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FALSA LIBERTA', ILLUSORIA EMANCIPAZIONE

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 7 feb
  • Tempo di lettura: 5 min

Ci si deve domandare se quelle che chiamiamo Libertà e Emancipazione siano termini corretti per definire “ruoli di produzione e consumo” voluti dal modello economico imperante.


“Si può fare i giovani a sessant'anni, si può regalare i blue jeans ai nonni, si può...”.

Ancora negli anni '70 Giorgio Gaber cantava di Libertà Obbligatoria, indicando nelle mode e nelle loro evoluzioni non la Libertà intesa da Fromm ma piuttosto una condizione di consumo favorita, se non imposta, dall'economia, dal modello economico imperante.

Si trattava, allora come oggi, di una forma di liberalizzazione e popolarizzazione dei consumi tesa a sostenere le relative Produzioni: la creazione di una classe media conferiva a quella classe la possibilità di esprimere il proprio status attraverso il Consumo, modalità che nel tempo si è evoluta fino a fare coincidere l'Individuo con il suo Consumo esibito e manifestato.

Libertà, forse, è altro.

Negli anni della nostra gioventù, tanto per dire, andavamo in moto senza casco, in auto senza cinture di sicurezza, i bambini giocavano sul sedile posteriore delle berline, si sciava senza casco e si faceva subacquea mettendosi le bombole in spalla e l'erogatore in bocca, bevevamo dalla canna dell'acqua in giardino, vivevamo in appartamenti dove i genitori fumavano senza problemi e, malgrado tutte queste cose, siamo sopravvissuti e diventati anziani.

Oggi quei comportamenti sono vietati, sanciti da regole severe: regole imposte non per la tutela della salute dei cittadini ma, piuttosto, degli interessi economici sociali (sanità) e assicurativi (incidentalità).

A ben guardare, quindi, non si tratta di norme per la sicurezza ma di controllo dei comportamenti a favore dell'economia produttiva.

Si tratta delle stesse menzogne articolate che in altre situazioni pongono in evidenza una Mission proclamata ai quattro venti (esportare la democrazia) per nascondere una Vision (divenire proprietari del petrolio): lo schema è il medesimo.


Libertà o sottile imposizione ?

Se sul concetto di Libertà c'è allora parecchio su cui ragionare che dire del concetto di Emancipazione?

I neri d'America furono liberati ed emancipati (etimologicamente ex – manu, sottrarre alla disponibilità, alla mano altrui) dalla schiavitù per sottrarre mano d'opera gratuita alle piantagioni del Sud e disporre di manodopera a bassissimo costo per le crescenti industrie del Nord degli USA, nonché di operai necessari alla costruzione del vasto sistema ferroviarsio statunitense.

Etica e morale relative furono inventate di sana pianta per giustificare un'azione economica, di rigida economia politica: il capitale aveva bisogno di salariati in abbondanza e a basso costo e si andarono a prendere dove erano in quantità esuberante.

La Libertà era la Mission, la disponibilità di proletariato da impiegare nell'industria la Vision.

Dato che l'Economia deve sempre svilupparsi – un'economia stagnante è un'economia destinata a morire – i processi di consumo, le autorizzazioni al consumo vengono via via sviluppati e incrementati: quanta parte ha avuto il consumo di Moda, Accessori e Cosmetica da parte dell'area omosessuale socialmente sdoganata dai precedenti ostacoli morali ?

Quanta parte ha e avrà nella società dell'intrattenimento l'apertura al mondo LGBTQ+ ?

Potremmo domandarci allora: quanta parte nell'economia viene sostenuta dalla frammentazione della famiglia originaria, nelle mini case abitate da single, dall'emancipazione femminile che attribuisce ad un parco sempre più ampio di donne la possibilità di lavoro e con quella una nuova capacità di spesa?


Piccoli aspetti psicologici

Nei tempi in cui ero docente indicavo nei parametri fondamentali della teoria freudiana, espressa prevalentemente ne “Il disagio della civiltà”, gli elementi falsamente libertari e intrinsecamente economici, elementi che provo a riassumere nel modo più succinto possibile.

Il Principio di Piacere, elemento prioritario nell'inconscio individuale, viene ostacolato dalle regole del “vivere civile“ insegnate da genitori, scuola e superiori in genere, regole introiettate dal Super-Io che aiuta, con la sua funzione repressiva, a dirottare le energie in capo al Principio di Piacere (manifestazioni del Cratos o dell'Eros che siano) verso il Principio di Realtà: rinunciare al piacere immediato per godere di un piacere posticipato ma “superiore” in termini di valutazione sociale.

Il Principio di Realtà, aggregato al Senso di Colpa che l'educazione fornisce in abbondanza attraverso principi etici, morali o religiosi, (tutti elementi che contribuiscono allo sviluppo di imbarazzo, vergogna e timidezza oltre che al senso di colpa) sostiene il Principio di Performance, ovvero una migliore valutazione sociale parametrata alla capacità di rinuncia al Piacere in favore della dedizione al Principio di Realtà.

La canalizzazione delle risorse psicologiche e fisiche dal Piacere alla Realtà è alla base dell'attività lavorativa che esplica una funzione sia economica (produzione) che sociale (riconoscimento).

Mi auguro che l'estremo riassunto fatto delle regole basilari della psicologia freudiana sia comunque comprensibile nei meccanismi comportamentali degli individui, meccanismi che sono governati dalla necessità sociale che è in primo luogo necessità economica.

Max Weber ne “L'etica protestante e lo spirito del capitalismo” descrisse magnificamente la relazione tra modello economico e schema morale, attribuendo al tipico bigottismo protestante, bigottismo ancora manifesto in alcune regole dei Social Network statunitensi, la massima efficacia nel canalizzare verso fini produttivi l'energia altrimenti dedita al piacere: per Weber il capitalismo, nella sua forma moderna e contemporanea, si basa proprio sulla moralità rigida espressa dal puritanesimo protestante.

Così i periodi di massimo sviluppo commerciale e industriale delle economie mature si caratterizzano da un elevato standard di performance che si accompagna ad una valutazione sociale particolarmente significativa (si pensi a cosa accade oggi in Cina con il Credito Sociale che penalizza i comportamenti illeciti e premia quelli virtuosi), mentre nelle aree ad economia stagnante si allargano le maglie del consumo e le categorie dei consumatori, trasformando anche gli elementi del Piacere in attività economicamente redditizie (si pensi all'industria della pornografia o a quella del gioco, entrambe in grado di sviluppare forme patologiche di consumo).


Quale Emancipazione ?

Ecco allora che a fronte di queste poche osservazioni su un argomento di vastità notevole, vale la pena domandarsi cosa sia o cosa possa essere l'emancipazione.

Emanciparsi dovrebbe significare “liberarsi da” una costrizione, e in questo senso ogni elemento che consenta una discrezionalità decisionale per chi prima era soggetto a restrizioni dovrebbe essere benvenuto.

Basta, allora, una nuova forma di indipendenza economica a definire un'Emancipazione?

A mio avviso no.

Quella dinamica rappresenta solamente un diverso livello nella scala di consumo proposta dal modello prevalente, o imperante, di economia: un upgrading economico, una maggiore disponibilità per operare acquisti, una catena un po' più lunga rispetto alla cuccia nel giardino della casa padronale dell'economia.

Certo, una catena lunga, metaforicamente parlando, consente di percepirsi persino liberi ma si tratta di un trucco: un trucco che trasforma lo schiavo in accondiscendente rispetto alla sua stessa schiavitù, sorta di Sindrome di Stoccolma che al recluso fa amare il proprio secondino.

A parere di chi scrive, però, l'emancipazione consiste nel vivere la propria esistenza nella Consapevolezza del proprio essere e seguendo le proprie regole.

La Consapevolezza è percorso complesso, non a tutti gradito, in grado di mettere in discussione tutto ciò che riferiamo come certezze o valori.

La decisione di assumere per sé regole specifiche parte dalla decostruzione del castello di regole introiettate attraverso l'educazione e l'istruzione. Una volta raso al suolo quel castello (di bugie e di convenienze, di norme e regolamenti) si potrà definire il proprio decalogo etico, morale e comportamentale.

Non mi illudo che siano molti coloro che cercano la via della Consapevolezza e dell'Autogoverno, si tratta di faticosissime esperienze a cui è facile preferire un comodo adattamento all'interno delle regole introiettate, nel riconoscimento sociale della propria capacità performativa, nella positiva valutazione della cittadinanza proba e obbediente alla regole.

Ma se davvero ci si vuole liberi ed emancipati allora forse le vie complesse sono da preferirsi a quelle comode.

Come sempre è una questione di scelte, sempre che le stesse siano libere e non vincolate da necessità o opportunità.



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