ESSERE FUTURISTI OGGI
- Gilberto

- 7 gen
- Tempo di lettura: 2 min
A oltre un secolo dalla nascita del Futurismo è necessario percepirsi e agire come Futuristi.
Era figlio dell'esplosione della modernità, di un'epoca che aveva visto lo sviluppo della fotografia, del cinema, dei motori e del volo e ad altro non poteva guardare che al futuro, facendo strame del passato e delle sue regole, del dejà vu e della sintassi sonnolenta dell'iconografia.
Marinetti fu geniale, e non meno di lui furono Balla, Boccioni e Depero, tanto per ricordare tre degli artisti più noti e influenti del tempo.
Che dire dell'oggi, quindi?
Letargico e paludoso, retorico e buonista, benpensante e eccessivamente formale lo spirito del tempo, di questo nostro attuale tempo, sembra disegnato all'interno di una soap-opera tratta dalle vicende del libro Cuore e di quello ricalca la retorica e le moderate enfasi accentuando, se proprio il caso, la bassezza morale dell'ostile Franti. Ma solo se è il caso.
Così nell'arte è stasi, è passatismo, con lo sguardo fisso al già visto al superato al non più sperimentale da oltre mezzo secolo e molto duole l'animo l'osservare nuove energie sprecarsi in vecchie soluzioni progettuali, come quinte di scena impolverate che meglio figurerebbero nei depositi di magazzino che nelle schermate dei palmari.
L'oggi artistico è agonico in misura persino imbarazzante. Disconosce l'eclettismo e la ricerca, ignora l'arte e venera il denaro di quelle botteghe che ancora si ostinano a reiterare il certo e il rivisto, il fin troppo esposto e il somigliante, il formalismo becero e non seducente, un erotismo di plastica incapace di seduzione, amorfo e sedimentato come nelle pose del cinema muto.
Assenza di stile, di novità, di produzione degna di modica scarica d'interesse.
Romanzi impopolari, scrittura dislessica, anoressie grammaticali.
Sceneggiature capaci di essere persino ipobanali, di veleggiare al di sotto di qualsiasi minima soglia di stimolazione.
Attorialità piana, accenti assenti, modulazione ritmica da semaforo guasto.
Architettura da geometri diplomati con tre anni di recupero in uno. Urbanistica cimiteriale.
Battiti in battere spacciati per toniche e armoniche senza neppure l'alibi del levare.
Finte emozioni senza adrenalina: qui il Nulla ha sconfitto non solo Fantàsia ma persino Realtà.
Così non resta che l'altro, il futuribile futuro, l'immaginario e l'immaginativo, l'esplosione sinaptica che scompone, decompone e ricompone tritando, sminuzzando, reimpastando, cercando nuove sintassi e nuovi linguaggi, nuovi anagrammi che ricompongano le lettere ERTA in ARTE, quelle di LUCRATU in una nuova CULTURA degna, se ancora si potrà, se ancora si vorrà, di questo nome.
Perchè il futuro poggia sulla nostra capacità immaginativa, non sul pensiero riciclato dell'IA.





Commenti