TRENI, POLITICA E NAZIONALISMI
- Gilberto

- 19 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Il futuro arriva in treno (e travolge l'attuale idea di nazionalismo). Con l'utilizzo dei trafori del Brennero e del Loetschberg nascerà una nuova Megalopoli Europea in cui i nomi che ora usiamo (Milano, Monaco, Parigi, Berlino, Barcellona) saranno considerate fermate della Metropolitana europea.
Così come sta accadendo in Cina, in cui sono in fase di sperimentazione veicoli ferroviari ultraveloci anche l'Unione sarà collegata da treni veloci e il trasporto aereo sarà considerato necessario solo per voli dal medio raggio in poi, quindi o pertinenti a Stati capaci di politica estera o operati da privati in regime (anche) di low cost sul medio raggio vacanziero.
Il progetto danese Starline ipotizza un collegamento ferroviario ad altissima velocità tra 40 città europee, di cui tre italiane, e si colloca nel non lontano 2040 facilitato, nella tempistica, dall'operare prevalentemente nella vasta pianura mitteleuropea.
Vettori e Infrastrutture
La dinamica dei trasporti, allora, si concentra sulla "proprietà delle infrastrutture" molto più che su quella dei mezzi di trasporto e in quest'ottica per ora l'Italia sembra reggere persino meglio di altri Paesi europei e, soprattutto, mediterranei.
I principali porti italiani sono ancora di proprietà nazionale, lo stesso vale per gli scali aeroportuali ma, soprattutto, per la infrastruttura ferroviaria che assume la medesima rilevanza di quella in fibra ottica per il trasferimento dei dati.
Città, Metropoli e Megalopoli
La Megalopoli Europea è già presente nei fatti, e per osservarla è sufficiente guardare una di quelle immagini notturne in cui le luci urbane sembrano connettere e collegare vaste aree, dalla Pianura Padana (da Milano a Venezia) al Benelux o alle regioni dei grandi porti di Rotterdam e Amsterdam.
Le dinamiche evolutive urbane, che definiscono una ulteriore rapida accelerazione nella concentrazione, non saranno diverse da quelle attualmente visibili in Giappone o in Cina, dove le Megalopoli contano due o tre decine di milioni di residenti.
Se non si affronta questo straordinario cambiamento difficilmente si riesce a comprendere l'evoluzione dei modelli sociali che saranno destrutturati e riconsiderati alla luce delle dinamiche disegnate dal sistema trasportistico.
Integrazione inevitabile
Il modello trasportistico ridisegna il concetto di “urbanità” e di residenza, di confine e di territorio, di appartenenza e nazione. Così come oggi in Cina si è prima di tutto cinesi, poi residenti in un certo luogo e infine domiciliati ad un indirizzo specifico, la stessa cosa varrà per gli Europei che, aggregati in un sistema di trasporto che traduce ciò che ieri era “viaggio” in un concetto simile alla “gita” o alla passeggiata, potranno sviluppare un'idea di Europeità prevalente rispetto all'attuale nazionalità, intesa al più come radicamento regionale.
Inevitabili pertanto le integrazioni normative e legislative, in materia di prelievi fiscali e di difesa militare e forse (questa è una speranza personale) per quanto all'Istruzione e all'Università, sistema quest'ultimo già in avanzata fase di integrazione grazie a Erasmus e alle molteplici collaborazioni in ambito di ricerca.
La fine dei Sovranismi ?
Opportuno, quindi, domandarsi se un progetto di integrazione definito da un moderno sistema trasportistico in grado di operare su rotaia con velocità tra i 400 e i 600 km/h (il Maglev giapponese, il treno proiettile basato sul sistema magnetico che collega in un'ora Tokyo e Kyoto supera i 900 km/h) sarà in grado di ridurre gli attuali “sovranismi” a semplici beghe di quartiere, sorta di ostentazione rionale che si manifesta durante il Palio di Siena o altre forme di rievocazione storica.
La prossimità fisica definita dalla rapidità dei trasporti unita all'immediatezza del dialogo e della relazione favorita dalla rete internet modificherà inevitabilmente la “Percezione dello Spazio” e del tempo e, con quelli, ogni altro elemento caratteristico delle relazioni identitarie attuali.
Immagino che la Politica dovrà iniziare ad occuparsene.





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