IL DISAGIO
- Gilberto

- 15 mar
- Tempo di lettura: 3 min
La crescita verticale delle problematiche adattative individuali, particolarmente significativa in età adolescenziale, definisce un contesto economico e un modello sociale drammaticamente capaci di sviluppare il Disagio invece che promuovere il Talento.
Crescono del 30% all'anno le richieste di aiuto psicologico in ambito adolescenziale: ansia, depressione, disturbi alimentari, comportamenti autolesionistici sono tra le manifestazioni più evidenti di un disagio psicologico che forse trae origine dal periodo pandemico ma certamente si concretizza all'interno di un modello sconomico e sociale caratterizzato dall'incremento della violenza, dell'uso della forza, dal bullismo (anche politico).
Il sistema economico Capitalista, nella sua deriva neoliberista oggi maggioritaria, è promotore di un modello che premia la Forza e nega il Diritto, isola il debole e premia il bullismo, sorregge l'arrogante e non tutela i mansueti.
In questo scenario l'adolescente respira un'aria malsana tanto nell'ambiente scolastico, frequentemente pervaso da fenomeni di bullismo, quanto, spesso, in quello familiare all'interno del quale si scaricano le problematiche sociali, relazionali ed economiche provenienti dal mondo esterno.
I segni del disagio sono evidenti: ansia e depressione sono incrementate del 20%, l'età media dell'esordio di manifestazioni suicidarie si è abbassata ai 9 anni (!), con il 90% dei casi in capo al mondo giovanile femminile.
Autolesionismo, isolamento sociale, sindrome di Hikikomori, anoressia e problematiche alimentari coinvolgono percentuali sempre maggiori di adolescenti al punto di portare nei pressi del collasso i sistemi della Sanità Pubblica dedicati alla cura e alla prevenzione di quelle patologie.
Economia, Precarietà e Disagio
Ciò che si rileva in particolar modo è un percorso parallelo tra lo sviluppo delle ansie lavorative generate dal modello economico e le manfestazioni del disagio individuale.
Ansia da prestazione in ambiente lavorativo, pressione sulla capacità produttiva, timore dell'essere sostituiti da robot o sistemi di Intelligenza artificiale, delocalizzazioni aziendali, licenziamenti in massa comunicati via whatsapp, proposte occupazionali e retributive indegne, diffusione massiccia del precariato e sensazione di precarietà individuale, sono elementi caratterizzanti l'ambiente lavorativo che si riflettono nell'alveo familiare.
A questi elementi si aggiungono altre forme ansiogene, da quelle climatico ambientali a quelle, ben più paesi e pericolose, dell'accettazione sociale, dell'appartenenza relazionale così fondamentali nell'età adolescenziale.
I parametri di paragone sempre più elevati nei criteri di bellezza, fascino, popolarità, fama, ricchezza promossi dal modello economico che si riverbera attraverso i social network o le pubblicità televisive definiscono facilmente un senso di inadeguatezza in chi non si pecepisce adeguato ai canoni socialmente condivisi, determinando profondi riflessi di frustrazione, alienazione, rifiuto di sé, disistima a volte così intensi da condurre i soggetti sia a forme di autolesionismo manifeste (ferite, bruciature o altro), sia a forme di oggettivizzazione del sé (fate di me quello che volete purché prestiate attenzione al mio essere) che definiscono anche un arretramento significativo dell'età in cui avvengono le prime esperienze sessuali, oggi indicabili attorno alla preadolescenza, con l'11,6% dei giovani che sperimenta la “prima volta” attorno o prima dei 13 anni.
Mulini a vento
Si legge di iniziative a sostegno delle terapie psicoterapeutiche, ma bisogna soprattutto domandarsi se curare la sintomatologia sia sufficiente, o se meglio non sarebbe affrontare l'eziologia, le cause che determinano il disagio così diffuso.
Non mutando il modello economico, non ridefinendosi un contesto sociale e relazionale, il fenomeno che stiamo oggi affrontando non può che svilupparsi, aggraversi, estendersi ulteriormente.
La diffusa violenza giovanile, quei “maranza” che tanto sembrano preoccupare i governanti, non nasce dal nulla né dal caso. È una palese dimostrazione del clima economico che si afferma attraverso la forza e la sopraffazione e che si riflette in ogni ambito sociale.
Neppure i migliori psicoterapueti possono, né potranno, arginare un'ondata di disagio giovanile se non saranno prima risolte le cause sociali che ne consentono lo sviluppo, e parliamo di cause economiche, di aspetti del welfare, di situazioni contrattuali come di aspettative sociali.
Il disagio giovanile non è “tutta colpa di internet” come piacerebbe ad alcuni pensare, ma è manifestazione di un modello economico, a sua volta sociale e culturale, offensivo, predatorio e eticamente sanzionabile.





Commenti