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QUALE LAVORO IN UN MONDO SENZA LAVORO?

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 2 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

Temo che la stessa domanda venga posta da milioni di persone. Se la robotica sostituisce la produzione industriale e l'Intelligenza Artificiale quella dei servizi, a noi umani cosa resta?


Nei giorni in cui una nota ditta produttrice di terminali elettronici annuncia l'apertura della prima fabbrica “al buio”, in cui la produzione è totalmente robotizzata e l'impianto non necessita di illuminazione, non sono poche le categorie di lavoratori che percepiscono la dinamica della sostituzione della loro attività, sia essa di produzione materiale o di servizi, come prossima o addirittura impellente.

D'altra parte Jeremy Rifkin, il noto economista statunitense, lo aveva annunciato già negli anni '90 con il suo “La fine del Lavoro” (pubblicato in Italia nel 1995) e ad orecchie attente non sfuggono le informazioni relative ai disimpegni occupazionali che avvengono tanto in prestigiose industrie quanto, se non soprattutto, negli ambiti del terziario avanzato.

Gli sviluppi della tecnologia, sia essa robotica, meccatronica o informatica, sono quotidiani e giganteschi e abbracciano ogni segmento di attività, nessuno escluso.

Modificandosi la struttura tecnologica della produzione si cambiano, necessariamente, i termini occupazionali e quella che potremmo definire la geografia sociale che da quelli deriva.

La nuova forma che va assumendo la Società umana, quella che altrove ho definito Società Ludica, prevede un imponente trasferimento delle attività remunerative dalla produzione di beni e servizi essenziali a quella di servizi superflui, se possibile addirittura incorporei e eterei.

Una prima, generale avvisaglia si ha osservando lo sviluppo dei flussi turistici nel mondo e i nuovi fenomeni del “Turismo dei Selfie”, dell'Overcrowding e dell'Overtourism.

Il Turismo è un servizio superfluo per eccellenza che riscuote oggi un significativo tasso di crescita al punto da saturare con un'elevatissima pressione antropica i territori in cui si svolge, mostrando inoltre la deriva narcisistico-esibizionista del turista che non si reca più a visitare una località per soddisfare un piacere culturale bensì si impegna a sovrapporre la propria immagine alla località stessa (turismo dei Selfie) in modo da comunicare a mezzo immagine il proprio status di consumatore di luoghi turistici, il fenomeno altrimenti chiamato Turismo Instagrammabile o Instaturismo.


Cambio di paradigma

Scriveva Herbert Marcuse nell'Introduzione di “Eros e civiltà”: “la libera soddisfazione dei bisogni istintuali dell'uomo è incompatibile con la società civile. La rinuncia e il differimento della soddisfazione sono i prerequisiti del progresso.”

Quanto scritto da Marcuse andava bene fino al sopravvento tecnologico attuale.

Oggi il paradigma si è invertito e sono proprio le pulsioni istintuali a divenire motore primario della creazione di valore attraverso piattaforme e siti online.

A nessuno sfuggono le “pose volanti” assunte dalle studentesse, anche di scuole medie, che all'uscita da scuola si ritraggono in selfie destinati ad accrescere la loro visibilità e popolarità.

Le nuove, più o meno, piattaforme non solo soddisfano il recente incremento di narcisismo nelle ultime generazioni ma lo esigono e rendono possibile perché proprio il narcisismo, insieme con l'esibizionismo, diviene parte integrante delle nuove modalità di creazione di valore online.

Un valore prodotto da servizi superflui ma coerenti con l'istintualità liberalizzata per favorire nuovi processi economici.


Lusso, Sesso e quattrini

Gran parte dei riferimenti erotici e sessuali che fino a ieri erano tabù, a partire dall'omosessualità, sono stati sdoganati o sono in corso di sdoganamento. L'apparizione in programmi televisivi di personaggi bizzarri che affermano le loro preferenze in materia di costumi sessuali non va intesa come una profanazione del verbo o una banale volgarità, ma rappresenta un nuovo indirizzo economico teso a generare valore attraverso la diversificazione e la moltiplicazione delle possibili “sfumature” dell'eros. Si tratta di puro marketing.

Ma veniamo alle nuove professioni rese possibili dalle piattaforme.

Le stime dei guadagni possibili su Instagram per Livello di Influencer riportano i seguenti valori:

  • Nano-influencer (<10.000 follower): 10–100 euro a post, 5–30 euro a storia.

  • Micro-influencer (10.000–50.000 follower): 100–500 euro a post, 50–150 euro a storia.

  • Mid-tier (50.000–250.000 follower): 2.000–8.000 euro a post, 750–3.000 euro a storia.

  • Macro-influencer (250.000–1 milione follower): 8.000–20.000 euro a post, fino a 7.000 euro a storia.

  • Mega-influencer (>1 milione follower): Oltre i 20.000-40.000 euro a post.

Moda, bellezza e lusso sono gli argomenti che garantiscono un migliore rendimento economico.


Su Onlyfans i guadagni rilevanti sono concentrati sull'1% dei top creator, ma la piattaforma assicura ottime entrate a chi vi si dedica con costanza, competenze di marketing e abnegazione e trattiene il 20% dei proventi generati (+25% di porn-tax per contenuti espliciti).


Il principale influencer miliardario italiano, noto per l'ostentazione di uno stile di vita lussuoso ("Mister Enjoy"), è Gianluca Vacchi. Con oltre 22 milioni di follower su Instagram e TikTok, è un imprenditore bolognese, azionista di multinazionali, che ha trasformato la sua vita dorata in un business basato su balletti e video in ville, yacht e aerei privati.


Khaby Lame, il content creator italiano più famoso del mondo, ha venduto il capitale di Step Distinctive a Rich Sparkle Holdings per 975 milioni di dollari, corrisposti tramite 75 milioni in azioni ordinarie. 


Se questi sono i “fenomeni della Rete” vale la pena di guardare poco più in basso.

Secondo quanto riportato da “La Stampa” in Italia si promuovono online circa 43000 professioniste dell'eros divise tra Escort e Mistress, con Milano in cima alle classifiche con oltre 7mila proposte e una media ponderata di guadagni che varia tra i 5 e gli 8mila euro mensili (ma solo perché c'è la crisi: prima erano di più). Una cifra non diversa rispetto a quelle confermate dalle “creator” più esplicite di OnlyFans, spesso modelle o ex modelle convertite all'hard, che, peraltro, operando in virtuale non devono sottoporsi a relazioni fisiche con estranei.


Il Futuro è Intrattenimento

Dovremmo averlo capito da tempo, anche solo osservando i palinsesti televisivi: il futuro delle attività economiche e delle professioni è nell'intrattenimento, di qualsiasi forma di intrattenimento si tratti. È la chiave di lettura della Società Ludica, la nuova forma strutturata dei romani “panem et circenses” utili a creare consenso e evitare sommosse popolari.

Turismo dei selfie, ristorazione pretenziosa (più cara che buona, come quella che traspare dai format televisivi), pay-tv, divertimento e sesso online sono gli ingredienti del prossimo e già presente mondo senza lavoro.

Dimenticavo: ci sarà anche un crescente bisogno di avvocati capaci di operare sui criteri imposti dai nuovi mercati internazionali, dai contratti e dalle transazioni online, materia rispetto alla quale la nostra formazione accademica è ancora piuttosto deficitaria, ma si tratterà di una minoranza di soggetti. Gli altri è meglio che valutino con attenzione quali saranno le professioni non aggredibili da robot e IA perché solo quelle garantiranno una discreta serenità.



Per chi fosse interessato ad approfondire l'argomento suggerisco

Etica della sobrietà e società ludica www.amazon.it/dp/B0BRLT8ZL8

BDSM, da devianza a role-play gender fluid www.amazon.it/dp/B0BW2TXK15


 
 
 

2 commenti


linda Parroco
03 feb

Buongiorno Gilberto, il tuo ragionamento è lucido e ben costruito, È vero che le piattaforme hanno trasformato attenzione, corpo e identità in valore economico.

Ma esistono fortunatamente ancora dei lavori che le piattaforme non potranno mai sostituire come ad esempio : il lavoro di cura e di relazione reale Educazione, assistenza, mediazione, accompagnamento umano (scuola, disabilità, anziani, salute mentale). Sono lavori difficilmente automatizzabili perché richiedono presenza, empatia, responsabilità. Non producono “spettacolo”, ma tengono insieme la società anche il lavoro artigianale e di qualità proprio come reazione alla standardizzazione tecnologica, cresce la domanda di ciò che è fatto bene, locale, umano, non replicabile in massa. Non è nostalgia: è economia di nicchia, ma stabile ed infine la fatica invisibile della stess…

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Gilberto
Gilberto
03 feb
Risposta a

un commento che è di per sé un articolo. Grazie infinite

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