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LA DIFFERENZA SALUTARE

Immagine del redattore: Gilberto
Gilberto
8 lug
Tempo di lettura: 4 min

Vive la difference ! Si gridava un tempo per sottolineare quelle differenze tra donne e uomini che rendono l'unione dei sessi cosa assai gradevole nell'esperienza comune.

Ma anche nella società, nel suo essere soggetto collettivo e complesso, le differenze sono utili e necessarie alla crescita collettiva. Peccato allora che la TV voglia cloroformizzare le menti in un processo di omologazione complessiva.


Uno stagno abitato da sole carpe è uno stagno senza futuro, destinato a trasformarsi in palude e, prima o poi, in torbiera maleodorante.

Se ne parlava già una ventina di anni fa al Laboratorio Ambientale di Pracatinat della Regione Piemonte quando la didattica che lì veniva progettata indicava i processi di convivenza e coabitazione, quando non di manifesta simbiosi tra specie differenti, presenti nel mondo naturale, metafore didattiche di un progetto di società capace di includere differenze rilevanti.

In biologia gli aspetti simbiotici delle diverse specie indicano come in ambienti determinati funzioni molto meglio la “cooperazione” rispetto alla “sopraffazione” e moltissimi naturalisti di chiara impronta darwiniana sottolineano la priorità della cooperazione rispetto alla pratica coercitiva dove “vince il più forte” secondo una lettura semplicistica e semplificata della teoria di Darwin: in sostanza in natura “vince la cooperazione che consente il miglior adattamento collettivo al cambiamento”.

Persone avvedute possono quindi comprendere come il medesimo meccanismo possa e debba essere sovrapposto alle comunità umane, alle società sempre più articolate e complesse in cui ci troviamo a vivere e che siamo chiamati a organizzare quando non a governare.

Così possiamo scegliere se essere un bosco vivo che ospita diverse varietà di alberi, di funghi, di muschi, di insetti e di anellidi o se preferiamo diventare lo stagno con l'esempio del quale ho aperto questo intervento,o un qualsiasi altro ambiente monotematico.

Così possiamo scegliere se crescere tumultuosamente come nel passato sono cresciute tutte le città crocevia di interessi e di commerci o se restare immobili, nella mentalità, nelle credenze, nelle superstizioni e nella povertà, come capitò per secoli alle enclaves montane, ai residenti delle valli più profonde e senza sbocco di transito.

La differenza è salutare. È grazie alle differenze che ci si può confrontare e con il confronto crescere. Nelle culture umane è stato il confronto, talora lo scontro, a consentire lo scambio di idee e l'evoluzione tecnica, tecnologica e culturale.

Le culture univoche e monotematiche sviluppano solamente regimi basati sull'omologazione del pensiero, sul pensiero unico incontestabile, sulla dittatura dell'omogeneità omologata.


Il Pensiero atrofico

Occorre allora osservare cosa passa in TV per capire che tipo di società stiamo costruendo.

Da tempo più o meno immemore i format sono ripetitivi, non diversamente dai film americani divenuti nel tempo sempre più prevedibili nella loro organizzazione narrativa.

Scomparsa la Cultura dai canali 1,2,4,5 e 6, sopravvivono tematiche culturali sul 3 (prevalentemente in orari diurni, quindi a scarsa audience) e 23 (Rai Cultura).

Altrove vi sono parvenze di Cultura affidate a innocui ottuagenari che a volte trattano argomenti partitici spacciandoli per culturali, creando così un nesso a mio avviso non condivisibile come accade sulla 7.

Ma 3, 23 e 7 (giocateli sulla ruota del Lotto nazionale) dispongono in tutto si e no del 10% dell'audience complessiva, mentre la gara sul mercato di massa si gioca su altre reti.

A peggiorare le cose la 7, proprio in virtù della modesta audience per di più particolarmente politicizzata, deve far quadrare i conti esasperando lo spettatore con prolungatissimi tramezzini pubblicitari all'interno dei quali appare, a tratti, la trasmissione che si vorrebbe seguire.

Ma torniamo a bomba.

Sul 4 si circuisce il pubblico femminile (e l'elettorato anziano) con infinite romanzi d'appendice come La Promessa, dove l'azione è presente e dimanica come all'interno di un circolo di canasta.

Sul 5 si spazia da storie turco ispaniche di amore, sangue e gelosia intervallate da esorbitanti Ruote della Fortuna, programma che in quanto a cultura fa quasi a gara col gioco dei pacchi del canale 1.

Ciò che però grida vendetta agli occhi del còlto è che un programma semidemenziale come Temptation Island, in cui gelosissimi decerebrati si sorprendono delle performance cornificanti teleguidate e teletrasmesse dei rispettivi partner, che risulta il preferito e il più seguito dal pubblico under 35 in prime time, più o meno lo stesso pubblico che adora Uomini e Donne piuttosto che il Grande Fratello, altra cifra di concorrenza al Nobel.


TV e Politica

I cervelli all'ammasso diventano così target televisivo e pubblicitario ma definiscono “in chiaro” la composizione dell'elettorato che in misura sempre meno ondivaga e più concentrata si affida ad alcuni specifici tasti del telecomando sentendosi eventualmente anche libero di rendere inoperativi i tasti rimanenti.

Le “Audience” si aggregano per comunità di interessi. Si tratta di “comunità di carpe” che per istruzione, reddito e altre dinamiche Nielsen (quelli delle ricerche di mercato) definiscono laghetti monotematici destinati a diventare stagni e successivamente paludi quando non torbiere.

Ma non importa se quelle comunità, alcune composte da morti viventi a loro insaputa, domani saranno scomparse perché nell'oggi, nell'attuale, nel contingente sono orientabili, manovrabili, indirizzabili il più delle volte grazie all'arma della paura, del timore, del disagio.

Interessantissimo esercitare l'azione dell'osservare i diversi TG uno di fila all'altro per comprendere le dinamiche dell'indottrinamento politico e partitico: se per caso avete superato due esami di sociologia si tratta di un hobby pervasivo, roba di cui non si riesce più a fare a meno da tanto è tossica.

Ma in tutto quel proliferare di spettacolo, di luci, di lustrini e di ceroni quello che risalta per la sua mancanza è la Differenza, quella differenza che produce cambiamento, che vivifica le società, che genera linfa vitale.

Le comunità televisive e teleguidate si definiscono nella loro chiusura, nel rifiuto dell'ingresso di osservatori diversi, di differenti forme di espressione e partecipazione.

E generano mostri. Mostri identitari e dal pensiero unico e omologato.

L'esatto contrario del progresso.


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