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MANETTE FACILI, DECRETI INUTILI

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 16 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Un governo che ha bisogno della paura diffusa per ottenere consensi non cercherà mai di affrontare seriamente il problema sociale che genera la criminalità.

Molto più facile promettere pene esemplari che attivare politiche concrete di inclusione.


Quando il buon Beccaria scrisse “dei delitti e delle pene” non intendeva affatto essere generoso con i delinquenti, tutt'altro: commutare la pena di morte in ergastolo aveva per lui l'obiettivo di far durare più a lungo possibile la pena e la sofferenza del reo.

Questo giusto per iniziare un ragionamento serio e non basato sulle bubbole.

Ora l'attuale governo per il tramite del ministro deputato agli affari interni, “celerino nell'anima” a sentir le sue parole, raddoppia le pene, proclama altre e nuove forme di reato, dall'adunata sediziosa (che già c'era) dei rave party al femminicidio (che ahimè rientra nel vasto panorama degli omicidi possibili) e altri ancora, moltiplicando i reati come i pani e i pesci di miglior memoria: una nuvola di fumo sviluppata per non far vedere l'assenza di arrosti e contenuti.

Che a ben guardare se già le carceri sono in emergenza capienza dimmi tu come risolvi la questione moltiplicando reati e pene detentive senza, nelle more, edificare nuove case circondariali.

Però la questione è altra: questo governo vive sulla paura trasmessa quotidianamente ai cittadini, e in particolare ai più fragili, per il tramite di velinisti (forse un tempo giornalisti), di programmi che spargono sangue e terrore, di prime pagine dei tg grondanti spavento, di raccapriccianti raggiri, di coltelli facili e casuali.

E sulla paura, emozione primitiva e primigenia, incassa consensi.

Come se Maranze e Minori violenti fossero la causa del Male, quando sono, piuttosto, l'Effetto delle contraddizioni sistemiche, di un'economia che cercando di abbattere il costo del lavoro importa eserciti di disperati per sviluppare una guerra tra poveri, per disporre di schiavitù a costo minimo, tralasciando il fatto che l'eccesso di arrivi finisce, inevitabilmente, nel malaffare: questione di sopravvivenza.

Un Paese, il nostro, dove chi ha studiato fugge all'estero perchè non intravede futuro, e chi non ha studiato resta al palo, senza opportunità, senza inclusione, senza prospettive.

Quasi inevitabile che si avvii sulla cattiva strada.

Un Paese in cui con una mano si arresta e con l'altra si rimette in libertà per grazia dei mille codicilli e delle possibili interpretazioni di cui il magistrato dispone.

Un Paese in cui sembra proprio che la presenza del delinquente favorisca l'apparato repressivo e lo sorregga, che se non vi fosse chi delinque sarebbe triste il destino di inquirenti e giudicanti.

Ovvio: più facile sbandierare la paura del lupo che avviare un processo di addomesticamento del lupo stesso. La paura genera consensi, le provvidenze, al contrario, rischiano di sottrarli.

Poi, si sa, fino a che la cosiddetta opposizione si trastulla su diritti di genere e rievocazioni di fantasmi del passato l'attenzione del popolo elettore, o di quello che rimane, si concentra sul proprio interesse, sulle proprie aspettative, su quelli che ritiene essere veri diritti per cui esporsi, la salute, il lavoro, lo studio, il salario.

E in un Paese di anziani sai cosa glie ne cale all'anziano delle smanie erotiche del popolo arcobaleno ?

Così mentre l'opposizione dimena i glutei su carri orgogliosamente gay, il governo usa lo strumento più antico del consenso: la paura del lupo cattivo, il timor sacro dell'uomo nero.


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