ESTETICA DIVISIVA
- Gilberto

- 2 ore fa
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Qualcuno mi spieghi perchè la bellezza di sinistra è implicitamente competente e quella di destra invece non lo è.
De gustibus mica tanto. La questione è politica prima che essere estetica e la domanda che pongo esige l'abbattimento delle barriere mentali, dei preconcetti e dell'ipcrisia infinita che in questi tempi divisivi impera.
Perché mai la fascinosa Beatrice Venezia, direttore d'orchestra, avrebbe fatto carriera in virtù della sua dote estetica mentre l'altrettanto piacente Silvia Salis venga ritenuta capace di leadership in quanto attraente è per me fitto mistero che forse solamente un grande esperto di estetica femminile applicata alla politica, uno come Marco Rizzo, per dire, può risolvere.
Come la valutazione del femminile si modifichi in virtù della prospettiva politica originaria è segnatamente questione oscena e scandalosa.
Chi è bravo è bravo in quanto bravo per natura e per volontà di allenamento.
Sinner o Paolini non sono esteticamente interessanti, ma sono dei fenomeni di bravura.
Chi è leader è tale per temperamento e per competenza, per autorevolezza riconosciuta dalla base. Craxi o Pannella, Andreotti o Berlinguer erano leader, gli altri peones, e nessuno di loro poteva dirsi particolarmente affascinante, tranne forse Pannella da ragazzo, con la sua statura imponente che, secondo proverbio, è già mezza bellezza.
Chi è bello è bello per virtù genetica: ci si nasce, non si diventa, e chi vuole diventarlo con trucchi e correzioni assume presto le sembianze di un canotto gonfiabile sbattuto sugli scogli durante una mareggiata.
Ora il confronto è tra due donne diversamente piacenti, l'una militante di qua e l'altra di là.
L'una con il torto di affermare quello che anche i sassi sanno: che in alcune tribù artistiche e culturali italiane i ruoli sono ereditari, le poltrone passano da padre in figlio; che in moltissime sovrintendenze e amministrazioni val più la militanza che la competenza.
Rea di Verità affermata viene quindi allontanata dai ruoli faticosamente conquistati.
L'altra è coerentemente sportiva e sapendosi adatta a campionati locali esita nell'accettare concorsi nazionali, dove le competenze e gli impegni sono di maggior peso e misura. Essendo inoltre madre preferisce l'impegno locale alla lontananza negli anni più belli della relazione affettiva.
Purtroppo per lei l'estetica e la semplicità che la definsicono sembrano essere gli unici attrattori possibili in caso di competizione estrema con l'avversario politico (elezioni) e nel suo caso l'estetica diviene arma strategica di arruolamento di possibili elettori.
Politicamente educata, sindacalmente competente l'attuale stella del firmamento progressista schiva abilmente le profferte elettorali: lei che ha costruito una maggioranza territoriale attorno a un programma sa bene quali rischi correrebbe capitanando una coalizione nazionale basata sull'estetica e non sulla condivisione programmatica. Lei che da sportiva sa che il passo deve corrispondere alla gamba non si cimenta in specialità che non frequenta.
Ma nello strabismo grezzo e volgare in cui è precipitato il progressismo continentale e italiano in particolare, nel feroce doppiopesismo politico ed estetico, le razionalità espresse non sembrano competere con l'illusione che nello specifico consentano di affermare l'estetica in luogo di un programma, il fascino in luogo di una visione.
Entrambe le nostre protagoniste affermano le reciproche verità.
Per una la cultura è in pessime mani, ma essendo affascinante e di destra non lo può dire.
Per l'altra il programma viene prima della coalizione, ma con quel sorriso può dire ciò che vuole (come sloganava un'antica pubblicità) perché poco importa ciò che dice purchè lo dica affascinando.
Lo spettacolo è talmente sconfortante che dovrebbe essere vietato ai minori.





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