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ISRAELE E IL LIBRO DI GIOSUE'

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 7 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

“Dal deserto e dal Libano fino al fiume grande, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Hittiti, fino al Mar Mediterraneo dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini.”

(Giosuè, 1,3 – La Sacra Bibbia – edizione CEI)


Il passo della Bibbia indica l'intenzione divina, o meglio la “promessa” nell'interpretazione ortodossa, di attribuire al popolo israelita un territorio che oggi definiamo come “Grande Israele”, territorio che include parte della Siria, il Libano, una significativa parte di Iraq e l'Anatolia turca (il paese degli Hittiti), un'indicazione che se venisse perseguita dall'attuale Israele sarebbe di manifesto e ulteriore squilibrio nel caotico vicino oriente.

Ma considerando l'aria che tira in ambito geopolitico, le sorprendenti operazioni statunitensi, l'ansia da prestazione di TelAviv e le possibili alleanze strategiche con ex terroristi siriani divenuti improvvisamente lungimiranti statisti, è meglio non limitarsi a sorridere rileggendo il passo biblico.


E' lecito e doveroso, piuttosto, se la promessa fatta dal dio di Israele a Giosuè non possa, in teoria e attraverso quali dinamiche, avviarsi a divenire un fatto concreto.

Un “nuovo assetto planetario” basato sulla determinazione strategica di aree di influenza definite potrebbe, quanto meno sul piano teorico, definire un'estensione dei Patti di Abramo in forma di alleanza con la Siria a Est e con il Kurdistan a nord est, ripartito tra Turchia e Iraq.

Di diversa portata risulta invece la quasi completa annessione, o il controllo, di quell'Iraq mai risollevatosi dall'invasione statunitense che destabilizzò il regime di Saddam Hussein, controllo che consentirebbe al Grande Israele di portare l'influenza diretta dal Mediterraneo al Golfo Persico.

In questa fase la conflittualità oggi latente tra Turchia e Israele, fino a pochi anni fa alleate militarmente ma entrambe seriamente interessate ad incrementare il proprio potere regionale, potrebbe destabilizzare l'intera regione.

Certamente, invece, una riconquista all'occidente dell'Iran oggi in fibrillazione consentirebbe di ampliare i Patti di Abramo assegnando a Israele il ruolo di guardiano regionale per conto di Washington, ampliando il ruolo che ha assunto fin dalle origini nel 1947 e realizzando concretamente l'assegnazione ad Israele di quel grande territorio di cui la Bibbia narra.


Si può essere credenti o meno, si può pensare che la Bibbia sia la traduzione della volontà divina o ritenerlo un umano racconto, e si può anche razionalmente attribuire ai versetti indicati quella funzione di “profezia che si autodetermina”, ma di sicuro le tensioni a cui stiamo assistendo oggi nel panorama geopolitico possono deporre a favore della realizzazione di quella millenaria promessa.



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