TRUMP E I COSTI DELL'IMPERO
- Gilberto

- 2 mag
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Come accadde all'imperatore Costantino, e a quasi tutti gli imperi coloniali dell'ottocento, viene il momento in cui l'imperatore comprende che i costi di gestione sono eccessivi rispetto ai benefici.
E si libera del fardello.
Per Costantino la scelta fu quasi obbligatoria: mentre da Bisanzio lo sguardo doveva guardare al Mediterraneo meridionale, all'Asia minore e a quella lontana, ai Balcani e alle tumultuose zone del Caucaso, le vaste pianure paludose e boschive dell'Europa centrale risultavano troppo distanti e persino l'Italia, da cui l'Impero era originato, viveva ormai una storia, un'economia e un mutamento strutturale, che a Bisanzio avrebbe portato solo grattacapi. La scelta fu il distacco e l'affidamento a Roma di una religione capace, nelle intenzioni, di controllare le anime, gli spiriti e i comportamenti del cittadini, limitando al minimo i costi di presidio militare e poliziesco così come quelli dell'amministrazione giudiziaria. Costantino affidò al crescente cristianesimo il controllo di ciò che rimaneva dell'Impero d'Occidente, trasformando Roma nella sede di un potere assoluto di carattere teocratico, per nulla differente dagli oggi poco graditi regimi afghani o iraniani.
I costi di gestione dell'Impero erano divenuti eccessivi, esorbitanti, e la scelta operata da Costantino verrà ripetuta da altri imperi, a partire da quello inglese, cresciuto a dismisura sulla scia dei mercantili della Compagnia delle Indie tra '500 e '700 per poi definirsi eccessivamente oneroso nel corso dell'800 fino a venire dismesso nel secolo breve e sostituito da un educato accordo commerciale detto Commonwealth.
Sorte non diversa, ma con differenti soluzioni, accadde agli imperi balga, olandese, spagnolo e francese: tutti dismessi e ristrutturati per impossibilità sopravvenuta di gestione contabile, ovvero costi eccessivi.
Trump e l'Impero Statunitense si trova oggi nella stessa situazione dei suoi predecessori: i costi relativi alla presenza militare, al controllo e alla difesa dei territori conquistati militarmente durante la seconda guerra mondiale sono oggi insostenibili e l'insostenibilità deriva sia da altri fronti bellici che richiamano la presenza militare, sia, soprattutto, da un profondo deficit nel bilancio dello Stato, da un debito pubblico colossale accompagnato da un altrettanto immenso debito privato, complesso in grado di far saltare i delicati equilibri finanziari e bancari, e dalla scoperta del fatto che dopo aver venduto alle colonie per decenni film, cocacole, chewing gum, armi e altre amenità da qualche anno a questa parte il centro dell'Impero importava dalle colonie molto più di quanto vendeva definendo un deficit commerciale alquanto significativo.
Un Impero sta in piedi se può essere sfruttato, altrimenti è meglio liberarsene, e quando l'Imperatore scopre che sono le colonie che sfruttano l'Impero a volte si arrabbia.
Così inizia un teatrino interessante e a tratti persino comico con l'Imperatore che minaccia fuoco e fiamme e con le sue minacce suscita sorrisini, che richiama all'ordine consoli e proconsoli e quelli se ne fregano, che afferma di lasciare le colonie al loro destino e in cambio riceve discreti consensi: prego, vada, nessuno la trattiene.
Ognuno, nel teatrino, gioca la sua parte: c'è chi dall'uscita di scena dei militi imperiali si sente rincuorato, chi solo sollevato, chi non vede l'ora di lucrare sul cambiamento, chi finge di disperarsi ma solo per tenere in piedi traffici e commerci, chi sotto i baffi spercula l'Imperatore sussurrando che i pasdaran lo hanno umiliato.
Ovvio che l'Imperatore si risenta e reagisca in malo modo. Ovvio soprattutto per chi educato non lo è stato mai e nel DNA detiene più volgarità di quanto contenuta nell'angiporto marsigliese.
La Storia è sempre fedele a se stessa, la rappresentazione cambia nei costumi e non nei contenuti. Gli Imperi crescono e collassano travolti, per lo più, dal loro stesso peso. E qui sta il punto centrale della questione: è l'architettura dell'Impero che cede sotto il peso imperiale e più l'architettura è basata su antiche condizioni di relazione, di dominio e di sudditanza, di controllo militare e di amministrazione territoriale, più tende a collassare per eccessiva rigidità.
Se Londra e Parigi riuscirono a fare fronte alle rispettive dismissioni imperiali articolando diversamente le relazioni con le precedenti colonie, attribuendo concessioni e indipendenze ma mantenendo relazioni economiche vantaggiose, oggi anche quell'architettura commerciale viene condizionata dai nuovi elementi introdotti dalla tecnologia in materia commerciale e finanziaria e questi cambiamenti delineano la necessità di organizzare una nuova e diversa architettura che sostenga il peso dell'Impero.
Forse Pechino ha capito da tempo la necessità di cambiamento e si va adeguando, ma non sembra che ad oggi Washington e l'Impero americano ne abbiano fatto tesoro.





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