GUARDIE ROSSE

La cultura popolare, i Gaber, i Guccini o i De Andrè, sono patrimonio comune generazionale o sono di esclusiva proprietà della sinistra politica?
Ci risiamo. Leggo sulle colonne online di un quotidiano che un tempo fu milanese e conservatore che il Ministro Salvini è sato contestato, reo di voler assistere ad un concerto dedicato a De Andrè che si è tenuto nella storica tenuta del cantautore in Gallura all'interno della rassegna “Time in Jazz”.
Chi desidera può leggere l'articolo in link, ma quello che desidero sottolineare è altro.
Non passa più o meno giorno che non si pongano “veti culturali” su artisti degli anni '70 e '80 e sulle relative produzioni, affermandole come inadatte agli scarsi cervelli degli esponenti del centro destra, ritenendo bizzarro il fatto che gli appartenenti alla categoria dei boomers abbiano tutti suonato e cantato canzoni di Dylan e De Gregori, Guccini e De Andrè (e persino degli Inti Illimani !) nel tempo che fu della loro gioventù.
Tutti abbiamo amato quelle canzoni che erano canzoni a volte di “libertà” ma soprattutto inni di critica al pensiero borghese verso e contro il quale tanto la sinistra quanto la destra si movimentava.
La sinistra di allora gridava “lo Stato borghese si abbatte e non si cambia”, ma è la stessa sinistra di oggi che amministra città e regioni e che tenta di monopolizzare, da decenni, il panorama culturale: la stessa sinistra che Gaber amichevolmente classificava come “polli di allevamento” e che oggi interpreta perfettamente il pensiero borghese allora contestato.
L'epoca di quei cantautori e artisti era di contestazione trasversale e globale, affrontata da alcuni in prospettiva radicale (in particolar modo da Gaber), altri in quella anarcoide e comunitaria (De Andrè), altri ancora in chiave intimista di sapore esistenziale (Guccini). L'unico autore del tempo che potremmo indicare dichiaratamente come comunista era Claudio Lolli, indimenticato autore di “Ho visto anche zingari felici” e “Disoccupate le strade dai sogni”.
Ci si deve chiedere allora perché si immagini impossibile la “comprensione dei testi” da parte di persone appartenenti al campo conservatore e perché si arrivi persino a contestare la presenza di qualcuno “di destra” ad un concerto che le Guardie Rosse vorrebbero riservato alla loro snobistica intelligenza e platea.
Perché di questo si tratta: di un'alterigia snob messa in atto da chi si ritiene intellettualmente superiore, Esegeta autorizzato a comprendere e interpretare il sacro verbo cantautorale.
Sono le Guardie Rosse di un sogno rivoluzionario non solo mai avverato ma persino abortito dal momento in cui il delicato naso si è avvicinato ai profumi delle stanze del potere.
Sono gli ex autoproclamatisi lottatori continui e avanguardisti della classe operaia che, diventati adulti, hanno abbracciato la blaireconomia che abroga i diritti sindacali e l'obamapensiero che predica la pace e scatena guerre guerreggiate.
Sono quelli che vestivano l'eskimo e oggi intasano le redazioni dei quotidiani mainstream.
Sono i soggetti nati dopo quel periodo che fu nostro, a loro volta figli dei Polli di Allevamento di cui sopra, che fingono di aver capito quel tempo e interpretato portando nei teatri testi e brani gaberiani come fossero cosa loro senza davvero avere compreso cosa furono quegli anni, quale fu lo strappo culturale rispetto al passato; senza aver capito che se quei testi assumono oggi un valore simile a quello di allora significa che poco è cambiato, che lo Stato Borghese è rimasto se stesso, sostenuto e supportato e assimilato da chi urlava di volerlo abbattere e ne è divenuto, invece, portabandiera.
Questa smania di eccellenza, di priorità, di “intelligentja” che ad ogni autore vorrebbe porre la legittimazione della propria politica definisce la profonda incapacità da parte delle Guardie Rosse e dei loro assimilati ad esercitare la democrazia, la sostanziale tendenza all'imposizione del proprio pensiero, l'incapacità al confronto dialettico, una sorta di privilegio culturale per divina decisione.
Detta più semplicemente una nauseante puzza sotto il naso.





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