UE, PIFFERAI E SPECULATORI

Il polacco Tusk si accorge improvvisamente che con i costi europei dell'energia nessuna impresa può competere nei mercati globali. Peccato che dopo la geniale intuizione non indichi i motivi della debacle continentale.
Tocca allora a noi, miserrimi commentatori, ricordare al politico polacco, grande europeista e iperatlantista, che il collasso economico europeo fa capo alle determinazioni del Green Deal, alla chiusura del nucleare tedesco, all'espansioe a oriente della NATO, al sostegno incondizionato all'Ucraina, all'esplosione terroristica del gasdotto North Stream, alla sottomissione europea al volere degli USA, all'acquisto di GNL a prezzi da mercato nero: in sostanza una politica atlantista acritica e prona ha definito lo stato delle cose, definendo lo smantellamento dell'Europa economica e industriale che tanto infastidiva gli USA e la loro sempre più traballante economia.
Un esempio semplice?
Electrolux chiude le attività italiane il cui prodotto aveva per destinazione gli USA, andando ad aprire direttamente negli Stati Uniti, attratta dalle politiche fiscali agevolate e dall'assenza di dazi per chi produce in loco.
Gli incentivi offerti dagli Stati Uniti per andare a produrre nel loro territorio sono tanti, sono potenti e attrattivi soprattutto per chi nel mercato a stelle e strisce ha un importante mercato di sbocco: come ha replicato l'Unione Europea? Con il silenzio, o al massimo con azioni nazionali prima o poi destinate a divenire soggette a sanzioni da parte di Bruxelles, dove la solerzia sanzionatoria burocratica è quella di un mastino affamato.
L'UE, dalla crisi finanziaria del 2008 in poi, si è dimostrata per quello che è nella sostanza: una congrega di lobbisti, di affaristi e speculatori finanziari, di armivendoli e bigpharmaceutici al cui servizio opera una congrega di pifferai capaci di manipolare l'informazione e la comunicazione per persuadere i contribuenti. Venditori di fumo che speculano sulla pelle dei cittadini, stringendo le loro esistenze in una morsa normativa sempre più soffocante, favorendo identità e denaro digitale con lo scopo manifesto di esercitare il controllo totale, trasformando il gradevole concetto di democrazia economica nel pessimo affare rappresentato dalla privatizzazione dei servizi pubblici.
Prima di Tusk l'avevamo capito tutti noi elettori che adesso in grande percentuale votiamo per protesta, persino per rappresaglia, a sostegno di quei movimenti che manifestamente si oppongono alla UE, a chi strizza l'occhio ad altri modelli e sistemi economici e politici, a quelle aggregazioni transcontinentali che nella loro essenza denunciano il distacco dal modello post colonialista che fu europeo e imperialista che fu, ed è, americano.
Votiamo chi va a letto col nemico nella convinzione che non sia quello il nemico bensì quello che fino a ieri si proclamava alleato.
Votiamo per affermare un'Europa che guarda e est e a sud con eguale simpatia e partecipazione, che domanda scusa per il proprio passato colonialista, che chiede una mano per riavviare l'industria, che si scusa per il proprio manifesto razzismo culturale, sociale, politico ed economico.
Votiamo gli inguardabili e i paria perché forse non aveva torto chi affermava che gli ultimi saranno i primi.
Votiamo per un'Europa che al primo posto mette le esigenze dei suoi cittadini, non quelle dei venditori di morte o degli usurai.
Chissà se anche Tusk arriverà a capire cosa sta accadendo?





Commenti