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USA - IRAN: EPILOGO IMPERIALISTA?

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 28 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Mentre il conflitto iraniano prosegue occorre domandarsi se questa Guerra scatenata dall'Imperialismo occidentale non rappresenti l'ultima fase del suo declino.


Fu nel 1947, a ridosso dalla fine della seconda guerra mondiale e dai relativi accordi di Yalta in cui il mondo veniva ripartito per sfere di influenza, che l'Inghilterra propose di attribuire parte del suo protettorato medio orientale a quel popolo di Israele fatto oggetto di atrocità imposte dal nemico tedesco sconfitto.

La questione ebraica, anche per l'Inghilterra, veniva da lontano, tanto che prima del conflitto il governo di Sua Maestà aveva proposto l'assegnazione di una porzione di Uganda a favore del popolo disperso: proposta inizialmente accettata poi resa superflua dall'evoluzione bellica.

Sempre nel 1947 le giovani Nazioni Unite registravano una posizione Statunitense non apertamente favorevole alla soluzione palestinese, tanto che il voto conclusivo con cui l'ONU approvò la nascita del nuovo Stato di Israele si affermò con molta sorpresa persino tra i coloni ebrei già presenti nel territorio governato palestinese, protettorato inglese.

Va ricordato, brevemente, che i nuovi coloni ebrei si insediavano nelle case dei palestinesi e occupavano i loro terreni con il benestare e la forza delle armi dell'esercito inglese, elemento questo che non depose, fin dall'inizio, a favore di una possibile integrazione tra le parti in causa.

Così mentre l'Inghilterra riduceva rapidamente le spese di mantenimento dell'Impero attribuendo all'India l'indipendenza e al Medio Oriente una nuova stagione di Stati Nazionali, il mondo arabo, nel suo insieme, accolse la nascita del nuovo Stato israeliano avviando una guerra senza quartiere.


Una serie di errori madornali

Trainati dalle necessità delle 7 sorelle petrolifere Inglesi e Statunitensi, ma soprattutto gli Inglesi, compirono errori madornali. La concessione dell'Indipendenza all'India, avvenuta sempre nel 1947, mise in risalto la difficile convivenza delle due anime religiose prevalenti nel sub continente indiano, determinando la nascita del Pakistan islamico ad ovest e del Bangladesh ad est dell'India in termini tali da definire tuttora un'aperta ostilità militare tra le parti.

Non diversamente avvenne in Medio Oriente dove funzionari anglosassoni supponenti e perfettamente ignari della Storia tribale e etnica locale, disegnarono confini di nuovi Stati tracciando spazi lineari con squadra e righello, favorendo così notevoli acredini di derivazione secolare che solamente la pazienza e l'intuizione di Thomas Edward Lawrence, detto d'Arabia, aveva saputo temporaneamente acquietare durante il primo conflitto mondiale.

Si trattò in sostanza di una Exit Strategy inglese operata con una superficialità legata all'urgenza di contenere i costi dirottando ogni energia a supporto della ricostruzione della madre Patria, delegando alle Compagnie Petrolifere gli ambiti delle relazioni diplomatiche e economiche.

Gli USA di allora si mossero nel solco tracciato da Londra, avviando la politica dei PetroDollari tesa a sostenere il debito pubblico americano attraverso il commercio energetico.


Dal colonialismo armato all'imperialismo finanziario

La successione degli eventi sommariamente descritti segnò il passaggio dal colonialismo gestito dagli eserciti ad un nuovo e funzionale imperialismo asservito alle logiche finanziarie occidentali. Sia detto per inciso che senza la dinamica dei Petrodollari le finanze statunitensi non avrebbero potuto affermare il valore del Dollaro come moneta di riferimento planetaria né sostenere il proprio debito pubblico con l'emissione permanente di T-Bond. Per spiegare i vari meccanismi ci vorrebbe più di un articolo giornalistico, per cui ci limitiamo a questa più che sommaria indicazione.

Accadde però che alcuni regimi e dittatorelli locali, dal libico Qeddafi all'iracheno Saddam Hussein, ipotizzassero di poter scollegare la vendita dei loro prodotti fossili dall'obbligatorietà di valutazione in dollari statunitensi, e che quell'orientamente fosse talmente inviso agli USA da generare da un lato persistenti azioni definite come terroristiche e dall'altro guerre e invasioni territoriali definite di esportazione democratica nel linguaggio occidentale.

Accadde anche che un Imam particolarmente cocciuto nella sua fede islamica che non consente l'usura e l'interesse finanziario, riuscisse a cacciare da Teheran un Rheza Palevi asservito agli interessi occidentali sostituendolo con una Repubblica Islamica, divenendo di fatto il riferimento dell'islam che si vuole fedele a se stesso.


Grande e Piccolo Satana nella rete di Hormuz

La definizione di Grande Satana per gli USA e di Piccolo Satana per Israele venne coniata a Teheran in tempi ormai remoti, indicando la contrapposizione in grado di aggregare l'impianto fideistico a quello finanziario, perseguendo così l'Iran una politica di dedollarizzazione del petrolio capace di incrinare seriamente, qualora estesa ad altre economie, gli interessi economici a stelle e strisce.

Divenuto poi schema condiviso da tutto il mondo BRICS che si è andato affiancando e contrapponendo ai G7 di derivazione occidentale, il processo di dedollarizzazione proposto da Teheran è divenuto talmente pericoloso da spingere il Grande Satana, con la complicità e il sostegno del Piccolo Satana, all'intervento armato.

Peccato che anche questo intervento, come già la dismissione britannica dai protettorati e dalle coloniem sia stato affrettato e reso complicato dalla fretta e dal pressapochismo.

Oggi i Pasdaran “tengono per le palle” il mondo alleato americano impedendo il trasporto marittimo attraverso lo stretto di Hormuz e presto la tattica potrebbe estendersi ad altri nodi strategici, a partire dallo stretto di Bal El Mendeb che collega l'Oceano Indiano al Mar Rosso, potendo confidare nell'alleanza con gli Houthi yemeniti e le non poche aree a forte connotazione anti occidentale disseminate tra la Somalia e il Sudan.


Il fine e i mezzi

L'ennesima Guerra del Golfo altro non è che l'ennesimo tentativo statunitense di affermare il proprio imperialismo,e come scriveva Von Clausewitz si utilizza il mezzo bellico quando parole, politica e diplomazia hanno esaurito il loro corso. E considerando il despota attualmente regnante a Washington che dell'arroganza e del becerume ha fatto emblema della sua presidenza il tempo delle parole non si è mai, purtroppo, palesato.

Se davvero l'Europa vuole avviare un nuovo e diverso corso politico basato sull'inevitabile multilateralismo e sul reciproco rispetto tra schieramenti multinazionali, allora l'unica risposta politica da dare all'arroganza imperialista è la presa di distanza, il mancato supporto, una forma operativa di astensione.



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