con gran roteare d'occhi, con ampi gesti, con toni minacciosi e grevi, pur senza mai raggiungere alcun obiettivo: quando il sipario cala la realtà fuori dal palcoscenico è immutata.

L'ultimo esempio d'assenza d'attributi è stato il votare a favore dell'accordo Mercosur per poi subito dopo esultare a fronte di un periodo di riflessione (richiesto dalla sinistra a Bruxelles), intestandosi il freno ad un accordo che, potenzialmente, mette in ginocchio l'agricoltura italiana.

Straordinario camouflage di camaleontica improntitudine degno d'un Brachetti trasformista.


Obiettivi mancati

Molti che col ventennio orbace nulla avevano a che fare finirono con l'affidarsi alla maggioranza attuale dopo avere tentato molteplici alternative, non certo attribuendo massima fiducia ma aperti all'ipotesi “ne abbiamo provate tante, proviamo anche questa”.

Obiettivi sbandierati furono pensioni minime a mille euro, sanità pubblica funzionante e rapida, magistratura snella e efficiente, sicurezza nelle case e nelle notti, scuola capace di produrre formazione e istruzione, energia per tutti gli usi a costi adeguati.

Nulla, ma proprio nulla, neppure per uno scherzo del destino che fa sì che un risultato si ottenga per caso, è stato raggiunto.

Persino quella bizzarra ipotesi di carceri delegate al suolo d'Albania ove rinchiudere migranti ribaldi, si è tradotta in una farsa, sorta di comica pagliacciata per di più onerosa al contribuente.

Decreti e decretini hanno inseguito la cronaca, vietando con piglio militare rave party e assembramenti, giuste proteste sindacali e affermazioni di libero pensiero, a dimostrazione del fatto che non esiste progettualità, non esistono obiettivi, non esiste idea di futuro.

Inseguire la realtà cercando di apporre cerotti e bende, dal naufragio di Cutro al disagio sociale di Caivano, non risponde a progettualità ma a banale opportunismo.


Cattive compagnie

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, recitava un antico adagio. E se ti accompagni con Trump probabilmente non sei un tipo affidabile. Se ti presenti come sua longa manus in Europa mentre quello fa di tutto per screditare e rendere suddita l'UE sei peggio del Caporale di Totò, quello per cui o si è uomini (con relativi attributi, vedi sopra) o si è caporali (portavoce e leccapiedi del potere).

Sul resto delle compagnie vale la pena di non soffermarsi: gente che persiste a rincorrere un miraggio violento tramontato quasi cent'anni fa ha più bisogno di un buon psicologo, uno bravo si intende, che di discussione politica che di solito sono proprio i deboli e gli inibiti, i disagiati e gli sfigati, che ricorrono alla violenza per fingere di stimarsi e tentare di affermarsi.


Al Circolo in famiglia

Stucchevoli teatrini, con amici e parenti che mandano saluti, cantano gli auguri, frequentano ministeri, occupano poltrone, invadono gli schermi poco avendo da raccontare ma con tono muscolare, hanno trascinato il modello esposto della politica a forme che mancavano in Europa dai tempi di Ceasuscu in Romania, e di cui ovviamente non si percepiva l'assenza.

Roba da circolo sportivo, da gita scolastica, da foto di gruppo all'oratorio: indigesta e indigeribile.


Declino in crescita

Ovvio l'ossimoro: l'unica cosa che cresce per questo governo è il declino della sua credibilità, dell'affidabilità dell'attribuibile fiducia. E il vento gelido della disistima attraversa l'affollato quartiere della maggioranza, creando accordi sottobanco, promesse di alleanze future, cambi di casacca, salti della cavallina, giochi di prestigio di fede e appartenenza, fiumi carsici di flussi parlamentari, in una logistica di predisposizione alla prossima battaglia elettorale che, dati i posizionamenti in corso, sembra profilarsi più prossima del previsto.

Tanto la premier che i suoi vice rischiano grosso: lei rischia il premierato e con quello l'aspirazione al ruolo di incontrastato decisore, presidente in pectore assoluto con pieni poteri; loro rischiano la leadership nei rispettivi partiti. Tra i prataioli di Pontida sono ormai insofferenti tutti, e dalla Lega si scappa dove si può; nell'estensione berlusconiana in parlamento la Famiglia ha deciso di rinnovare, sgrossare, mandare a casa e il mite Ectoplasma ministeriale potrà dedicarsi alle passioni personali fin dal prossimo mandato parlamentare.

A fronte di questo ampiamente preavvisato tracollo non si vede, però, alternativa all'orizzonte.

Dove sono i lavoratori di tutto il mondo uniti? Dove i progetti di equa distribuzione della ricchezza? Dove le riforme che cambieranno il vivere popolare? Dove il freno all'arroganza dell'economia?

Anche al di là dell'emiciclo oltre il cicaleccio non si ascolta nulla.

E questo è persino più preoccupante di tutto quanto scritto prima.



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