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IL PREGIUDIZIO PROGRESSISTA RENDE TUTTI PECCATORI

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Da che la fusione fredda della politica post berlinese generò il sarchiapone cattocomunista ecco che il nucleo progressista ha fatto proprio e moltiplicato il formalismo cristiano, la pubblica condanna del peccato, il rogo per il libro improprio e per l'autore, passando dal libero amore al senso del peccato, dalla rivoluzione ai consigli d'amministrazione, dal materialismo storico al formalismo woke, dal pensiero critico alla critica del pensiero.


Allo stesso modo del cattolicesimo più bigotto oggi nel settore progressista della politica italiana non ci si aspetta che gli individui “migliorino” nel loro atteggiamento verso la società ma, piuttosto, che si sentano sempre più in difetto sotto il profilo etico e morale, che votino “a sinistra” avvolti da un senso di colpa permanente.

L'ultima vicenda del “patentino antifà” altro non è che la conferma di quanto espresso nel paragrafo precedente, ma la questione è di ben altra portata e estensione e coinvolge ogni espressione non politicamente adeguata, ogni battuta anche velatamente sessista o omofoba, ogni concetto anche solo formalmente espresso in termini di banale buon senso: è un condizionamento aprioristico e censorio di matrice cristiana posto in essere con la medesima meticolosità con cui i curati di un tempo interrogavano i penitenti al confessionale.

Così come valse per il cristianesimo di ogni tempo oggi per il progressismo siamo tutti peccatori, tutti rei di eresia quando non di apostasia se per caso si prova a rammentare l'origine del pensiero socialista, il materialismo necessario, le battaglie dei lavoratori, la distanza dal padronato, l'opporsi alle dirattive dell'economia finanziaria.

Da che la fusione fredda della politica post berlinese generò il sarchiapone cattocomunista ecco che il nucleo progressista ha fatto proprio e moltiplicato il formalismo cristiano, la pubblica condanna del peccato, il rogo per il libro improprio e per l'autore, passando dal libero amore al senso del peccato, dalla rivoluzione ai consigli d'amministrazione, dal materialismo storico al formalismo woke, dal pensiero critico alla critica del pensiero.


Tutti asceti !

Vale allora la pena cercare di comprendere il motivo dell'accento sul Senso del Peccato e sulla strenua resistenza al Peccato a cui il militante ascetico, novello Sant'Antonio, è chiamato a provvedere.

Il Santo, Antonio o altro asceta a vostro piacimento, combatte nel suo isolamento contro i demoni che lo vengono a trovare: sono demoni naturali, sono le tentazioni fin troppo umane della carne, del piacere, del buon cibo, della comodità, del denaro e del potere contro le quali il Santo afferma la sua indomita volontà a resistere, a privarsi, a fare a meno, a rinunciare, santificando se stesso in primo luogo ai propri occhi per poi additare il volgo al ruolo di peccatore non sapendo, non volendo o non potendo il volgo rinunciare al dosaggio minimo di peccato quotidiano con cui la natura ci consola della nostra condizione mortale.

Il Santo non combatte contro demoni infernali armati di forconi ardenti ma contro la sua stessa Natura, che è la nostra stessa natura, che quando preme e reclama le sue necessità è capace di trasformare le notti in incubi e i giorni in deserti roventi.


Contro Natura

Allo stesso modo la politica progressista ci vuole capaci di respingere la Natura, quella Natura che diffida della diversità e rivaleggia con l'estraneo, che struttura le appartenenze sulla somiglianza, che integra per prossimità e condivisione, che dopo avere ascoltato le opinioni di tutti vota e decide a maggioranza.

Così il Pregiudizio espresso spesso con un ditino alzato, in aperta imitazione dell'insegnamento civico e morale, dell'ammonimento sacerdotale espresso prima che giunga l'anatema su materie spesso lontane dal comune sentire e dalla comune necessità, certo prive di rilevanza nella maggioranza delle famiglie e nelle menti degli individui, quel Pregiudizio afferma che noi tutti siamo peccatori.

Peccatori informali, sia chiaro, persino peccatori preterintenzionali, succubi dell'ignoranza, individuale e di ceto, di classe o di genere, da cui siamo afflitti ma pur sempre peccatori, alcuni dei quali, in ispecie alcuni di genere, privi della possibile remissione dei peccati, soggetti alla scomunica permanente.

Per loro non vale cantare le canzoni rituali, per loro non vale sbandierare i colori necessari, per loro non vale, traditori !, l'aver scritto o cantato per decenni il progressismo e l'aver una volta, una volta sola, osato affermare un libero pensiero.

Come nel peggior cristianesimo d'ogni tempo l'Inferno attende il peccatore che abbia peccato anche un solo istante e che non si sia debitamente e pubblicamente pentito.

Come nelle lettere paoline la scomunica colpisce non solo l'atto, l'agire peccaminoso, ma persino l'aver pensato il possibile peccare.

Guai ai peccatori che osano sfidare il dogma!

Guai ai reprobi dell'eppur si muove!

Guai al libero pensare, all'osservare, al criticare: come tanti Giordano Bruno verranno arsi con le loro opere nella pubblica piazza televisiva, senza che alcuno abbia conferito ai giudici il potere giudicante.

Le tentazioni
Le tentazioni

1 commento


Linda
5 giorni fa

Forse il vero problema non è il progressismo, il conservatorismo o qualsiasi altra ideologia. Il problema nasce quando una convinzione diventa così forte da non tollerare più il dubbio.

Ogni epoca ha avuto i suoi dogmi, i suoi eretici e i suoi inquisitori. Cambiano i simboli, cambiano le parole, ma la tentazione di dividere il mondo tra giusti e sbagliati resta la stessa.

La libertà di pensiero non si misura quando siamo d'accordo, ma quando ascoltiamo chi la pensa diversamente senza sentirci minacciati. Forse dovremmo preoccuparci meno di stabilire chi è il peccatore e chi è il puro, e dedicarci di più a capire perché la società sembra aver perso il gusto del confronto autentico.

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