QUEL CHE RESTA DELLA DEMOCRAZIA
- Gilberto

- 23 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Quando i Presidenti, di Stato o di Consiglio, parlano pubblicamente sempre in termini di propaganda di partito, come fossero perennemente in campagna elettorale, dimenticando il loro ruolo istituzionale, la democrazia è già superata de facto se non ancora de iure.
I tentativi in corso di modificare alcuni elementi sensibili della Carta Costituzionale indicano con chiarezza di ridefinire de iure ciò che de facto si applica (o almeno si prova ad applicare).
Mala tempora currunt sed peiora parantur direbbe qualcuno.
Come sempre, però, nn è lo strumento in sé ad essere pericoloso, ma l'uso che se ne fa.
La Francia è Repubblica Presidenziale e non sembra che oltralpe la democrazia sia in pericolo: Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra e non pochi Paesi Nordici sono Monarchie istituzionali e anche à la democrazia appare solida.
Se negli USA e in Italia, al contrario, la democrazia vacilla non è questione di regole ma di chi quelle regole maneggia e utilizza.
Se si cresce nel mito della supremazia egotica (come per Trump) o dell'ideale (come per Meloni) difficilmente ci si adatta ad equilibri istituzionali di reciproco controllo: se si coltiva il mito della propria superiorità, individuale o storica, si ricerca il controllo assoluto.
Ci si potrebbe opporre alla deriva assolutista?
Sì, certamente, se si disponesse di idee o progettualità, di una visione di futuro possibile.
Pare invece che dismesse le industrie e scomparse le Tute Blu l'opposizione non abbia più saputo rivolgere lo sguardo verso un bacino elettorale, abbia perduto le parole d'ordine, abbia smarrito la ragion d'essere lasciando il vasto popolo dei pauperes in balìa del disinteresse e del rifiuto o di un disarticolato populismo spacciato per sovranismo.
Il tempo corre e quando corre stringe.
E' vitale la necessità di ridefinire attese e parole d'ordine, aspirazioni e prospettive.
Parlare del sesso degli angeli e di altri diritti andrà bene solo dopo aver ridefinito l'orizzonte economico e programmatico in cui noi tutti ci troveremo a vivere e operare, un orizzonte che vogliamo di pace, di sviluppo, di progresso e di diffusa serenità.
Diversamente dobbiamo prepararci a un lungo inverno politico.





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