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POLITICA A FASCI ALTERNI

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 31 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

In assenza di idee e progetti ci si scambia insulti, ognuno rinfacciando all'altro l'insulto più banale e privo di significato, quello di fascista.


Sostiene un adagio antico che mai bisogna litigare per strada con l'idiota perché chi passa e ci vede potrebbe non capire chi dei litiganti sia l'idiota.

Pare così che nell'agone politico attuale si vadano moltiplicando sia i litiganti che gli idioti.

Chi scrive non nutre alcuna simpatia per gli autoritarismi, comunqe colorati o travestiti, e imputa ai prevalenti “ismi” contrapposti del novecento disumanità e violenza di pari portata.

Chi scrive sostiene quel modo di dire illuminista per cui non amo ciò che affermi ma mi batto perché tu lo possa affermare.

Ne deriva che chiunque cerchi di far tacere l'avversario non rientra tra le mie simpatie, anzi lo aborro.

Osservo allora che quella che per sedi e professioni dovrebbe definirsi politica sia divenuta tribuna di stadio, dove contrapposte tifoserie idiote si insultano senza disporre di adeguate ragioni d'insulto se non la diversa tifoseria d'appartenenza.

Mancando infatti le tifoserie contrapposte di obiettivi, programmi, schemi, progetti, idee e idealità la lite si pone sul confronto di bandiera, chi di qui chi di là rispetto a un non meglio precisato confine che potrebbe essere un centro, che sarebbe un centro se il centro stesso disponesse di obiettivi, programmi, schemi, progetti, idee e idealità.

Ultimo campione d'idiozia contrapposte il canto divisivo delle fazioni, chi canta bellacciao e chi l'innomamelico, come cori da stadio urlati prima dello scontro fisico sul campo.

Sicchè gli idioti si negano reciprocamente il diritto d'opinione e d'espressione d'opinione, affermandosi così alla pubblica opinione come opposti estremismi operanti a fasci alterni, ognuno vestendo perfettamente l'abito addebitato all'altro.

Ventilare l'incubo fascista è divenuto sport nazionale di chiara carenza lessicale. Si può accusare l'altro di essere assolutista, illiberale, non democratico, prevaricatore, persino oppressore, ma immaginare un ritorno del fascismo con fez e manganelli, adunate e balilla sembra alquanto improbabile, altrettanto improbabile un assalto al Palazzo d'Inverno, il rapimento del Presidente da parte dei Soviet, un Trotsky ferroviario che sostiene la rivoluzione permanente.

Che vi sia, piuttosto, una domanda popolare e rilevante di difesa delle radici di appartenenza è, invece, manifesto in Italia, in Europa e negli USA, in quella cosa che chiamiamo occidente e che nel periodo della cosiddetta globalizzazione si è visto sottrarre fabbriche, lavoro, ricchezza e opportunità e malamente attribuisce ai nuovi entranti, migranti più poveri di loro, le malefatte che furono di sistema, messe in atto da un capitalismo che mutava pelle e combinava disastri sociali terribili dei quali chi scrive vorrebbe che la Storia tenesse adeguato conto e forse anche quella certa magistratura che nel capitalismo aggressivo e pervasivo non ripone eccessiva fiducia, che i danni sociali prodotti dal tecnocapitale finanziario sono alle viste peggiori delle cavallette in Egitto.

Insieme con le radici e l'appartenenza il capitalismo ha trascinato altrove idee e idealismi, fatto strame di progettualità e visione, lasciando dietro di sé un deserto colmato da voci di reciproca accusa.

Fascista è oggi un termine vuoto. E magari, qualcuno dice, fossero davvero fascisti, capaci di un'idea di società e di economia sociale diverse dall'attuale; magari sapessero ricostituire un'IRI dopo che le privatizzazioni ci hanno spogliato arricchendo i boiardi del potere; magari sapessero metter mano all'INPS come si fece allora, attribuendo al lavoro la giusta ricompensa senile; magari mettessero mano alla sicurezza ambientale, alle bonifiche di territori velenosi.

Niente di tutto questo.

Solo un coacervo di urla e di insulti, una politica a fasci alterni.


1 commento


Linda
31 gen

Quando mancano idee, si alza la voce. E quando mancano argomenti, si tirano fuori etichette. “Fascista” ormai non è più un’accusa politica, ma un rumore di fondo: lo si usa per non pensare.


Il problema non è chi la pensa diversamente, ma chi ha smesso di pensare del tutto.


Del resto, è un copione già visto: c’era una volta uno che fondò il partito degli idioti e non si iscrisse nessuno. Cambiò nome in partito degli intelligenti… e si iscrissero tutti.

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