DEMOCRAZIA A SCHEMA VARIABILE?
- Gilberto

- 15 giu
- Tempo di lettura: 2 min
La democrazia è come la Libertà: o è o non è.
La Libertà può, in teoria, non essere assoluta, dovendosi collettivamente evitare che la Libertà dell'uno definisca un danno alla Libertà altrui, ma questa interpretazione della Libertà definisce una serie di vincoli sempre più stringenti all'applicazione della Libertà, tali da poter rendere la stessa Libertà non esercitabile.
Lo stesso vale per la Democrazia: porre limiti all'applicazione estensiva, ovvero limitare il pensiero esprimibile, definisce i termini dell'interdizione e, di conseguenza, dell'insussistenza democratica.
Il limite pertanto non può né deve essere posto, tanto meno come clausola anticipatoria posta “ad excludendum” di categorie o specificità, tranne nei casi in cui l'utilizzo della Libertà non debba essere regolamentato, ad esempio per la guida (tutti i maggiorenni possono guidare un veicolo purchè abbiano conseguito l'autorizzazione alla guida) o per andare a pesca o a caccia, per esercitare attività specifiche o peculiari, in cui la Libertà operativa viene appositamente regolamentata.
Forse, allora, la Democrazia dovrebbe essere regolamentata nel suo proprio esercizio, consentendo l'accesso al voto ai titolari di Patente elettorale, ottenibile attraverso un esamino relativo alle norme costituzionali fondamentali e all'organizzazione dello Stato, seguita da una patente di maggior valore per chi si candida a consigli comunali e provinciali, per finire con una patente di ancor maggiore difficoltà di conseguimento riservata ai candidati al Parlamento e al Governo.
In questo modo saremmo certi che chi vota e chi si candida dispone delle conoscenze essenziali dei disposti costituzionali e normativi, potendo così confidare su una platea dell'esercizio democratico adeguatamente formata.
Ahimè ciò non accade perché ritenne, il Legislatore, sufficiente l'articolato Costituzionale nella sua dichiarazione di Democrazia illimitata, confidando lo stesso Legislatore nel fatto che le istituzioni avrebbero nel tempo provveduto a far studiare, o almeno leggere o portare a conoscenza, la Costituzione nelle Scuole obbligatorie.
Per il Legislatore, infatti, tutti i cittadini sono uguali e dispongono dei medesimi diritti senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali.
Alla lettura, pertanto, appare quanto meno improprio e inadeguato costruire barriere di ingresso in funzione dell'opinione politica di chi desidera partecipare ad una qualsiasi manifestazione, così come improprie e inadeguate sembrano essere formule definite a protezione di categorie specifiche di cittadinanza, formule che nella loro definizione divengono discriminatorie rispetto alle categorie non identicamente tutelate e protette, ovvero a quella maggioranza che non manifesta le medesime peculiarità.
Deriva, da questa modestissima osservazione, che chi desidera porre barriere o sostiene corsie preferenziali a favore di categorie sociali specifiche, forse non rispetta il dettato costituzionale ma utilizza la legislazione specificamente tutelante per generare consenso elettorale, ponendosi di fatto al di fuori del contesto costituzionale di cui pretende essere interprete esclusivo.
La Democrazia, però, come la Libertà non può essere interpretata secondo uno schema variabile, in funzione dell'esercizio del potere o dell'attrazione del consenso: o è o non è.
O E' per tutti o non è. Il resto è retorica.





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