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INTERVISTA A VLADIMIR PUTIN

Immagine del redattore: Gilberto
Gilberto
14 set
Tempo di lettura: 3 min

Quella con Vladimir Putin è un'intervista immaginaria e immaginata che forse include le domande che molti vorrebbero porre e le risposte che altri gradirebbero sentire. Giudichi il lettore.


D Presidente, le tensioni tra Unione Europea e Federazione Russa crescono in modo preoccupante e solo Lei potrebbe placarle: cosa impedisce un arretramento russo sul piano militare in Ucraina?


R All'origine della tensione c'è la questione che voi chiamate del “mercato” e noi definiamo del “capitalismo”: quando l'URSS precipitò nel caos gli USA e i suoi alleati si illusero, in quel periodo a ragione, di poter convertire il nostro modello economico che coincide con il sistema politico rendendolo “di mercato”, nella logica della cosiddetta “democrazia economica”. Quando tornammo ad esercitare il controllo politico sulla Federazione constatammo che quel modello avrebbe asservito la Russia ad interessi extra nazionali, così tornammo ad esercitare una politica economica centralista. Da lì, dal non poterci conquistare e assoggettare economicamente, arrivano le tensioni attuali.


D Ma una cosa è l'economia, altra cosa è invadere un Paese sovrano come l'Ucraina


R Il modello economico è il modello politico e la guerra è una delle manifestazioni possibili della politica quando le armi della diplomazia si esauriscono. Se l'Ucraina fosse rimasta una Nazione Sovrana avremmo trovato certamente soluzioni diplomatiche adeguate, ma in Ucraina si svolse un colpo di Stato organizzato dalle potenze anglofone occidentali che affermò un governo intenzionato ad ospitare postazioni militari offensive nei nostri confronti. Un governo, oltre a tutto, che ha un occhio di riguardo per la memoria storica del nazismo che in Ucraina fu particolarmente presente: basta ricordare il battaglione Azov.

La Russia non può accettare provocazioni di impronta militare ai propri confini e il Governo filo occidentale presente a Kiev, con le sue scelte, rappresenta per noi una minaccia concreta.


D Al fianco dell'Ucraina sembra essere rimasta solamente l'Europa, mentre gli Stati Uniti di Trump puntano al disimpegno. Cosa significa questo in termini geopolitici globali?


R Gli Stati Uniti guidati dall'amministrazione Trump puntano ad un modello di governo centralista e, come dite voi, sovranista. Trump vuole che l'economia sia orientata dalla politica nazionale e in questo tende a imitare il nostro modello economico traducendolo, inevitabilmente, in criterio politico. Per gli Stati Uniti l'Unione Europea era diventata un concorrente troppo forte e aggressivo sul piano economico e un onere militare eccessivo: uscendo dal conflitto in Ucraina e riducendo la presenza americana nella NATO in Europa gli USA ottengono una serie di vantaggi economici utili a contenere il loro immenso deficit finanziario.


D Quindi l'Europa ?


R Quindi se l'Europa vuole la pace noi siamo aperti alla pace e al ripristino delle relazioni commerciali e economiche, ma se l'Europa insiste nel voler condizionare la nostra vita politica attraverso pressioni e condizionamenti allora la Russia non può che affermare la propria superiorità militare.


D Quali condizioni, allora, per una pace duratura?


R Il ritiro delle postazioni missilistiche e militari della NATO dai Paesi confinanti con la Russia e la neutralità militare e politica dell'Ucraina sono due condizioni fondamentali. Le aree russofone ucraine tornino alla Russia e all'Ucraina venga limitato l'accesso militare al Mar Nero. Sul resto si può trattare.


D Presidente, se dovesse dire qualcosa ai cittadini europei, cosa direbbe?


R Direi che la Russia guarda con delusione e preoccupazione all'Unione Europea: la delusione deriva dal fatto che europei e russi condividono la medesima cultura, l'arte e la tradizione cristiana, e questi elementi dovrebbero unire e integrare e non dividere; la preoccupazione deriva dall'osservare l'asservimento europeo a un atlantismo in cui il maggiore attore non ha alleati ma solo convenienze economiche, come affermava Kissinger, uno che gli Stati Uniti li conosceva molto bene.


D Cosa c'è davvero in gioco nel conflitto ucraino?


R In gioco oggi c'è il destino del mondo, un destino che si definisce sulla competenza in ambito di Intelligenza Artificiale: la materia oppone Stati Uniti e Cina, ma la Cina ha reso disponibile in open source la sua AI a tutti i Paesi aderenti ai BRICS, mentre gli operatori privati dell'AI americana vendono agli alleati parte dei codici, mantenendo fermamente il controllo sull'operato alleato. La differenza nel metodo, che è differenza economica e politica, è questa: noi puntiamo alla collaborazione e all'inclusione con i nostri partner mentre il modello “di Mercato” mira alla vendita e al profitto. Si tratta dello stesso scenario che si manifesta in Africa: dove prima era il colonialismo e l'imperialismo occidentale noi abbiamo portato logiche di collaborazione e integrazione. Per questo il mondo capitalista ci combatte, perché il nostro modello etico con cui affermiamo politica e economia è antitetico al vostro: voi rapinate risorse e vendete manufatti, noi progettiamo e partecipiamo lo sviluppo. In gioco, quindi, c'è il modello di sviluppo che si vuole affermare.


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