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INGANNO ILLUMINISTA E EMANCIPAZIONE FEMMINILE

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 14 feb
  • Tempo di lettura: 5 min

Una filosofia che promette libertà ma è perfettamente strumentale al Capitalismo, che afferma la Ragione e rinnega la natura, che invoca l'Eguaglianza ma solo per difendere gli interessi di classe.


Da quasi tre secoli siamo immersi in un'interpretazione della realtà che appare verosimile, nella visione del mondo che chiamiamo Illuminismo.

Di cosa si tratti, sToricamente, lo ricordano tutti: un nuovo pensiero della borghesia economica e protoindustriale nascente che si affermò durante la Rivoluzione Francese e vide in Voltaire, Diderot, Rousseau e Kant i principali rappresentanti e epigoni.

Una filosofia che non nega il Leviatano di Hobbes ma lo imbriglia in un'apparenza non aggressiva, apparenza che è solo tale, sia ben chiaro, perché dietro alla maschera sorridente dell'aspirazione democratica si rivela il cappio brandito dal capitalismo più strenuo.


L'Inganno della Ragione

La prevalenza della Dea Ragione e della tecnica sulle forme di superstizione e di fede invocata dai filosofi illuministi rappresenta in forma ampliata la prevalenza di quel Principio di Produttività, estensione del Principio di Realtà, definito da Freud in cui la correlazione lega la repressione degli istinti in favore del lavoro utile alla società e allo sviluppo della civiltà, un incanalamento delle energie istintuali afferenti il Principio di Piacere non tanto a favore del lavoro quanto dell'organizzazione sociale specifica del lavoro.

Si rinnova così il rapporto strutturale che definisce la catena consequenziale di elementi tra tecnica/tecnologia, produzione di ricchezza, organizzazione del lavoro, organizzazione sociale, ruoli sociali dei singoli, catena sequenziale che si arma di una filosofia appropriata, l'Illuminismo, per affermare una cornice etica al contesto economico.

La cornice filosofica definisce, quindi, la nuova struttura organizzativa, economica e sociale, di riferimento alla nuova borghesia commerciale e industriale che si è andata formando prevalentemente in Francia durante il XVIII° secolo attorno agli opifici e alle prime industrie meccaniche di filatura e che esploderà, dopo la caduta di Napoleone e la distruzione dell'economia francese, in Inghilterra all'inizio del secolo successivo.

L'impronta filosofica espressa nel termine di Eguaglianza afferma una democrazia economica in cui la Legge, uguale per tutti, afferma sia le regole da rispettare in un mercato di libera concorrenza, sia, e soprattutto, la difesa e tutela della proprietà privata.

Il concetto di Fratellanza mira esplicitamente a ridurre la conflittualità implicita nel modello economico che non può non esplicitarsi nelle forme di prevaricazione e sfruttamento definite da Marx e Engels mezzo secolo più tardi.

Il criterio di Libertà definisce, infine, la libertà di intraprendere senza essere soggetti a vincoli e limitazioni, nonché quella forma di libertà soggettiva che viene regalata allo schiavo quando, liberato dalla sua condizione, deve assumere la responsabilità di se stesso impiegandosi come salariato.


Subalternità femminile

La struttura organizzativa economica e sociale dell'Illuminismo e del Capitalismo che ne è consustanziale, ripercorre la dinamica del Peccato Originale individuandolo in tutto ciò che reca disturbo nel processo di creazione del valore: tra i vari elementi di disturbo il più rilevante è l'Eros sostenuto dal Principio di Piacere. La canalizzazione delle energie dell'eros nelle forme della produzione economica conferma la primazia e la necessità dell'Alienazione del lavoratore in favore dei processi produttivi, e la penalizzazione, quando non la demonizzazione, delle forme che sostengono il Piacere e l'Eros a partire dalla figura femminile.

Baudelaire scriverà in proposito che “ la vera civiltà non si trova nel gas, nel vapore o nelle fabbriche, ma facendo scomparire le tracce del peccato originale”.

La donna rappresenta il peccato, il piacere naturale e istintuale, ovvero la distrazione dal lavoro e il potenziale ruolo di sovvertimento dell'ordine sociale, e di conseguenza deve essere socialmente contenuta e resa subalterna alle figure produttive maschili.

Se nel passato, e in altre forme economico – produttive, la figura femminile poteva anche essere “angelicata” nel contenere quindi gli estremi della bramosia erotica, ora la donna diviene “angelo del focolare”, con il relativo gravame di attività domestiche, anche quando salariata in fabbrica, definendo così un peso operativo, con relativa responsabilità sociale, in grado di impedire il disporre di energie sufficienti alla ricerca di un affrancamento dalla propria condizione.

Tra le protofemministe e le suffragette ottocentesche non si trovano, ovviamente, donne del popolo ma solamente persone appartenenti all'alta borghesia, alleggerite dai lavori domestici e libere da impegni lavorativi, che nella loro condizione borghese possono reclamare un'emancipazione che la loro stessa appartenenza sociale nega.


Al di là del Principio di Produttività

Marx, visionario di talento straordinario, predisse la fine del lavoro, generata dall'eccesso di produzione, dalla saturazione dei mercati e dallo sviluppo tecnologico che avrebbe reso la manualità umana superflua.

Sbagliò, però, le conseguenze della fine del lavoro: idealizzò un regime proletario mentre la realtà odierna, a parità di condizioni, presenta uno scenario affatto divergente.

I mercati sono saturi, la tecnologia sottrae attività pratica agli umani, incrementa il tempo libero ma il medesimo tempo viene impiegato nell'utilizzo di servizi e prodotti resi disponibili dal Capitalismo all'interno della sua logica esistenziale il cui mantra è la creazione di valore.

All'interno di questo nuovo contesto, però, si modifica radicalmente il Principio di Produttività, aprendo le porte al Principio di Piacere, un tempo ostacolato e proibito, utile ora a sostenere le nuove forme dell'Economia generate dalla tecnica applicata al tempo libero.

In questo nuovo impianto economico e produttivo, liberalizzato dall'accesso alla rete internet, le forme del Piacere vengono stimolate e rese produttive: si tratti di gioco, di gola o di lussuria i vari ambiti del Piacere vengono tutti sapientemente rilanciati nella creazione di Valore.

In questo schema, quindi, ciò che precedentemente veniva vietato e ostacolato viene ora reso lecito quando non addirittura promosso ed emergono forme di libertà comportamentale che in altri interventi ho collegato alla libertà obbligatoria cantata da Gaber negli anni '70 del secolo scorso.

Libertà di viaggiare, di assaporare gusti e aromi diversi, libertà sessuale ed erotica e, infine, una sorta di libertà femminile che ad avviso di chi scrive non è affatto libertà, ma ulteriore subalternità sistemica.


Narcisismo o Emancipazione ?

Il modello promosso dal Capitale definisce infatti la nuova donna emancipata come autorevole, bellissima, elegante e raffinata: uno schema dell'Eros basato sul narcisismo che aggrega i selfie di Instagram all'esibizionismo di Only Fan o Patreon in virtù della logica secondo cui “all'Uomo piace guardare e alla Donna piace farsi guardare”.

Un narcisismo che è gesto economico, incontenibile feticismo del prodotto, fast fashion che genera consumi e inquinamento parossistico. Esibizionismo che naufraga e approda nelle facili aree della pornografia online che satura la rete e genera miliardi di proventi. Economia basale in cui si vale per quanto si guadagna, offrendo ai soggetti fragili facili percorsi di guadagno in cui basta offrirsi per valere agli occhi del mondo.

Dove si colloca, allora, l'emancipazione ?

Per rispondere alla domanda dobbiamo necessariamente chiederci se obbedire agli schemi imposti dal modello economico sia vera emancipazione.


Emancipazione o Glamour ?

La celebre frase attribuita a Chico Mendes, sindacalista e ambientalista brasiliano, "l'ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio", dovrebbe essere riscritta come segue “l'emancipazione femminile senza lotta di classe è glamour”, ma non vedo da nessuna parte un orientamento in questo senso, non certamente in un femminismo attuale che rivendica per la Donna il ruolo che fu maschile in una sorta di vendetta secolare dal dubbio esito e dalla dubbia utilità.

La questione femminile rientra a pieno titolo nell'inganno illuminista e forse, ma si tratta di un forse composto prevalentemente di speranza, le nuove tecnologie consentiranno all'umanità di emanciparsi tanto dal bisogno quanto dal lavoro trovando così, in un nuovo modello economico, una nuova filosofia sociale di cui, ad avviso di chi scrive, vi è un disperato bisogno.


1 commento


Linda Parroco
14 feb

È vero che l’Illuminismo nasce in un contesto storico preciso, legato all’ascesa della borghesia e ai grandi cambiamenti economici e sociali dell’epoca. Spesso i principi proclamati come universali sono stati applicati in modo selettivo, e questo ha generato contraddizioni evidenti, soprattutto sul piano sociale e femminile.

Anche il legame tra emancipazione e capitalismo è un tema complesso: da un lato opportunità di autonomia, dall’altro nuove forme di dipendenza e strumentalizzazione. È un equilibrio delicato, che merita di essere analizzato senza semplificazioni.

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