IL LIMITE DELLA DEMOCRAZIA

In vista delle aperture dei Gazebo e dei raduni di iscritti e simpatizzanti per definire gli ambiti programmatici e elettorali conviene domandarsi se la democrazia possa essere diretta o se non convenga mantenerla non solo rappresentativa ma anche selettiva.
Tra i miei più cari amici c'è chi sostiene che con “l'uno vale uno” delle origini il Movimento 5 Stelle abbia mandato in Parlamento una vasta rappresentanza di soggetti inidonei all'agire politico, privi dei fondamentali legislativi ed economici necessari alla politica contemporanea.
Credo sia allora giunto il momento di domandarsi a quale forma di democrazia diamo valore, e quale sia il concetto di Democrazia che esprimiamo quando affermiamo il vocabolo.
In altri tempi sostenni l'ipotesi che fosse opportuno sostituire alla “tessera elettorale” la “patente elettorale”, ovvero una autorizzazione al voto dopo aver superato un esamino minimo di conoscenza storica, costituzionale e normativa. Mi si diede, forse abbastanza correttamente, del razzista, ma è innegabile che l'accesso incondizionato al voto possa determinare la facilità di affermazione dei populismi più sgradevoli, e le più recenti elezioni occidentali confermano l'ipotesi.
Ci si può allora illudere che sia necessaria una maggiore selezione dei candidati da parte dei partiti, ma i partiti (tutti i partiti) sono ormai definizioni segretariali se non estensioni nominali di soggetti privati, quando non aziendali, che riempiono le aule e i seggi di yesmen atti all'obbedienza, personcine che devono portare a casa uno stipendio non altrimenti raggranellabile e ripetono davanti ai microfoni le lezioncine apprese dai rispettivi capigruppo.
Illimite della democrazia diretta è quello di avere insipienti al Parlamento, mentre il limite della democrazia rappresentativa è la dipendenza totale dalle segreterie di altri soggetti insipienti.
Inutile sperare, e neppure pensare, che in questo scenario possano emergere Politici e Statisti: se va bene, e deve andare molto bene, ci saranno forse discreti amministratori, ma quasi sempre non si hanno neppure quelle opportunità.
Il limite assoluto della democrazia è poi che le rispettive forme della rappresentazione, partiti o movimenti che siano, nascondano in seno la diretta dipendenza da un soggetto economico traducendo così il Parlamento in una Camera di Commercio allargata dove si fronteggiano esigenze divergenti di differenti gruppi imprenditoriali, sorta di ring sindacale categoriale in cui la maggioranza padronale risulta dominante se non schiacciante essendo gli stessi partiti un tempo di sinistra affratellati alle esigenze di questo o quell'editore, di questo o quel finanziere, di questo o quell'affarista.
Allora eccoci di nuovo a domandarci il senso di questa democrazia e se ancora la si possa definire tale e se a fronte della debolezza sistemica così rappresentata non convenga piuttosto rispolverare Platone e la sua Repubblica per definire un gruppo di Savi Tecnocrati che amministri con buon senso l'amministrabile, saldamente protetto da una cerchia di miliziani.
Altrove alcune Tecnocrazie sembrano operare con risultati più che positivi mentre le Democrazie occidentali segnano il passo appesantite dalla loro stessa burocratizzazione operativa.
Credo valga la pena porsi la domanda e affermare con sincerità la risposta, e per sincerità intendo l'evitare l'ipocrita ripetizione scolastica dei principi della democrazia e dei suoi valori.





Condivido molte riflessioni . Anche secondo me oggi la democrazia mostra dei limiti importanti, soprattutto quando porta al potere persone poco competenti, spinte più dal desiderio di potere che dalla volontà di servire la collettività.
Il problema è che, quando l’obiettivo diventa semplicemente “entrare in politica”, sembra andare bene qualsiasi cosa, uno vale l’altro, purché riesca a inserirsi nel sistema. E così si perde il valore degli ideali, perché spesso non vengono più premiate le capacità o le convinzioni, ma le conoscenze e le appartenenze. L’amico che porta l’amico, il familiare che introduce il familiare, il cognato, il figlio, il marito, lo zio e così via. Alla fine ci si ritrova con persone che, una volta entrate, rischiano di obbedire…